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Eccomi

Utente: giacabi

chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.



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venerdì, 30 novembre 2007

Senza gioia non si può vivere

***

Signore, facci ricordare che il tuo primo miracolo lo facesti per aiutare alcune persone a far festa, alle nozze di Cana. Facci ricordare che chi ama gli uomini ama anche la loro gioia, che senza gioia non si può vivere, che tutto ciò che è vero e bello è sempre pieno della tua misericordia infinita.

Fëdor Dostoevskij

 

Postato da: giacabi a 21:25 | link | commenti (1)
dostoevskij, felicità

La casa di Emmaus

 ***

A chi di noi, dunque, la casa di Emmaus non è familiare? Chi non ha camminato su quella strada, una sera che tutto pareva perduto? Il Cristo era morto in noi. Ce l'avevano preso il mondo, i filosofi e gli scienziati, nostra passione. Non esisteva più nessun Gesù per noi sulla terra. Seguivamo una strada, e qualcuno ci veniva a lato. Eravamo soli e non soli. Era la sera. Ecco una porta aperta, l'oscurità d'una sala ove la fiamma del caminetto non rischiara che il suolo e fa tremolare delle ombre. O pane spezzato! O porzione del pane consumata malgrado tanta miseria! Rimani con noi, perché il giorno declina…! Il giorno declina, la vita finisce. L'infanzia sembra più lontana che il principio del mondo, e della giovinezza perduta non sentiamo più altro che l'ultimo mormorio degli alberi morti nel parco irriconoscibile…

Francois Mauriac

 

6175

 

Postato da: giacabi a 21:14 | link | commenti
gesù, mauriac

Un nemico che lusinga

 ***

"Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga, non ci flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni, ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l'anima con il denaro"

Ilario di Poitiers, V sec. d. C.

 

 

6175

 

Postato da: giacabi a 21:11 | link | commenti
perle

Digiuno e astinenza

 ***

A che serve privarsi di polli e di pesci e poi addentare e divorare i fratelli?

Giovanni Crisostomo

 

6175

 

Postato da: giacabi a 21:06 | link | commenti
crisostomo

La fede

***

Quando un uomo ha veramente studiato riacquista la fede di un contadino bretone.
E, se studia ancora, la fede di una contadina bretone.

Louis Pasteur

 

 

Postato da: giacabi a 20:18 | link | commenti

L'amicizia coniugale

***

Tempi num.24 del 14/06/2007
Editoriali
Il don e l'Elefante.
L'amicizia coniugale spiegata da Ventorino e Ferrara contro le ninne nanne
relativiste
di Tempi
Un'ennesima consacrazione della famiglia come Dio, natura e ragione
comandano, viene da un volume in libreria la prossima settimana. Si intitola
L'amicizia coniugale (Marietti 1820). E' stato scritto dal teologo siciliano
don Francesco Ventorino e benedetto da una elegiaca postfazione del
direttore romano Giuliano Ferrara.
Il libro si colloca in quell'ambito di aperta e distesa battaglia culturale
che si sta agglutinando in Italia in controtendenza al conformismo
bacchettone che predica relativismo e indifferenza sessuale. Dimostra
Ventorino e applaude l'Elefantino, non è che risultasse soltanto a Tommaso
D'Aquino che «
è l'uso della facoltà sessuale contro o oltre l'ordine della
ragione a generare nell'uomo una inquietudine profonda
».
Ferrara irride il moderno culto delle relazioni vagabondeggianti
Il
libertinaggio è una ninna nanna in confronto all'ardore di desiderio di un'amicizia coniugale castigata, casta, leale e insieme estroversa, sicura della propria potenza di conversione e di conversazione
») ed esalta l'indissolubilità del matrimonio: «L'indissolubilità, che non è nelle carte e nelle formule, è tuttavia nelle cose dette e promesse nel nome di qualcosa di diverso dalla solidarietà umana e ad essa perfino superiore, in faccia a quell'essere della realtà con il quale si viene a patti finendola di fare i capricci».
A conferma di quel che scrive don Ventorino: «
Il matrimonio ha
un'interferenza positiva sulla vita del popolo, poiché questo legame diventa esempio di ogni altra compagnia».

