"La Chiesa è il luogo dove tutte le verità si incontrano". Gilbert Keith Chesterton ---------------------------------- CONSULTA L'INDICE PUOI TROVARE OLTRE 3500 ARTICOLI su santi,filosofi,poeti,scrittori,scienziati etc. che ti aiutano a comprendere la bellezza e la ragionevolezza del cristianesimo. PER OGNI VOCE PUOI TROVARE ANCHE 10 PAGINE!

Eccomi

Utente: giacabi

chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.



Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul blog, non ha che da darne avviso agli autori del blog , e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul blog e' a scopo di approfondimento, di studio e comunque non di lucro.



Milan

PILLOLE


Agenzie Stampa
AsiaNews
Avvenire
Svipop
Fides
Zenit
www.chiesa

La conoscenza del passato, soprattutto dei punti nodali del passato, è condizione per ben interpretare il presente.
Siti Amici
z1
La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
il Mascellaro.it ...quando la bassa è anche un punto di vista
Veni Sancte Spiritus
Veni per Mariam
Madonna di Bonaria, Protettrice degli internauti, prega per noi

DIZIONARI - CERCA PAROLA
Locations of visitors to this page Comunione e Liberazione
ilsussidiario
ziomax
stranocristiano
samizdatonline
> Chiesa Cattolica Italiana
> ClanDestino
> CMC
> Costruiamo il futuro
Culturanuova
. Centro Culturale di Lugano
. Centro Culturale di Milano
pepe
FIABE
Culturacattolica
Luoghi sacri
il mascellaro
totustuus
Rassegnastampa.totustuus
alfredotradigo
aborto e ragione
Contro la leggenda nera
Fatti Sentire
Carlo Pastori
Lo Spillo
Senso Religioso
Definitivo.it
Attacchi alla Chiesa_Cattolica
Roberto Filipetti
Alfonso Martone
annina
gandalf
graziella
orsobrunoblog
Luigi di Varese
galatro
Chiesadomestica
CLAUDIO CHIEFFO
Sguardo Leale
acquaviva
padre gheddo
storia libera
Rimini in dies
Politici Amici

Roberto Formigoni
Mario Mauro
Maurizio Lupi
Aldo Brandirali

"Chi crede non
è mai solo”

cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita. Amen. BENEDETTOXVI


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

aborto
adam
adorno
aelredo
agostino
alberoni
amicizia
amore
arendt
ateismo
auden
avvenimento
aziani
bakhita
barcellona
barsotti
baudelaire
bellezza
benedettoxvi
benoist
benson
benzi
berdiaev
beretta molla
bergman
bergson
bernanos
betocchi
bianchi porro
biffi
bioetica
blondel
bloy
bobbio
bonhoeffer
bourget
brague
brambilla
brandirali
buber
bufalino
bulgakov
buzzati
cabrini francesca
caffarra
calderon della barca
calvino
camisasca
campanile
camus
cantalamessa
canti
caprara
caproni
caravaggiio
carducci
carrel
carron
cattolico
cechov
cesana
chesterton
chieffo
chiesa
cina
cl
claudel
clavel
clement
collins
comunismo
congdon
consumismo
correa
crisostomo
cristianesimo
croce
curato dars
curvers a
da costa alessandrina
dalì
danielou
dannunzio
dante
dawson
de carvalho
de lubac
de tocqueville
de wohl
defoucauld
del noce
delbrel
desiderio
dico
dio
don benzi
don bosco
don calabria
don gelmini
don gnocchi
don orione
don pontiggia
don vittorione
don zeno
dostoevskij
dylan
eccles
educazione
einstein
eliot
embrione
erasmo da rotterdam
ermanno lo storpio
escrivà
esperienza
europa
eutanasia
evoluzionismo
evtusenko
faa di bruno
fabbri
fabro
fallaci
famiglia
fede
felicità
fermi
ferrara
ferretti
finkielkraut
florenskij
frankl
frate cosimo
frate elia
fratel ettore
fromm
frossard
frère roger
g nanzianzeno
gaber
galanskov
gandhi
gaudi
gesù
gheddo
gibran
gide
giovanni paoloii
girard
giussani
giustizia
goeg
goethe
gogol
gomez davila
gozzano
gramsci
green
greene
gregorio di nissa
grossatesta
grossman
grossuet
gryigiel
guardini
guareschi
guitton
habermas
halloween
heidegger
heisenberg
hesse
hillesum etty
hodgson peter
hopkins
horkheimer
husserl
huysmans
ibsen
icone
ideologia
il 68
il credo
il sudario di oviedo
illuminismo
imbecillità giovanile
inquisizione
islam
istintività
jacob max
jannacci
jonesco
jung
kafka
kant
keller
kerouac
kierkeergaard
king martin luter
kolbe
la rosa bianca
lagerkvist
laicismo
langer
lanza del vasto
latino
lejeune
leopardi
levinas
lewis
libertà
lodoli
loi
luzi
m obrien
macciocchi
machado
macintyre
madre teresa
magdi allam
majakovskij
malinconia
malraux
mandelshtam
mann
manoppello
manzoni
marcel
maria
maritain
marongiu
marshall
marx
massa
masters
matisse
mauriac
maurice dantec
mazzolari
mazzoni
mcluhan
medioevo
meeting di rimini
men
meotti
messori
michelangelo
milani
milosz
mimnermo
miracolo
mistero
montale
montanelli
morante
morin
morte
moulin
mounier
mozart
napoleone
natale
nazismo
negri
nembrini
neruda
newman
newton
nichilismo
nietzsche
noia
non senso
norwid
novalis
novoselov
o brien
oconnor
omosessualita
orwell
pace
pacs
padre pio
pampurri
paolovi
papa luciani
papini
parola
pascal
pascoli
pasolini
pasternak
patocka
pavese
pbeduschi
peguy
perle
persona
pessoa
pgfrassati
piccinini
pirandello
pitigrilli
plank
platone
poesie
politica
popper
possesso
povero
preghiere
presepe
profezie
proust
ptrento
pvismara
quasimodo
r follereau
ragione
ranher
reale
rebora
recensioni
religione
ricoeur
rilke
rimbaud
robin
rops
rose busingye
rostropovich
s francesco saverio
saba
sagostino
saintexupery
salberto magno
salmo
sambrogio
san benedetto
san g moscati
san gmvianney
sanselmo
santi
sardegma
sartre
sbasilio
sbatilde
sbenedetto
sbernardo
schweitzer
scienza
scola
scolombano
scruton
sefrem il siro
seneca
senso religioso
sfrancesco
shakespeare
silenzio
sindone
sinjavskij
sireneo
socci
solitudine
soloviev
solzenicyn
sorriso gesù
spaeman
spaolo
speranza
stark
stein
stenone
steresa
steresina
stommaso
storia
stupore
sturzo
tagore
talbot matteo
tamaro
tantardini
tarkovskij
teresa neumann
terzani
testimonianza
testori
thibon
tobagi
tocqueville
tolentino
tolkien
tolstoj
tradizione
tresmontant
trilussa
tristezza
unamuno
undset
ungaretti
van der meer
van gogh
van thuan
ventorino
verità
verlaine
verlinde
veyne
vita
vittadini
vivarelli
voltaire
volto santo
von balthasar
von spyr
waters
weigel
weil
welby
welk korn
werfel
whitehead
wiesel
wilde
wittgenstein
wodds
wu harry
wurmbrant
za
zambrano
zerbini
ziba
zicchichi
zolli
zverina

 Il mio profilo ContattamiAnnaV

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

mercoledì, 30 aprile 2008

Mostrami il tuo  Dio . Io ti risponderò: Mostrami il tuo uomo

***

Un elegante discorso e un porgere ricercato arrecano diletto e lode ai miseri mortali, che hanno l’animo traviato per una gloria vana; l’amante del vero non va dietro a discorsi imbellettati, ma investiga che cosa e quali essi siano.

