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Eccomi

Utente: giacabi

chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.



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venerdì, 29 febbraio 2008

La compagnia

***

L'influsso su di te di questa compagnia data è quello di richiamarti alla "ragione". Sei nella tempesta, irrompono le onde, ma vicino hai una voce che ti ricorda la ragione, che ti richiama a non lasciarti portar via dalle ondate, a non cedere. La compagnia ti dice: "Guarda che dopo splende il sole; sei dentro l'onda, ma poi sbuchi fuori e c'è il sole". Soprattutto ti dice: "Guarda". Perché in ogni compagnia vocazionale ci sono sempre persone, o momenti di persone, da guardare. Nella compagnia, la cosa più importante è guardare le persone». Perciò la compagnia è una grande sorgente di amicizia. L'amicizia è definita dal suo scopo: l'aiuto a camminare verso il Destino
don Giussani
 

  lo sguardo di Marcellino

 a M.                                                             a P.

Postato da: giacabi a 15:40 | link | commenti (3)

Chi segue il Signore

***

Non mancherà
mai lo spazio
a chi corre
verso il Signore.
Chi ascende
non si ferma mai,
va da inizio
in inizio,
secondo inizi
che non finiscono mai
.
Gregorio di Nissa 

 

Postato da: giacabi a 15:29 | link | commenti
cristianesimo, gregorio di nissa

giovedì, 28 febbraio 2008

TU VIVEVI, IO NON NE SAPEVO NIENTE

***



Tu vivevi, io non ne sapevo niente.
Avevi fatto il mio cuore a tua misura,
la mia vita per durare quanto Te,

ma poiché Tu non eri presente,
il mondo intero mi pareva piccolo e stupido
e il destino degli uomini insulso e cattivo.
Quando ho saputo che Tu vivevi,
Ti ho ringraziato di avermi fatto vivere,
Ti ho ringraziato per la vita del mondo intero.

Madeleine Delbrêl

 

 

Postato da: giacabi a 23:07 | link | commenti
delbrel

 Romaria ...só queria mostrar meu

ROMARIA


É se sonho e de pó
O destino de um só
feito eu, perdido em pensamento
sobre o meu cavalo.
É de laco e de nó
de gibeira o jiló
dessa vida sofrida a sol.

Sou caipira pirapora.
Nossa Senhora de Aparecida
ilumina a mina escura
e funda o trem da minha vida. (2 v.)


O meu pai peão,
minha mãe solidão,
meus irmãos perderam-se na vida
em busca de aventuras.
Descasei, joguei,
investi, desisti,
se hà sorte, eu não sei, nunca vi.

Me disseram, porèm
que eu viesse aqui
p’ra pedir, de romaria em prece,
paz nos desalentos.
Como eu não sei rezar,
só queria mostrar
meu olhar, meu olhar, meu olhar
.

Traduzione:

È sogno e polvere il destino di un uomo solo come me, perso nei miei pensieri, sul mio cavallo. È destino di lazzo e nodo, di poveri calzoni da festa e gilet, di questa vita sofferta in solitudine. Sono un abitante dell’interno (della campagna), Signora di Aparecida (località vicino S. Paolo), illumina l’oscura miniera e fondi le basi della mia vita. Mio padre era un "peao", mia madre era la solitudine, i miei fratelli si sono dispersi cercando l’avventura. Sono divorziato, ho giocato, ho investito, poi ho abbandonato. Se esiste la fortuna, non lo so, non l’ho mai vista. Mi hanno detto però di venire qui, in pellegrinaggio, in preghiera, per chiedere la pace nelle mie disavventure. Ma dal momento che non so pregare, sono venuto semplicemente a mostrare il mio sguardo.

 

 

Postato da: giacabi a 14:57 | link | commenti (1)

mercoledì, 27 febbraio 2008

L’educazione

***

« Se qualcuno ti avesse educato, non potrebbe averlo fatto che col suo essere, non col suo parlare».

 Pier Paolo Pasolini da Gennariello in Lettere Luterane

 

Postato da: giacabi a 20:13 | link | commenti (1)
pasolini, educazione

Il cristianesimo è

lo stupore che Dio è un uomo

***

«Colui che non abbiamo mai visto, che però aspettiamo con vera bramosia, che ragionevolmente però è stato considerato irraggiungibile per sempre, eccolo qui seduto».

F. Kafka - Il Castello

 

Postato da: giacabi a 20:04 | link | commenti
cristianesimo, kafka, gesù

La formula della santità

di S. Alberto Magno

***

«Volere tutto ciò che io voglio per la gloria di Dio, come Dio vuole per la sua gloria tutto ciò che Egli vuole ».