Finitela di avere Grillini per la testa e smettetela di fare capricci.
Diventate grandi, non regalatevi pasticcini Bindi. Crescete e
moltiplicatevi. Insomma, avanti o popolo

Postato da: giacabi a 19:59 | link | commenti (1)
ferrara, ventorino

La solitudine

***

« "(...) Cara Fern,
la solitudine che lei sente si cura in un solo modo, andando verso la gente e <<donando>> invece di <<ricevere>>. (E' la solita sacrosanta predica). Non che io aneli ad essere quello a cui lei dovrebbe donare- tanto più che i doni che lei potrebbe farmi non sarebbero ancora la soluzione ma aumenterebbero il pasticcio. Si tratta di un problema morale prima che sociale e lei deve imparare a lavorare, a esistere, non solo per sé ma anche per qualche altro, per gli altri. Finché uno dice <<sono solo>>, sono <<estraneo e sconosciuto>>, <<sento il gelo>>, starà sempre peggio. E' solo chi vuole esserlo, se ne ricordi bene. Per vivere una vita piena e ricca bisogna andare verso gli altri, bisogna umiliarsi e servire. E questo è tutto (...
)"»


Cesare Pavese -  Lettere, Einaudi, 1996


 
 

Postato da: giacabi a 19:29 | link | commenti
solitudine, pavese

Scola: quella tecnoscienza che illude l’uomo

***

         28-11-2007
 da :  http://edicola.avvenire.it/ee/avvenire/default.php?pSetup=avvenire

 

DA PADOVA FRANCESCO DAL MAS
 È proprio vero che la tecnoscien­za libera e rende felice l’uomo? Il patriarca di Venezia, Angelo Sco­la, ha qualche dubbio. E ieri sera han­no dimostrato di averlo anche quanti hanno affollato l’aula magna della più storica università italiana, quella di Pa­dova, per ascoltare il cardinale sul te­ma 'Il cuore e la grazia', che riassu­meva dieci anni di convegni sull’at­tualità di sant’Agostino organizzati dal­l’associazione Rosmini, dalla Pastora­le universitaria diocesana di Padova e da una decina di collegi ed istituti. Nel­l’occasione, don Giacomo Tantardini ha presentato il volume Il cuore e la grazia in sant’Agostino, e specifici con­tributi sono stati portati dal rettore Vin­cenzo Milanesi e dal procuratore Pie­tro Calogero.
  Dopo essersi soffermato sull’umiltà co­me la via maestra, passaggio obbliga­to del magistero di Sant’Agostino, e dopo aver ricordato la lectio agosti­niana – specie in De libero arbitrio – sulla volontà e la grazia, il patriarca ha sottolineato che proprio questo testo mette in campo due questioni fonda­mentali per il cosiddetto uomo post­moderno. La felicità e la libertà.
  «Così come le domande di verità e di giustizia sono state le più dibattute dal­l’uomo moderno (fino alla caduta dei muri, per intenderci), oggi le doman­de di felicità e di libertà sono diventa­te l’emblema principe del postmoder­no », ha sottolineato Scola. Le risolve la tecnoscienza? Evidentemente no, se­condo il patriarca. Anzi. «Non possia­mo negare che il dominio della tecno­scienza sulla nostra esistenza perso­nale e sociale è divenuto assai rilevan­te nelle democrazie avanzate, soprat­tutto dell’Occidente. La tecnoscienza – ha ribadito Scola – sembra sostituire nella mentalità corrente le religioni o le filosofie nel dirci che cosa è la vita nella sua origine, nel suo svolgimento e nel suo termine. A ben vedere, il fe­nomeno stesso della globalizzazione è strettamente dipen­dente dal fatto che l’Occidente sta im­ponendo a tutto il mondo una conce­zione della felicità come puro prodot­to progressivo della tecnoscienza». Tec­noscienza che sem­bra dare all’uomo il potere di esser feli­ce. «Non solo di vo­lere la felicità ma di poterla realizzare da se stesso, diretta­mente, senza in alcun modo riceverla come un dono». Si esprime così la pre­tesa di una libertà incondizionata. U­na libertà che ha in suo potere tutto: «Posso, perciò devo», questo è l’impe­rativo categorico della tecnoscienza. Il potere del sapere scientifico – come spiega Scola – si do­cumenta, da una parte, nel suo uni­versalismo teorico e pratico (in antitesi alla molteplicità e conflittualità delle religioni), dall’altra nell’enorme incre­mento di possibilità che la scienza, at­traverso la tecnica, mette a disposizio­ne del mondo. «Co­sì la tecnoscienza - non ha dubbi in proposito il patriarca - incentiva di fat­to la rinuncia della ragione a porre le domande sui fondamenti ('Ed io chi sono? Chi alla fine mi assicura, oltre la morte, col suo amore?'). E sospinge la libertà a impegnarsi quasi esclusiva­mente nelle realizzazioni affidate ad una tecnicità sempre più potente e perciò alla fine sempre più autogiusti­ficantesi. Si intravede qui una forma post-moderna di utopia non priva di pesanti conseguenze a livello sociale. Infatti tutto ciò che non rientra nel­l’ottica di questa sorta di 'universali­smo scientifico' viene tutt’al più rele­gato in una specie di riserva indiana, che non può aspirare ad assumere ri­levanza pubblica universale».
  È una mentalità crescente, alla quale non basta, tuttavia, contrapporre il la­mento e la ricerca del colpevole. Ma la fede intesa come risposta umana­mente compiuta, cioè laddove «gli uo­mini e le donne del nostro tempo si in­contrino concretamente – dove si tro­vano ad amare e a lavorare, cioè nella loro vita reale – con comunità cristia­ne in cui sia praticabile l’esperienza del dono».
 Il patriarca di Venezia, al convegno sull’attualità di Sant’Agostino, ha
parlato della nuova utopia odierna che sostituisce religioni e filosofie: «Dà la sensazione di aver raggiunto una libertà totale: posso, perciò devo»