Poiché, o caro, mi hai ingombrato la mente con vuote ciance, gloriandoti nei tuoi dèi di legno, di marmo , scolpiti e fusi e plasmati e dipinti, i quali non vedono ne odono ( poiché sono figure e opere di mano d’uomini).

Poiché, inoltre tu mi dici cristiano come se      portassi un nome ignominioso, io dichiaro apertamente di essere cristiano e porto tal nome, grato a Dio, con la speranza di essergli utile. Perché non è , come supponi tu, tal nome sgradito a Dio, ma essendo tu inutile a Dio, così ragioni intorno a lui.

Che se poi tu mi obbietterai: Mostrami il tuo  Dio . Io ti risponderò: Mostrami il tuo uomo .E io ti mostrerò il  mio Dio.

Fammi constatare se gli occhi della tua anima sono  capaci di sentire. Poiché come coloro che guardano con gli occhi del corpo percepiscono le cose della vita materiale, e osservano i contrasti, la luce o le tenebre, il bianco o il nero, il brutto o il bello, l’ordinato e il commensurabile, o il disordinato e l’incommensurabile, il proporzionato e lo sproporzionato, ciò ch’è mutilo o abbondante nelle sue parti; e altrettanto si può dire di ciò ch’è percepito dall’udito , dei suoni gravi e acuti o sgradevoli, così le orecchie del cuore e gli occhi dell’anima hanno la possibilità d’intendere Dio.

Poiché Iddio è visto da coloro che possono comprenderlo, perché hanno aperti gli occhi dell’animo . Tutti hanno gli occhi, ma alcuni cosparsi di caligine e non scorgono la luce del sole; e non perchè ciechi non possono percepire la luce splendente del sole, essa non esiste, ma essi devono farne risalire la causa a loro stessi e ai loro occhi . Così anche tu hai gli occhi del tuo animo offuscati da caligine, per le nefandezze e i  peccati tuoi.

L’uomo deve mantenere l’anima pura come terso specchio. Quando la ruggine si posa su uno specchio in esso non si può rispecchiare l’immagine dell’uomo; così il peccato quando si radica nell’animo dell’uomo; egli non può avere la visione di Dio.

Teofilo di Antiochia da: primo libro ad Autolico

Postato da: giacabi a 21:51 | link | commenti (1)
perle, dio , senso religioso

La fede cristiana è una grande cattedrale da ammirare stando dentro

***

«Gli amici uscirono dalla chiesa e guardando in su, dall'esterno, alla finestra che avevano ammirato da dentro, non vedevano nient'altro che il semplice contorno di un'ombra tetra. Niente poteva più essere distinto, né il singolo ritratto di un santo, di un angelo o del Salvatore, né tanto meno lo schema complessivo e il significato del disegno. "Tutto questo", pensò lo scultore, "è il più sconvolgente emblema di quanto sia diverso l'aspetto di una verità religiosa o di una storia sacra quando è visto dall'interno della fede oppure dal suo freddo e cupo esterno. La fede cristiana è una grande cattedrale, con vetrate divinamente dipinte. Stando fuori, tu non vedi alcuna gloria, né riesci a immaginarne una; stando dentro, ogni raggio di luce rivela un'armonia di ineffabili splendori"».                    Nathaniel Hawthorne    da:Il fauno di marmo