S. Alberto Magno                                      a M.

Postato da: giacabi a 19:46 | link | commenti
preghiere, salberto magno

Preghiera

di S. Alberto Magno

***

«Signore Gesù Cristo, che sei venuto in questo mondo per salvare i peccatori, congiungi la mia anima a te, unico vero sposo e bene insostituibile: fa che essa per tuo amore trascuri i sette mariti, cioè le sette arti liberali, e non si dedichi più alle scienze che si acquistano con lo studio. Viva invece con fede, speranza e carità secondo l'insegnamento della Sacra Scrittura e nell'annuncio della tua Parola, svolga il suo ministero durante questo pellegrinaggio terreno e possa aderire a Te con piena conoscenza e amore. E quando finalmente la carità sarà perfetta per la conformità al fine, l'elevatezza delle virtù e l'osservanza dei tuoi precetti, essa invaderà tutta l'anima e la trasformerà in modo che non potrà amare niente altro all'infuori di Te, e giungerà a vedere le cose non più nella loro immagine, ma in Te, che sei somma verità. Allora le forze dell'intelletto le permetteranno di riconoscere perfettamente Te, Dio e Uomo, invisibile ma visibile nel prossimo.».

S. Alberto Magno

Postato da: giacabi a 19:33 | link | commenti
preghiere, salberto magno

Attualità di S. Alberto Magno

da: www.culturacattolica.it

***

Autore: Gargantini, Mario  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele

Per una storia della scienza attraverso le figure più significative. Testi tratti da "Uomo di scienza. Uomo di fede" di Mario Gargantini

Un'ingiustizia Storica
Quando percorrono lo straordinario secolo XIII, gli storici della filosofia e della teologia commettono inesorabilmente una clamoro­sa ingiustizia: sovrastati dalla figura di Tommaso d'Aquino, essi ten­dono a sorvolare sul fondamentale contributo e sull'apporto origi­nale del santo tedesco.
È un'ingiustizia in qualche modo «inevitabile», come dice Etienne Gilson, dal
momento che «molto materiale che egli aveva scoper­to e raccolto si ritrova, disposto in ordine e concatenato, nella mira­bile sintesi che san Tommaso ha saputo farne. Senza la formidabile e feconda fatica del suo maestro, quel lucido ordinatore di idee che fu il discepolo avrebbe dovuto, a sua volta, consacrare la maggior parte dei suoi sforzi a cercarlo».
Quando poi si considera la storiografia di stampo neo-illuminista, si possono rinvenire ingiustizie ancora maggiori, arrivando all'assurdo di vedere citati Lutero, Calvino e Cartesio come liberatori del pen­siero occidentale e Alberto Magno come il capofila degli oscurantisti medievali.
È un «controsenso radicale - per dirla ancora con Gilson - che vizia i tradizionali apprezzamenti fatti sul Medioevo. Non ci si ac­corge che, se oggi esiste una filosofia come tale, lo si deve al paziente lavoro dei pensatori medievali».
A completare la stranezza di questa «dimenticanza», sta il con­trasto con la grandissima autorità e fama godute da Alberto in vita; significativamente echeggiate nella citazione del decimo canto del Pa­radiso dantesco e restate impresse nell'appellativo col quale è cono­sciuto: «Albertus Magnus».

Patrono degli scienziati

In questo secolo, la sensibilità di alcuni pontefici ha in parte com­pensato la distrazione degli storici.
Nel
1931 Pio XI lo ha nominato Dottore della Chiesa e lo ha pro­clamato Santo, paragonando la sua autorità filosofica e teologica a quella di san Tommaso.
Dieci anni più tardi, in un periodo in cui emergevano gli effetti devastanti di una scienza e una tecnica applicate in modo non con­forme alla dignità della persona,
Pio XII ha costituito Alberto Ma­gno «celeste patrono dei cultori delle scienze naturali».
Infine, nel settimo centenario della morte, il
15 novembre 1980, nella sua Colonia, Giovanni Paolo II ne ha additato solennemente l'esempio in una memorabile celebrazione davanti a scienziati e stu­denti di tutta Europa.