Postato da: giacabi a 19:17 | link | commenti
scienza, scola

Clemente Maria Rebora

 ***

«Nella civil asfissia,
architettando il diavol suo scompiglio,
preso all’artiglio dell’io
saggezza da ogni stirpe affastellavo,
a eluder la Sapienza:
e quale sgretolio intanto!
Non come fibre fuse in un sol tronco
i miei pensieri, ma fascio di rami
cui rotto il laccio ognuno a se ritorna.
Quando morir mi parve unico scampo,
varco d’aria al respiro a me fu il canto:
a verità condusse poesia.
»

Clemente Maria Rebora

 
Cenni Biografici

Estratto da: C. REBORA,
 Il Segreto di A. Rosmini,
 a cura di C. GIOVANNINI

1885 - 6 gennaio

Nasce a Milano, in via Aldo Manuzio 15, ad ore 17, da Enrico (oriundo ligure) e da Teresa Rinaldi (di Codogno), il quinto di sette figli «La mia famiglia, cosi brava, si era sganciata al tempo di Garibaldi, dalla sua tradizione cattolica, pur camminando ancora nella sua scia morale, con grande rettitudine e austerità, ma senza più nulla di soprannaturale. Io ero quindi all’oscuro di ogni nozione della Fede (ma il S. Battesimo, che io avevo ricevuto due giorni dopo la nascita, operava occulto: da fanciullo avevo scritto una poesia con il seguente ritornello: «Sola, raminga e povera / un’anima vagava»).

Oh chi conosce 1’intima realtà di certe anime adolescenti!

E più tardi mi dicevo che avevo sbagliato pianeta; e mi pareva di dover farmi perdonare di essere anch’io al mondo; e infine, l’incomprensibile travaglio tra le due leggi, nel terribile isolamento, fin che verso i ventotto anni il male!