Postato da: giacabi a 19:53 | link | commenti (3)
chiesa, chesterton

Petizione per salvare gli aiuti ai Banchi Alimentari

EMERGENZA CIBO - 15 giorni per salvare gli aiuti ai Banchi Alimentari

Approfondisci quì

Firma la petizione a favore degli aiuti ai Banchi Alimentari

Postato da: giacabi a 14:33 | link | commenti

martedì, 29 aprile 2008

L'amore di Dio è anche eros

 ***

L'amore di Dio è anche eros... L'eros fa parte del cuore stesso di Dio: l’Onnipotente attende il "si" delle sue creature come un giovane sposo quello della sua sposa... Nella Croce si manifesta l'eros di Dio per noi. Eros è infatti -come si esprime lo Pseudo Dìonigi - quella forza "che non permette all'amante di rìmanere in se stesso.., ma la spinge a unirsi all'amato". Quale più "folle eros" di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti?.. Guardiamo a Cristo trafitto in Croce! E Lui la rivelazione più sconvolgente dell'amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla Croce è Dio stesso che mendica l'amore della sua creatura: Egli ha sete dell'amore di ognuno di noi... Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione dell'eros di Dio verso l'uomo è, in realtà, l'espressione suprema della sua agape. In verità, solo l'amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato dì reciprocità infonde un'ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti. Gesù ha detto: "Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me". La risposta che il Signore ardentemente desidera da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui, Accettare il suo amore, però, non basta. Occorre corrispondere a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo "mi attira a sé" per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore.

Benedetto XVI MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2007 

da: http://www.fidesvita.org/

Postato da: giacabi a 21:48 | link | commenti (1)
amore, benedettoxvi

Nuda è la terra, e l'anima

 

***

Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica
. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?


Amaro camminare, perchè pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza...Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...
Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Antonio Machado

Postato da: giacabi a 18:48 | link | commenti
machado

Le strenne degli orfani

 clicca qui per leggere l'analisi

***I

La stanza è piena d'ombra; si sente vagamente
Di due fanciulli il triste e dolce mormorio.
Chinano un po' la fronte, di sogno ancora greve,
Sotto la bianca tenda che trema e si solleva...
- Gli uccelli intirizziti si stringono di fuori;
Le ali s'intorpidiscono nel grigiore del cielo;
E l'Anno nuovo ride, con la sua scia brumosa,
Strascicando le pieghe della veste nevosa,
Sorride e insieme piange, rabbrividisce e canta...

II

Ora i due fanciullini, sotto la tenda viva,
Parlano piano come si fa a notte fonda.
Ascoltano, pensosi, un mormorio lontano...
Sussultano sovente alla chiara voce d'oro,
Del timbro mattinale, che scandisce ostinato
Il suo ritmo metallico nel suo globo di vetro...
- Poi, la stanza è gelata... si vedono per terra,
Sparsi intorno ai lettini, dei vestitini neri:
L'aspro vento d'inverno che geme sulla soglia
Soffia dentro la casa il suo fiato affannoso.
Si sente, in tutto ciò, che manca qualche cosa...
- Non c'è dunque una madre per questi fanciullini,
Madre dal fresco riso, dagli sguardi trionfanti?
Ella ha dimenticato, a sera, sola e china,
D'attizzare una fiamma strappandola alle ceneri,
E di stender sui figli la lana ed il piumino
Prima di ritirarsi esclamando: perdono...
Non ha dunque previsto il freddo mattinale?
Né ben sbarrato l'uscio alla bora invernale?...
- Il sogno della madre è il tiepido tappeto,
È il nido cotonato dove i fanciulli stretti,
Come graziosi uccelli nella culla dei rami,
Dormono un sonno dolce di candide visioni!...
- Questo è soltanto un nido senza piume e calore,
Dove i piccini han freddo, non dormono, han paura;
Nido che il vento amaro deve aver reso gelido...