La sua attualità

Nelle motivazioni addotte dai tre pontefici, si può trovare anche la vera e profonda ragione della sua attualità.
In un momento di grande fervore religioso e culturale, Alberto ha avvertito l'importanza della cultura scientifica; per primo si è accor­to del potente contributo che la scienza e la filosofia greco-arabe po­tevano offrire all'edificio della teologia cristiana in via di costruzio­ne. Pur in un differente contesto storico, l'analogia con l'oggi è cal­zante e molto avrebbero da imparare, sia i teologi che gli scienziati, dall'atteggiamento di questo santo domenicano.
Alberto infatti non si è limitato a «importare» le conoscenze scien­tifiche nell'ambito della filosofia cristiana, né tanto meno si è lascia­to prendere da complessi di inferiorità nei confronti di un patrimo­nio culturale indubbiamente ricco e più avanzato, in quei campi, di quanto finora era stato elaborato dai Padri della Chiesa. Il suo è sta­to un esempio di spirito critico e libero, forte di quella libertà che gli veniva da una solida esperienza di fede e che è indispensabile so­prattutto per il cristiano impegnato sul fronte culturale.
Libero al punto da dichiarare: «Quando essi sono in disaccordo, bisogna credere ad Agostino piuttosto che ai filosofi in ciò che concerne la fede e i costumi. Ma, se si trattasse di medicina, io prenderei piuttosto o Ippocrate o Galeno; e se si trattasse di fisica, io credo ad Aristotele perché egli conosceva la natura nel modo migliore». Critico, però, e consapevole che l'acquisizione delle conoscenze scientifiche precedenti da parte della cristianità non doveva passare attraverso il filtro della mentalità araba. Se si deve a lui la prima grande valorizzazione dell'aristotelismo, preludio al pensiero tomistico, è an­che suo merito l'aver «preparato il distacco del pensiero aristotelico dal ritocco arabo e specialmente averroistico» spianando così la strada al più illustre discepolo
Tommaso.

Motivi di interesse del suo approccio

Quel che maggiormente può toccare l'interesse di noi moderni di fronte alla figura di Alberto Magno, sono alcuni tratti distintivi del suo approccio all'esperienza culturale, vissuta in continuità con l'e­sperienza di fede.

Dal punto di vista generale

Può risultare molto istruttivo per i cristiani di oggi, chiamati a con­frontarsi con una cultura sempre più vasta e specializzata, l'atteggia­mento di Alberto che si è preoccupato di conoscere e assimilare bene l'enorme bagaglio delle conoscenze antiche prima di emettere giudizi e valutazioni. Il suo è stato un grande lavoro di raccolta e documen­tazione, animato dal desiderio di non perdere quanto poteva rivelar­si utile all'edificazione della civiltà cristiana.
Il materiale da lui raccolto, come si è già detto, ha fornito il sup­porto indispensabile all'opera di san Tommaso; ma la sua documen­tazione è andata oltre a quanto si ritrova nella «Summa» tomistica e, sempre secondo Gilson, «se è vero che il tomismo era una delle sue possibili continuazioni, l'albertinismo ne aveva delle altre e an­che maggiormente fedeli alla sua prima ispirazione».
Peraltro tutti concordano nel giudicare Alberto non un compila­tore come tanti della sua epoca; e neppure un semplice « commenta­tore». Gli va piuttosto riconosciuta la qualifica di autore, cioè di
uno capace di sviluppare una linea di pensiero personale e originale.
La grande novità epistemologica di Alberto può ben essere indi­cata nel termine realismo, che lo porta a confrontare continuamente ciò che legge con la propria esperienza diretta, fino al punto di fargli più volte contestare esplicitamente l’«ipse dixit»: «...dice così, ma io ho visto...».
Infine va notato il carattere unitario e integrale della sua vicenda di pensatore e di credente, che non gli ha fatto mai smarrire il senso delle proporzioni e della intrinseca parzialità di ogni singolo sapere. La sua fama di sapiente, che gli aveva guadagnato il titolo di «Doctor universalis», non aveva mai messo in ombra la sua personalità di santo, con una intensa vita interiore e una ricchezza di meditazio­ni sull'Eucaristia e sul culto mariano uniche nel suo secolo.
Significativo in proposito è quanto egli stesso scrive nel Prologo alla «Summa Theologica»: «Nelle scienze, specialmente sacre, si ot­tiene di più con la pietà e la preghiera che con lo studio».

