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chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta di nuovo la realtà riprende forma e colore.



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sabato, 05 luglio 2008

La pazienza

***

La personalità cresce nella storia, ma la virtù della storia, quella che garantisce la crescita, si chiama pazienza. Si chiama pazienza, solo che la pazienza non è un mettersi a sedere, cioè un’ultima passività. Pazienza viene da patio, che significa “portarsi sulle spalle”. Che cosa permette la pazienza? Una chiarezza dello scopo (bisogna aver chiaro perché ci siamo, da dove veniamo e dove andiamo) e poi quella che noi chiamiamo tenacia. Tenacia, come dice sant’Ambrogio: «Rerum, Deus, tenax vigor», Dio che sei la consistenza tenace delle cose. Portare il peso di tutte le umane componenti, di tutti gli umani incontri, è una potenzialità che solo un contesto di fede e la pazienza del tempo possono attuare. Ma attenzione, la fede è uno sguardo positivo sul reale.

E. Piccinini Tracce Maggio 2008

 

Postato da: giacabi a 09:36 | link | commenti
piccinini

venerdì, 04 luglio 2008

Tieniti dritto e sorridi

***

fallo in ogni tempo, all'ora del cattivo umore
come all'ora del buon umore,
davanti a quelli che ti piacciono
e a quelli che ti ripugnano
nell'agiatezza e nelle strettezze
nella miseria o l'opulenza.
La malattia o la salute,
tieniti dritto e sorridi

tra coloro che si precipitano,
coloro che si agitano nel vuoto
o si urtano gli uni agli altri
tieniti dritto e sorridi

tra coloro che si fanno largo a gomitate,
coloro che tendono le mani per prendere,
o che si arrampicano e si destreggiano,
tieniti dritto e sorridi

tra coloro che discutono,
e coloro che si ingiuriano,
coloro che stringono i pugni,
coloro che brandiscono le armi,
tieniti dritto e sorridi

nel giorno della collera
e dello sbandamento,
quando tutto crolla e brucia,
tu solo in piedi nel panico,
tieniti dritto e sorridi

di fronte ai giusti dalla nuca rigida,
i giudici dalle virtù taglienti,
gli importanti che si dimenano,
tieniti dritto e sorridi

sia che venga fatto il tuo elogio,
sia che ti si sputi in faccia,
tieniti dritto e sorridi

a casa con i tuoi,
tieniti dritto e sorridi,
di fronte alla tua amata,
tieniti dritto e sorridi.
Nei giochi e nelle danze,
tieniti dritto e sorridi.
Nella veglia e i digiuni,
tieniti dritto e sorridi

solo nell'alto silenzio,

tieniti dritto e sorridi
al limitare del grande viaggio,
anche se i tuoi occhi piangono,
tieniti dritto e sorridi.
Lanza del Vasto

Postato da: giacabi a 15:15 | link | commenti
lanza del vasto

Abbiamo bisogno di pulire le nostre finestre

***

Dovremmo di nuovo guardare il verde, e ancora una volta dovrebbero farci trasalire (senza accecarci) il blu, il giallo e il rosso. Dovremmo incontrare il centauro e il drago, e quindi forse scorgere improvvisamente, come gli antichi pastori, pecore, e cani, e cavalli- e lupi. Questa riscoperta, le favole ci aiutano a farla. Soltanto in tal senso la propensione per essere può renderci, o mantenerci, infantili.
La Riscoperta (che comprende un ritorno alla salute e il suo rinnovamento) è un ri-acquisto, il riacquisto di una chiara visione. Non dico che si tratti di “vedere le cose come sono”, e non mi mescolo coi filosofi, anche se potrei azzardarmi a dire di “vedere le cose come noi siamo (o eravamo) destinati a vederle”, quali cose distinte da noi. Abbiamo bisogno, in ogni caso, di pulire le nostre finestre, cosicché le cose viste con chiarezza possano essere liberate dal grigio offuscamento della banalità e della familiarità – liberate dalla possessività. Di tutti i volti, quelli dei nostri familiares, sono insieme quelli con cui è più difficile fare giochi con la fantasia, e quelli che è più difficile vedere con fresca attenzione, percependo la loro somiglianza e la loro differenza: il fatto che sono dei volti, e tuttavia dei volti unici. Questa banalità è in realtà la pena che si sconta per l’ “appropriazione”: le cose che sono trite, o (in senso cattivo) familiari, sono le cose di cui ci siamo appropriati, legalmente o mentalmente. Diciamo di conoscerle. Sono divenute come le cose che un tempo ci hanno attratto con il loro splendore, il loro colore o la loro forma: ci abbiamo messo sopra le mani, e le abbiamo rinchiuse col nostro tesoro, le abbiamo fatte nostre, e facendole nostre abbiamo smesso di guardarle. Naturalmente le fiabe non sono il solo mezzo di riscoperta, la sola profilassi contro la perdita. Basta l’umiltà.

grazie a: AnninaVisualizza Windows Live Spaces

Postato da: giacabi a 14:31 | link | commenti
reale, tolkien

giovedì, 03 luglio 2008

Quando ci mettiamo insieme

 ***

“Quando ci mettiamo insieme, perché lo facciamo?Per strappare a noi stessi, agli amici e, se fosse possibile, a tutto il mondo il nulla in cui ogni uomo si trova

 Don Giussani ai partecipanti al XXV pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto

Postato da: giacabi a 15:24 | link | commenti
amore, amicizia, giussani

mercoledì, 02 luglio 2008

L'amicizia

per S.Agostino

 ***

“In questo mondo sono necessarie solo due cose: la salute e un amico; queste le cose di grande importanza, quelle che non dobbiamo trascurare.”