III

Il cuore ve l'ha detto: - son bimbi senza madre,
Non più la madre in casa! - e il padre è assai lontano!...
- Una vecchia domestica, ne ha preso allora cura.
I bimbi sono soli nella casa gelata;
Orfani di quattr'anni, ecco che nella mente
Si desta piano piano un ricordo ridente...
Ed è come un rosario che si sgrana pregando:
- Ah che bella mattina fu quella delle strenne!
Ognuno, nella notte, vide i suoi doni in sogno,
Un sogno strano in cui si vedono balocchi,
Confetti in carta d'oro, gioielli scintillanti,
Turbinare e danzare una danza sonora,
Poi fuggir fra le tende, poi riapparire ancora!
Si svegliavano presto, si alzavano gioiosi,
Con le labbra golose, e sfregandosi gli occhi...
Ed andavano insieme, coi capelli arruffati,
Con lo sguardo raggiante delle feste più grandi,
E coi piedini nudi sfiorando lievi il suolo,
A bussar dolcemente alla porta materna...
Entravano!... Ed allora quanti auguri... in pigiama,
I baci replicati, e l'allegria concessa!

IV

Com'era affascinante, ridir quelle parole!
- Ma com'è ormai cambiata, la casa d'una volta:
Un fuoco scoppiettava, chiaro, nel caminetto,
Tutta la vecchia stanza ne era illuminata,
E i riflessi vermigli del grande focolare,
Sopra il mobilio lustro amavano danzare...
- L'armadio senza chiavi!... Senza chiavi l'armadio!
Ne guardavano spesso la porta bruna e nera...
Senza chiavi!... che strano!... Spesso fantasticavano
Sui misteri assopiti nei suoi fianchi di legno,
E credevan di udire, nel fondo della toppa
Vuota, un brusio lontano, vago e lieto sussurro...
- Oggi la grande stanza dei genitori è vuota:
Nessun riflesso rosso traluce dalla porta;
Scomparsi i genitori, le chiavi, il focolare:
E dunque niente baci, niente dolci sorprese!
Che Capodanno triste sarà questo per loro!
- E pensierosi, mentre dai grandi occhioni blu
Sommessamente scende una lacrima amara,
Mormorano: "Ma quando ritornerà la mamma?"
......................................................

V

Ora i due fanciullini dormono tristemente:
A vederli, direste che piangono dormendo,
Tanto son gonfi gli occhi e il respiro penoso!
Tutti i bambini piccoli hanno il cuore sì tenero!
- Ma l'angelo delle culle asciuga i loro occhi,
E mette un sogno lieto in quel sonno pesante,
Un sogno sì gioioso che le labbra socchiuse
Sembrano, sorridenti, mormorare qualcosa.
- Sognano che, piegati sopra il braccino tondo,
Nel gesto del risveglio, sporgono un po' la fronte,
E il loro sguardo vago tutto intorno si posa...
Credono di dormire in un paradiso rosa...
Nel caminetto scoppia felice e canta il fuoco...
Di là dalla finestra, si vede un cielo blu;
La natura si desta e s'inebria di raggi...
La terra, quasi spoglia, felice di rivivere,
Ha fremiti di gioia sotto i baci del sole...
E nella vecchia casa tutto è caldo e vermiglio:
I vestiti da lutto non son più sparsi a terra,
Il vento freddo ormai si è quietato alla porta...
Si direbbe che là sia passata una fata!...
- I fanciulli, gioiosi, hanno gridato... Là,
Presso il letto materno, sotto un bel raggio rosa,
Là, sul grande tappeto, risplende qualche cosa:
Sono dei medaglioni d'argento, neri e bianchi;
E giada e madreperla dai riflessi brillanti,
Son cornicette nere, e corone di vetro,
Con tre parole incise in oro: "A NOSTRA MADRE!"

Arthur Rimbaud Poésies

 

Les étrennes des orphelins

La chambre est pleine d'ombre; on entend vaguement
De deux enfants le triste et doux chuchotement.
Leur front se penche, encore alourdi par le rêve,
Sous le long rideau blanc qui tremble et se soulève...
- Au dehors les oiseaux se rapprochent frileux;
Leur aile s'engourdit sous le ton gris des cieux;
Et la nouvelle Année, à la suite brumeuse,
Laissant traîner les plis de sa robe neigeuse,
Sourit avec des pleurs, et chante en grelottant...