Le aule scolastiche non avevano nessun richiamo a Dio, all’aperuisti credentibus Regna cœlorum; e io ero dispensato dal ricevere 1’insegnamento religioso (Stresa - 1953 - infermo

8 gennaio

Clemente Luigi Antonio viene battezzato nella chiesa parrocchiale di Santa Francesca Romana: non per sollecitudine dei genitori, che, atei, ne avrebbero fatto volentieri a meno, ma per quella di parenti buoni cattolici. Tuttavia, egli cresce senza alcun inizio pratico di vita cristiana; neppure il segno della croce!

1892

Sempre a Milano, Clemente comincia a frequentare le scuole elementari di via Alessandro Tadino.

1893

2ª elementare:

Ero a ott’anni una bruna susina
intatta ancora nella sua pruina
l’ignorato Battesimo operando.

Più tardi:

Poi, venne il tristo momento: uno, a scuola
con turpe parola
mi scivolò in disparte
un’immagine oscena:
all’anima fu una rasoiata orrenda!
anche oggi, se ripenso, e n’ho settanta.

1897 (circa)

Parlando adulti, un disonesto detto
a profanar valse me giovinetto.

1897

1ª  ginnasiale al ginnasio-liceo «Parini» di Milano. Insegnante di classe: prof. Assunto Mori.

Un di, al ginnasio, della Fede ignaro,
l’insaziata fantasia
dall’aggettivo clemens fu colpita
gioendo dell’arcan del nome mio:
Ens Mens Clemens, mistero di Dio,
Padre, Figlio e Spirito Santo,
eterna vita: e sol bontà è vita.

1898 (?)

A Castelnuovo d’Adda, dai parenti materni.

Murai, fanciullo, a forma di villaggio,
con mota e pietre, e cinta e chiesa e case
a un fiume, e a un monte un luogo forte d’ armi;
s’abbatté la bufera, e non rimase
che tra sassi fanghiglia da imbrattarmi.

1898-1903

Innamorando vagheggiai lontano
un viso amato: e misi in salvo il sogno
quasi fuggendo dal trattar profano.

1903

Inizia, alla regia Università di Milano, gli studi di medicina.

1904-1907

Interrotto lo studio di medicina, s’iscrive, sempre a Milano, all’Accademia di Scienze e Lettere. Il maestro Delachi gli insegna armonia.

Immaginando m’esaltavo in fama
di musico e poeta e grande saggio:
e quale scoramento seguitava!

1907-1908

Dall’autunno all’autunno: servizio militare, a Milano; da soldato a sergente.

1909 settembre - ottobre

A Loveno sopra Menaggio. Lettera al padre: rifiuto del mondo illuministico nel quale era cresciuto. Impossibilità interiore e quindi intellettuale di sfociare in questo modo nella laurea. Salita sul monte sovrastante (m. 1800) dove, scoperto il petto, pensa di procurarsi un malanno mortale. Nello scendere, mangia coscientemente funghi velenosi. Notte travagliata anche nel fisico. La mattina dopo, sopra elementi raccolti copiosi da due anni, stesura immediata continua (15 giorni) di forse 400 pagine di tesi di laurea sul Romagnosi.

Novembre

Presenta al prof. Gioachino Volpe, relatore, la sua tesi di laurea.

1910 - 30 gennaio

Laurea in Lettere: 110/110 e lode. Il relatore pensa di farla stampare da Laterza, Bari. Diploma di magistero: 46/50. Segue Un corso di filosofia, senza addottorarsi.

Settembre

Pubblica su «Rivista d’Italia» il lavoro Per Un Leopardi mal noto.

1911

Vi pubblica (novembre) «G. D. Romagnosi nel pensiero del Risorgimento».

1913

Nella casa paterna, a Milano, in viale Venezia 12, però nell’abbaino, elabora i Frammenti lirici. E li pubblica a Firenze (Prezzolini. Libreria de «La Voce»).  