“In tutte le cose umane nulla è più caro all'uomo senza un amico.

“Per me è naturale abbandonarmi tutto all'affetto dei miei amici più intimi, soprattutto quando sono angosciato dagli scandali del mondo; nel loro cuore riposo senza alcuna preoccupazione: sento che li c'è Dio nel quale mi abbandono sicuro, e nel quale sicuro riposo.

Quando ci si vuol bene, e tra chi parla e chi ascolta c'è una comunione profonda, si vive quasi gli uni negli altri, e chi ascolta si identifica in chi parla e chi parla in chi ascolta. Non è vero che quando illustriamo a qualcuno il panorama di una città o di un paesaggio, che a noi è abituale e non c'impressiona più, è come se lo vedessimo per la prima volta anche noi? E ciò è tanto più quanto più siamo amici: perché l'amicizia ci fa sentir di nuovo dal di dentro quel che provano i nostri amici.

“Se ci angustiasse la povertà, se ci addolorasse il lutto, ci rendesse inquieti un malanno fisico, ci tormentasse qualche altra calamità, ma ci fossero vicine delle persone buone che sapessero non solo godere con quelli che godono, ma anche piangere con quelli che piangono, che sapessero rivolgere parole di consolazione e conversare amabilmente, allora verrebbero lenite in grandissima parte le amarezze, alleviati gli affanni, superate le avversità.

“Tra le persone più care può avvenire che, nel discutere insieme le nostre opinioni su qualche argomento, si manifestino delle divergenze di vedute, ma non ne soffre la carità; la sincerità - uno dei requisiti dell'amicizia - non genera mai odio.

Postato da: giacabi a 19:32 | link | commenti (2)
amicizia, agostino

martedì, 01 luglio 2008

L ’amicizia

***

Ma l'amicizia cos'è? L’amicizia, allo stato minimale, è l'incontro di una persona con un'altra persona di cui desidera il destino più che la propria vita: io desidero il tuo destino più di quanto desideri la mia vita. L’altro ricambia questo e desidera il mio destino più di quanto desideri la sua vita. Così è l'amicizia, e il sintomo che questo è vero è che chiunque si incontra, nella diversità delle circostanze, si vorrebbe capisse questo, così che tutti si abbracciassero.

L. Giussani   Si può vivere così? pag. 160Rizzoli

 

Postato da: giacabi a 22:22 | link | commenti (1)
amicizia, giussani

L’eucatastrofe

***

Nel saggio sui racconti fantastici Tolkien scriveva: “Mi azzarderei ad affermare che, accostandomi alla Vicenda Cristiana sotto questa angolazione, a lungo ho  avuto la sensazione (una sensazione gioiosa) che Dio abbia redento le corrotte creature produttrici, gli uomini, in maniera adatta a questo come pure ad altri aspetti della loro singolare natura. I Vangeli contengono una favola o meglio una vicenda di un genere più ampio che include l’intera essenza delle fiabe. I Vangeli contengono molte meraviglie, di un’artisticità particolare, belle e commoventi, “mitiche” nel loro significato perfetto, in sé conchiuso: e tra le meraviglie c’è l’eucatastrofe massima e più completa che si possa concepire. Solo che questa vicenda ha penetrato di sé la Storia e il mondo primario; il desiderio e l’anelito alla subcreazione sono stati elevati al compimento della Creazione. La nascita del Cristo è l’eucatastrofe della storia dell’Uomo; la Resurrezione, l’eucatastrofe della storia dell’Incarnazione.

Questa vicenda si inizia e si conclude in gioia, e mostra in maniera inequivocabile la “intimaconsistenza della realtà”. Non c’è racconto mai narrato che gli uomini possano trovare più vero di questo, e nessun racconto che tanti scettici abbiano accettato come vero per i suoi propri meriti. Perché l’Arte di esso ha il tono, supremamente convincente, dell’Arte Primaria, vale a dire della Creazione. E rifiutarla  porta o alla tristezza o all’iracondia.” Tolkien ci introduce al significato della gioia cristiana, il cui nome è Gloria: “L’arte ha avuto la verifica. Dio è il Signore degli angeli, degli uomini – e degli elfi. Leggenda e Storia si sono incontrate e fuse”. Il Vangelo non ha abrogato le leggende, dice il professore di Oxford, ma le ha santificate.

Il cristiano deve ancora operare, con la mente come con il corpo, soffrire, sperare, morire; ma ora può rendersi conto che tutte le sue inclinazioni e facoltà hanno uno scopo, il quale può essere redento. Tanto grande è la liberalità onde è stato fatto oggetto, che ora può forse permettersi a ragion veduta di ritenere che con la Fantasia può assistere effettivamente

al dispiegarsi e al molteplice arricchimento della creazione. Tutte le narrazioni si possono avverare; pure alla fine, redente, possono risultare non meno simili e insieme  dissimili dalle forme da noi date loro, di quanto l’Uomo, finalmente redento, sarà simile e dissimile, insieme, all’uomo caduto a noi noto

Paolo Gulisano                             grazie a :  Gandalf

Postato da: giacabi a 15:19 | link | commenti (1)
tolkien

lunedì, 30 giugno 2008

La noia  

             ***              

Nulla è così insopportabile all'uomo come essere in un pieno riposo, senza passioni, senza faccende, senza svaghi, senza occupazioni. Egli sente allora la sua nullità, il suo abbandono, la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua impotenza, il suo vuoto. E subito sorgono dal fondo della sua anima il tedio, l'umor nero, la tristezza, il cruccio, il dispetto, la disperazione.

 Pascal da: I pensieri

Postato da: giacabi a 19:29 | link | commenti (3)
noia, pascal