II

Or les petits enfants, sous le rideau flottant,
Parlent bas comme on fait dans une nuit obscure.
Ils écoutent, pensifs, comme un lointain murmure...
Ils tressaillent souvent à la claire voix d'or
Du timbre matinal, qui frappe et frappe encor
Son refrain métallique et son globe de verre...
- Puis, la chambre est glacée... on voit traîner à terre,
Épars autour des lits, des vêtements de deuil:
L'âpre bise d'hiver qui se lamente au seuil
Souffle dans le logis son haleine morose!
On sent, dans tout cela, qu'il manque quelque chose...
- Il n'est donc point de mère à ces pettits enfants,
De mère au frais sourire, aux regards triomphants?
Elle a donc oublié, le soir, seule et penchée,
D'exciter une flamme à la cendre arrachée,
D'amonceler sur eux la laine de l'édredon
Avant de les quitter en leur criant : pardon.
Elle n'a point prévu la froideur matinale,
Ni bien fermé le seuil à la bise hivernale?...
- Le rêve maternel, c'est le tiède tapiis,
C'est le nid cotonneux où les enfants tapis,
Comme de beaux oiseaux que balancent les branches,
Dorment leur doux sommeil plein de visions blanches!...
- Et là, - c'est comme un nid sans plummes, sans chaleur,
Où les petits ont froid, ne dorment pas, ont peur;
Un nid que doit avoir glacé la bise amère...

III

Votre coeur l'a compris : - ces enfants sont sans mère.
Plus de mère au logis ! - et le père est bien loin!...
- Une vieille servante, alors, en a priis soin.
Les petits sont tout seuls en la maison glacée;
Orphelins de quatre ans, voilà qu'en leur pensée
S'éveille, par degrés, un souvenir riant...
C'est comme un chapelet qu'on égrène en priant:
- Ah ! quel beau matin, que ce matin dees étrennes!
Chacun, pendant la nuit, avait rêvé des siennes
Dans quelque songe étrange où l'on voyait joujoux,
Bonbons habillés d'or, étincelants bijoux,
Tourbillonner, danser une danse sonore,
Puis fuir sous les rideaux, puis reparaître encore!
On s'éveillait matin, on se levait joyeux,
La lèvre affriandée, en se frottant les yeux...
On allait, les cheveux emmêlés sur la tête,
Les yeux tout rayonnants, comme aux grands jours de fête,
Et les petits pieds nus effleurant le plancher,
Aux portes des parents tout doucement toucher...
On entrait! Puis alors les souhaits... en chemise,
Les baisers répétés, et la gaieté permise!

IV

Ah! c’était si charmant, ces mots dits tant de fois!
- Mais comme il est changé, le logis d''autrefois:
Un grand feu pétillait, clair, dans la cheminée,
Toute la vieille chambre était illuminée;
Et les reflets vermeils, sortis du grand foyer,
Sur les meubles vernis aimaient à tournoyer...
- L'armoire était sans clefs ... sans clefs, la grande armoire!
On regardait souvent sa porte brune et noire...
Sans clefs!... c'était étrange ... on rêvait bien des fois
Aux mystères dormant entre ses flancs de bois,
Et l'on croyait ouïr, au fond de la serrure
Béante, un bruit lointain, vague et joyeux murmure...
- La chambre des parents est bien vide,, aujourd'hui:
Aucun reflet vermeil sous la porte n'a lui;
Il n'est point de parents, de foyer, de clefs prises:
Partant, point de baisers, point de douces surprises!
Oh! que le jour de l'an sera triste pour eux!
- Et, tout pensifs, tandis que de leurss grands yeux bleus,
Silencieusement tombe une larme amère,
Ils murmurent: "Quand donc reviendra notre mère?"
......................................................