Nella civil asfissia,
architettando il diavol suo scompiglio,
preso all’artiglio dell’io
saggezza da ogni stirpe affastellavo,
a eluder la Sapienza:
e quale sgretolio intanto!
Non come fibre fuse in un sol tronco
i miei pensieri, ma fascio di rami
cui rotto il laccio ognuno a se ritorna.
Quando morir mi parve unico scampo,
varco d’aria al respiro a me fu il canto:
a verità condusse poesia.

1914

Milano, via Tadino 3.

Di superbia ubriaca si avanzava
la guerra, come suol, femmineggiando;
d’ogni parte, a ghermirmi, la lusinga:
Perso nell’ideal, strada non fai …
Cogli di gioventù l’ora propizia …
Afferra per il ciuffo
Ia fortuna che ha la nuca calva …
Come Adamo, sedotto, a farla mia
precipitando a morte, proclamai:
Scelgo la buona sorte …
e nella frode del piacer caduto,
sussurrava la gente scaltrita:
Adesso conosci la vita.

7 luglio

«La grande illustrazione» (Abruzzo) pubblica la poesia Clemente non fare così.

1915 gennaio

«Almanacco della Voce» pubblica Notte a bandoliera.

28 febbraio

«La Voce» pubblica Fantasia di carnevale.

24 maggio

Richiamo sotto le armi: da sergente a sottotenente.

giugno

In trincea al Podgora.

1915 fine dicembre

La tremenda esplosione di un obice da 305, in zona di guerra, gli provoca un trauma nervoso. Ricoverato in un ospedale psichiatrico, comincia per Rebora il lungo periodo della malattia, delle cure, della convalescenza.

1916 luglio

«Riviera ligure» pubblica Prima.

1917 - 2 febbraio

«La tempra» (Pistoia) pubblica Camminamenti..

maggio

«Riviera ligure» pubblica Movimenti di poesia e Voce di vedetta.

1918

Zoagli. Ospite dell’avv. Gonzales al Villaggio S. Margherita. Passeggiata: incantesimo. «Ore di secondi» (in realtà: 4 - 5 ore). Ore psicologiche intensissime. Figurazione della realtà del mondo (ondate = generazioni) senza Cristo senza finalità – ognuna definitiva (illusione).

Al sommo stetti d’una gran scogliera
per ore di secondi fuor del tempo
proteso al mar convulso sotto il vento:
montagne d’acqua in rombo fragoroso
l’una incalzata dopo l’altra urgeva
in una gloria di creste e di spuma,
e là nell’atto di toccar la sponda
cozzando forte ciascuna con l’onda
avanti già nel ricader infranta,
con supremo assalto di vittoria
avida saliente alla rupe immota,
in un precipite schianto inabissava
nel risucchio della nuova ondata
balda al suo turno.

15 maggio

«Raccolta» pubblica Viatico e Tempo

15 luglio

e Vanno, Canzoncina, «Serenata del rospo».

1918-1920

Tregua, non pace, a guerra finita. Inizio della lotta socialista (1919) e fascista (1920): incendio dell’«Avanti!» a Milano.

Quando fu tregua – poiché l’uomo si spossa,
ma ancor versava ira di parte il sangue –
fuggendo la città sorda al suo Duomo,
sol me n’andavo dove a sentinella
sta
la Prealpe e al piano s’inanella.

1919

Milano. Rinunzia all’insegnamento governativo. Dà lezioni private e insegna nella scuola privata «Tecnico–letteraria femminile Martignoni», nonché in famiglie. Parla in pubblico (attività «che io credevo educatrice»). Pubblica Lazzaro e altre novelle, dal russo di Andreef.

1920

Pubblica La felicita domestica, dal russo di L. Tolstoi.

1920 (o 1921?)

Da Canza di Val Formazza all’Alpe di Devero, passo di Scatta Minoia.

Sgomento, un giorno, fra le nevi, a un passo,
tra cupe vette sotto un cielo basso,
scorsi Cristo in immagine di rupe.