In campo scientifico
Sul versante strettamente scientifico i motivi di interesse di Alberto sono molteplici.
Qualcuno lo ha definito «empirista critico», anche se il riferimento all'empirismo può suonare riduttivo.
In effetti Alberto ha riscoperto e rilanciato il ruolo decisivo del­l'osservazione nelle scienze naturali.
Sostenuto forse anche da un'innata curiosità e da uno spirito «esploratore», egli non ha mai smesso di osservare e annotare quan­to gli capitava sotto gli occhi nei suoi frequenti spostamenti. E, anti­cipando esigenze tipiche della nostra epoca informatica, ha colto l'im­portanza di una puntuale e corretta descrizione e «documentazione». Le sue descrizioni, soprattutto in biologia, sono state un riferimento autorevole per parecchi secoli.
Accanto all'osservazione, emerge in Alberto una prima bozza del­l'idea di «esperimento», cioè di procedimento teso a comprovare nei fatti l'adeguatezza di ipotesi teoriche.
È ancora presto per parlare di metodo sperimentale ed è fuori luogo cercare in lui la paternità di una forma di conoscenza che, pur con una lunga gestazione, vedrà piena luce solo nel secolo di Galileo. Era però una radice preziosa che, unitamente a quelle piantate in Inghil­terra da Roberto Grossatesta e Ruggero Bacone, avrebbero potuto fiorire ben diversamente
. Secondo lo Stadler: «...se lo sviluppo delle scienze naturali avesse proseguito la strada intrapresa da Alberto, avrebbe evitato un giro di trecent'anni».
Viceversa si può anche affermare che se la cosiddetta rivoluzione scientifica secentesca si fosse compiuta all'interno di un clima cultu­rale e religioso come quello medievale, avremmo forse risparmiato le degenerazioni scientiste e riduzioniste degli ultimi tre secoli e ma­gari anche alcune tragiche conseguenze pratiche delle scoperte scien­tifiche moderne.
C'è ancora un aspetto interessante da rimarcare nell'approccio scientifico albertino, tanto più d'attualità in un momento in cui sta tornando di moda la cosmologia.
Tanto Alberto era preciso e deciso nelle descrizioni naturalistiche, così era prudente di fronte alle grandi sintesi cosmologiche. Poco pro­penso a scommettere sull'origine del mondo per la parola altrui e, d'altra parte, consapevole che la fisica si applica alla realtà sensibile una volta che ne sia constatata l'esistenza: le scienze della natura pre­suppongono la cosmogonia e hanno ben poco da offrire in risposta alle grandi domande sull'origine e il destino dell'universo.

Lo statuto di una intellettualità cristiana
Grande è stato il contributo di Alberto Magno alla cultura e alla stessa cristianità del Duecento: sintetizzabile nella riscoperta della ra­zionalità, nella valorizzazione delle scienze naturali, nella distinzio­ne tra la filosofia e la teologia.
Ancora maggiore può essere il suo apporto per la definizione di quello che Giovanni Paolo II, nella commemorazione di Colonia, ha indicato come «lo statuto di una intellettualità cristiana». Che non vede nel libero lavoro investigativo della ragione scientifica soltanto pericoli e minacce; che è consapevole di dover cogliere la verità al­l'interno di un complesso «intreccio di conoscenze aperte e comple­mentari ». Convinto che la fede presuppone e conferma «i diritti propri della ragione naturale».

Postato da: giacabi a 19:17 | link | commenti
scienza, salberto magno

martedì, 26 febbraio 2008

La Chiesa: l’unità nella carità

***

«Bisogna pensare che, quando decidiamo la conversione, ingaggiammo una lotta contro il diavolo:  Ma nulla egli teme quanto l’unità nella carità. Perché se per Dio distribuiamo quanta possediamo, questo il diavolo non lo teme, perche egli stesso non possiede nulla. Se digiuniamo, di questo non ha paura, perche non prende cibo. E se vegliamo non ha terrore, perche non dorme. Ma se siamo uniti nella carità, di questo si spaventa, e molto, perche noi custodiamo in terra ciò che egli in cielo sdegnò di conservare. Perciò la Santa Chiesa è descritta terribile, come un esercito ordinatamente schierato; perchè come i nemici temono quando vedono le schiere di un esercito ben ordinate e congiunte per la guerra, così evidentemente il diavolo si spaventa quando vede che uomini spirituali, attrezzati con le armi della virtù, vivono in unità concorde».

Ugo di San Vittore

 

Postato da: giacabi a 18:55 | link | commenti
chiesa

La Chiesa è comunione

***

«Tutta la debolezza crescente della Chiesa nel mondo moderno deriva dal fatto che non è rimasta quella che era: una comunione. È questa una delle  ragioni per cui i moderni non capiscono niente di cristianesimo, del vero, del reale cristianesimo, della storia reale del cristianesimo: la Chiesa nel mondo moderno non è più popolo, un popolo, un immenso popolo»

C. Peguy

 

Postato da: giacabi a 18:23 | link | commenti
chiesa, peguy

***

«La crisi del nostro tempo mostra il cuore della vita umana, il disorientamento dell’uomo che è rimasto senza punto di riferimento, di una vita che si svolge senza alcuna meta, che non trova giustificazione… Ogni crisi  storica ci mette davanti al conflitto ultimo, radicale: un “si può o non si può”….la domanda rinasce sempre: “E’ possibile essere uomo? E come?” e a questa domanda “E’ possibile essere uomo?” L’unico modo di rispondere affermativamente non è dicendo un sì astratto, ma offendo una forma di vita»

Maria Zambrano

 

Postato da: giacabi a 18:06 | link | commenti
senso religioso, zambrano