V

Maintenant, les petits sommeillent tristement:
Vous diriez, à les voir, qu'ils pleurent en dormant,
Tant leurs yeux sont gonflés et leur souffle pénible!
Les tout petits enfants ont le coeur si sensible!
- Mais l'ange des berceaux vient essuyeer leurs yeux,
Et dans ce lourd sommeil met un rêve joyeux,
Un rêve si joyeux, que leur lèvre mi-close,
Souriante, semblait murmurer quelque chose...
- Ils rêvent que, penchés sur leur petiit bras rond,
Doux geste du réveil, ils avancent le front,
Et leur vague regard tout autour d'eux se pose...
Ils se croient endormis dans un paradis rose...
Au foyer plein d'éclairs chante gaiement le feu...
Par la fenêtre on voit là-bas un beau ciel bleu;
La nature s'éveille et de rayons s'enivre...
La terre, demie-nue, heureuse de revivre,
A des frissons de joie aux baisers du soleil...
Et dans le vieux logis tout est tiède et vermeil:
Les sombres vêtements ne jonchent plus la terre,
La bise sous le seuil a fini par se taire...
On dirait qu'une fée a passé dans cela!...
- Les enfants, tout joyeux, ont jeté deeux cris... Là,
Près du lit maternel, sous un beau rayon rose,
Là, sur le grand tapis, resplendit quelque chose...
Ce sont des médaillons argentés, noirs et blancs,
De la nacre et du jais aux reflets scintillants;
Des petits cadres noirs, des couronnes de verre,
Ayant trois mots gravés en or: "A NOTRE MERE!"


da: http://www.giuseppecirigliano.it/HomePageRimbaud.html

Postato da: giacabi a 18:25 | link | commenti
poesie, rimbaud

Come salvare la bellezza dallo svanire lontano?

***

di Antonio Spadaro     
 Questa sembra la domanda fondamentale che genera l’ispirazione di Gerard Manley Hopkins. In lui risuona un’eco di piombo: l’unica possibilità di saggezza è quella di cominciare a disperare perchè non resta altro che l’età, i mali dell’età, canuti capelli, / pieghe e rughe, e il mancare e il morire, l’orrore della morte, avvolti sudari, le tombe, i vermi, e il crollare alla corruzione. A questa eco però ne segue subito un’altra, un’esplosione di suoni che festeggia la presenza di una via di fuga, un’eco d’oro: quanto sembra fuggire veloce, finito e disfatto, è invece destinato ad essere avvinto dalla più tenera verità / alla perfezione del suo essere, alla sua giovanile bellezza. Ecco: ciò che colpisce Hopkins è l’eccesso di presenza che solo la bellezza sa comunicare. Questa bellezza giovane è la Bellezza screziata da cui prende il titolo una sua splendida poesia. In essa Hopkins dà gloria a Dio per le cose chiazzate -/ per i cieli d’accoppiati colori come vacca pezzata;/ per i nèi rosa in puntini sulla trota che nuota; per tutte le cose contrarie, originali, impari, strane;/ quel ch’è instabile, lentigginoso (chi sa come?).

Nei versi di Hopkins tutto sembra percorso da una scossa. Il mondo è come carico della grandezza di Dio. Carico (charged), sia nel senso del peso sia nel senso della carica elettrica, così che questa grandezza fiammeggerà, come fulgore da percossa lamina. La grandezza di Dio scuote e fa vibrare, imprime guizzo e slancio esuberante, sempre in movimento, mai in stallo. Hopkins esalta dunque Dio non in quanto stabile sicurezza dell’essere, al di là delle singole forme, ma in quanto autore delle differenze e delle energie polarizzanti, di ciò che è instabile nella durata e nella forma. Ecco dunque la certezza: vive in fondo alle cose la freschezza più cara. E così, grazie a questa visione profonda delle cose, Hopkins sarà acuto osservatore di vento, gradine e chicchi, dei flussi e riflussi del mare, delle forme degli alberi e delle curvature di acque che scorrono sopra le pietre, di sottili sfumature cromatiche nei tramonti del sole e delle infinite figure di nuvole di continuo cangianti. L’atto poetico comincia non nella coscienza autistica del poeta, ma nella visione attiva e vibrante del mondo: «è possibile che in certi tempi la bellezza di un albero, la sua forma, un determinato effetto, ecc. mi trasporti nella massima stupefazione», scrive Hopkins in una lettera.