1921

Da Bormio sopra S. Caterina – Cevedale – Ortles.

Berretto in capo, curvo sotto il sacco,
ansioso andando a contemplar ghiacciai,
in un mattino alpino io sfiorai
senza far cenno un alto Crocifisso.
Più oltre, avverto la testa scoperta:
ritorno, alla ricerca:
stava il berretto al piede della Croce.

1922

Il «Convegno Editoriale» di Milano pubblica Canti anonimi e la traduzione-commento di Il cappotto di Gogol (dal russo).

1922 (?) estate

Sopra S. Colombano al Lambro, fra Pavia e Piacenza (colline), nel podere del cugino Barbieri.

Unanimi cori di rane lontane,
insonni cantini di grilli vicini,
in un soffuso chiarore lunare
estroso erravo lungo una collina
espansa quasi a chioccia sopra il piano …
Rivolto a un tratto, come se chiamato,
sentii su me lo sguardo di Maria
orante figurata in una nicchia:
un intrico di rami mi costrinse
a farmi piccolino, per vederla:
ogni cosa si tacque, e fu preghiera;
mi ritrovai inginocchiato in pace.

1925 (?)

Moltrasio. Casa–villa di famiglia. In barca, fra Blevio e Torno. Non apparizione vera e propria, ma intuizione del Creatore.

Tutto era irraggiamento al solleone:
cullato in barca stavo in mezzo al lago:
svanì il creato e apparve il Creatore

1927 marzo

«Il Convegno» (Milano) pubblica Versi

1928

A proposito delle conferenze al pubblico:

Quasi maestro agli altri mi porgevo;
ma qualcosa era dentro me severo:
Ferma il mio dire, se non dico il vero.

Giugno

Ultima conferenza dell’anno alla Scuola Martignoni. È invitato a proseguire in ottobre e a parlare del cristianesimo.

Estate

Preparazione alla conferenza sul cristianesimo. Tra le mani, la prima volta, gli Atti dei martiri scillitani («su questo posso dir qualcosa, perché lo sento»).

Autunno

La notte precedente la conferenza, cardiopalmo. il battito: «No! no! no! no!».

E un giorno – nel salon pieno quant’occhi! –
il discorso iniziato venne meno
in una turbazion vicina al pianto:
la Parola zittì chiacchiere mie.
La Provvidenza sue vie dispose:
mi fece attento a Pietro e alla sua Chiesa;
dei martiri
la Fede venne accesa.

In via Tadino 3.

Il Signore prepara, e poi dà il via.
Nell’ora che la notte figlia il giorno,
furtivo, accoccolato al terrazzino,
in un pensoso incanto, a mirar stetti
te, sfavillante stella del mattino:
brillavi, lì vicino, sopra i tetti:
la non appresa preghiera in me pregando
io ti chiamavo già come Maria.

1929 - 11 febbraio

Bisogno di ascoltare la voce del Papa. Per la prima volta legge «L’Osservatore romano». Il cardinale Schuster preconizzato arcivescovo di Milano.

15 agosto - 8 settembre

Moltrasio. Riassume i cinque volumi degli Atti dei martiri.

Ivi. Compleanno paterno. Clemente Si scusa di dover partire per Milano, «per impegni» (era per assistere all’entrata solenne del cardinale, quale arcivescovo di Milano). Arrivato, in ritardo, subito in Duomo. Effluvi di Vespri ultimati. Da Adelaide Coari. Vi conosce la maestrina Ezilde Carletti, umbra, che si fa vittima a Dio per lui («c’e’ bisogno di un sacerdote»).

Intanto c’era chi per me invocava;
c’era l’offerta di una generosa;
salvato a pezzettini di preghiera

Settembre - ottobre

Milano. Passi pratici. Don Portaluppi (per Adelaide Coari), il padre provinciale dei Carmelitani, mons. Angelo Roncalli (per A. Coari), il card. Schuster (accostamenti). 24 ottobre: dal cardinale. Questi a Rebora: «È sulla soglia. Entri!». Fissato per dopo.

24 novembre

Milano. Chiesa di S. Alessandro. Festa di S. Giovanni della Croce. Prima confessione e prima comunione. A 44 anni.

1930 maggio

È cresimato dal card. Schuster in Duomo, padrino don Portaluppi, prevosto di S. Maria del Suffragio.

Giugno (?)

Via Tadino 3.

E venne il giorno, che in divin furore
la verità di Cristo mi costrinse
a giustiziar e libri e scritti e carte:
oh sì che quello fu un gran bel stracciare!
Allor che quanto m’era il più del male
ridotto fu a un lacerato ammasso,
mi sentii lieve in libertà felice.
Ed ecco repentino a me salire
dal fondo del fracasso della strada
un patetico annuncio a me ben noto:
Strascéee … – Ehi, straccivendolo! – Egli pesta
passo per passo all’ultimo scalino,
ingombra il sacco sopra la stadera:
per poco prezzo quella roba tolse.
Il cittadino accender della sera
mi ritrovò solo a ripensare il tempo:
l’anima mia, posta nell’eterno,
mestizia forse, non tristezza colse.

Estate

Monte (m. 1500) sopra Ornavasso. Baita di Piera Oliva, figlia adottiva dell’Istituto della Carità (rosminiani). Una settimana tutto solo. A messa, ogni giorno, a una piccola cappella sopra Cortevecchio (m. 1700). Il venerando vicario don Cracchi (presiedeva al Santuario del Boden) a lui: «Si faccia prete!». Grande impressione.

6 novembre

Affidato dal card. Schuster a padre Bozzetti, rettore del Collegio Rosmini di Stresa e padre provinciale, per una preparazione al seminano arcivescovile di Venegono, giunge a Stresa.

1930-1931; novembre - aprile

Al Collegio Rosmini a Stresa.

Quando, preso da Te, Signor, già pago
d’amarti tutto, pur se ancor non chiaro,
ciascun giorno salivo al tuo bel nido,
Madonna di Passera, ove è sul lago
un poggio aperto a ogni vista amena,
tu, Renatina, di tre anni appena,
giocando al suolo scarmigliata e intrisa,
spiavi lì, sulla strada, alla svolta,
l’apparir mio atteso: e ogni volta,
vivida nel visino pien di terra
con grazia ti tendevi tutta in festa;
ripreso io il cammin, guardando indietro,
con le manucce mi facevi ciao:
e quel saluto insoaviva il cuore,
quasi a me segno del divin favore.

1931 - 11 maggio

Riconosciuto subito inadatto al seminano, perché «vocato» allo stato religioso, dallo stesso rettore del seminano di Venegono entra, come probando, al Sacro Monte Calvario di Domodossola (noviziato rosminiano).

La tenerezza del divino Cuore,
che dal mistero Trinitario scende,
me, che da nove lustri già campavo
ma vita avevo da due anni appena,
rifece infante a scuola del Vivente.
E fui dal Ciel fidato a quel sapiente
che sommo genio s’annientò nel Cristo
onde sol Sua Virtù tutto innovasse.

[Il «sapiente» a cui allude è Antonio Rosmini]

1933-1936

Studente di teologia al Sacro Monte Calvario di Domodossola, e per due anni anche aiuto-infermiere.

1933 - 13 maggio

Calvario di Domodossola: voti triennali.

1936 - 20 giugno

Stresa: voti perpetui.

Dalla perfetta Regola ordinato,
l’ossa slogate trovaron lor posto:
scoprì l’intelligenza il primo dono:
come luce per l’occhio operò il Verbo,
quasi aria al respiro il Suo perdono:
Gesù Amore in me fu gravidanza.

20 settembre

Calvario di Domodossola: prima Messa (discorso di padre Bozzetti).

            ASPIRAZIONI

Ogni atomo di me stesso,
ogni attimo che mi è concesso,
sia amore del tuo Cuore,
riconoscenza e lode del tuo Nome,
tua vittoria e tua gloria,
o mio Dio, mio Signore,
Gesù nell’effusione del tuo Sangue.
O Vergine Maria, Mamma mia,
io pongo in tua custodia e in tua virtù
il sacerdozio che mi dà Gesù.

1936-1938

Dopo l’ordinazione sacerdotale, sempre al Calvario di Domodossola, è prefetto degli Scolastici, ossia dei religiosi professi studenti.

1938-1943

Direttore spirituale al Collegio Mellerio-Rosmini di Domodossola. Nel settembre del 1943 emette i voti di coadiutore spirituale dell’Istituto.

1943-1944

Direttore spirituale all’Istituto Rosmini di Torino. A Torino Rebora non giunse perché trattenuto nell’Ossola dagli eventi bellici.

1945-1953

È destinato come «prete assistente» e confessore degli aspiranti alla Casa natale di Rosmini a Rovereto. È questo il periodo più intenso del suo ministero sacerdotale: ricercato come confessore, direttore spirituale, predicatore, svolge un grande apostolato in umiltà e dedizione senza limiti, nel Trentino e altrove.

1951

Padre Giovanni Pusineri chiama Rebora a collaborare a «Charitas».

1952 - 16 dicembre

Stresa. il primo malore (emorragia cerebrale).

1953-1955

Direttore spirituale al Collegio Rosmini di Stresa. Nel 1954 per qualche mese presta la sua delicata opera di assistenza spirituale in una casa di riabilitazione (del clero) a Firenze. Dall’ottobre 1955, infermo a letto a Stresa. Continua tuttavia la sua opera di aiuto, conforto e direzione spirituale ai molti che lo ricercano e lo visitano; e la impreziosisce soprattutto con la sua totale «immolazione» a Dio.

1954 - 4 aprile

L’Accademia degli Agiati di Rovereto lo nomina socio.

1955 - 16 marzo

Durante la notte, secondo malore.

2 ottobre - 1956

Terzo e più grave colpo: 25 mesi d’infermità.

7 ottobre - 1957

Oh viene assegnato il premio «Cittadella».

1957 - 1 novembre

Santa morte.

da: http://www.rosmini.it/Objects/Pagina.asp?ID=67

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rebora

La voce di Dio

 ***

«La voce di Dio è sottile, è appena un ronzio, quasi inavvertibile. Se ci si abitua, si riesce a sentirla dappertutto».

CLEMENTE REBORA

 

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rebora, senso religioso

Sulla natività di Cristo.


 

«Il Signore venne in lei

per farsi servo.

Il Verbo venne in lei

per tacere nel suo seno.

 Il fulmine venne in lei

 per non fare rumore alcuno.

 Il pastore ven­ne in lei

 ed ecco l’Agnello nato,

che som­messamente piange.

 Poiché il seno di Ma­ria

 ha capovolto i ruoli:

 Colui che creò tut­te le cose

 ne è entrato in possesso, ma povero.

 L’Altissimo venne in lei (Maria),

ma vi entrò u­mile.

 Lo splendore venne in lei,

 ma vestito con pan­ni umili.

 Colui che elargisce tutte le cose

 conobbe la fa­me.

Colui che abbevera tut­ti

 conobbe la sete.

Nudo e spogliato uscì da lei,

egli che riveste (di bellezza) tut­te le cose»

Sant’Efrem  Inno De Nativi­tate 
 

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natale, preghiere

giovedì, 29 novembre 2007

La scienza

 illumina la fede

 ***

«Che cosa mai può dare la scienza sul terreno della fede? A me

molto ha dato, conducendomi alla soglia del mistero e lasciandomi intendere che, al di là della soglia, il mistero è invalicabile coi mezzi scientifici. Così la scienza ha contribuito a spingermi sul sentiero erto e faticoso che sale verso la luce della piena fede."

Francesco Severi , L'eterno nel tempo, Edizioni Pro Civitate Christiana, Assisi 1956, p. 81). =

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