Nel mondo resta sempre immediatamente visibile la gloria della creazione: Cos’è tutta questa linfa e tutta questa gioia?/ Un’eco del dolce essere della terra all’origine, scrive. Nel gheppio come nel sasso, nella libellula come nel corpo umano, nell’aria come nella zolla, nella trota iridata come nella mucca pezzata, Hopkins percepisce un eccesso, un’esuberanza, una bellezza sbocciante, una freschezza fumante, un rigoglio di godimento giovane, una brulicante giovinezza nel reale da cui viene attratto irresistibilmente. La realtà è infiammata, avvampa. E tutto questo fuoco è ancora l’eco caldo della creazione, dell’inizio.

Che la bellezza sia mortale o immortale è, se così possiamo dire, di secondaria importanza rispetto a ciò che essa opera: la rottura dell’io, la sua apertura, lo sconvolgimento della sua pigrizia. La bellezza è sempre bruta e pericolosa, e persino barbarous. Per quanto la bellezza «mortale» possa rapire l’anima di chi la contempla, alla fine essa non è che un filo di Arianna per chi è toccato dalla Grazia. Il principio primo della poesia hopkinsiana è che ogni bellezza appartiene a Cristo e a lui deve essere sempre rapportata. Per questo motivo egli è anche il giudice estetico ultimo di ogni arte umana. Infatti scrive il poeta in una lettera all’amico Dixon: «L’unico critico letterario giusto è Cristo». E all’amico poeta R. Bridges: «Come io faccio la critica a te, anche Cristo la fa, ma in maniera più giusta e più amabile, a te sia come poeta che a te come uomo».

Hopkins attraverserà momenti tremendi tra il 1885 e il 1887 nei quali scriverà i suoi terrible sonnets, ritrovati solo dopo la sua morte: un percorso dolorosissimo. Qui lo sguardo aperto e guizzante sul reale sembra perdersi nel buio della depressione e dello sconforto. La percezione del baratro si fa amara: Sono fiele, / sono bruciore. Il più fondo segreto di Dio / l’amaro volle che gustassi: il mio gusto ero io. Ma, seguendo questi pensieri, alla fine Hopkins stesso esplode in un fragoroso Basta! per frenare i pensieri di desolazione. Morte, piombo, buio cedono allo squillo del cuore (heart’s-clarion), la Resurrezione: in un lampo, a uno squillo,/ subito sono quel che è Cristo, poiché lui fu quel che sono, e/ questo poveraccio, scherzo, povero coccio, toppa, legno di zolfanello, diamante immortale, è diamante immortale. Ciò che è nulla, un piccolo truciolo, un fiammifero, diventa al fuoco della resurrezione un diamante.

Alla fine l’invocazione folgorante resta intatta nella sua richiesta di vita: o tu signore di vita, manda pioggia alle mie radici.

Da:   Bombacarta

 

Postato da: giacabi a 15:35 | link | commenti
bellezza, hopkins

lunedì, 28 aprile 2008

L’uomo ricerca la verità

***

L’uomo, per natura, ricerca la verità. Questa ricerca non è destinata solo

alla conquista di verità parziali, fattuali o scientifiche; egli non cerca

soltanto il vero bene per ognuna delle sue decisioni. La sua ricerca tende

verso una verità ulteriore che sia in grado di spiegare il senso della vita; è

perciò una ricerca che non può che trovare esito se non nell’Assoluto”.

 Papa Giovanni Paolo II nella Fides et ratio.

Postato da: giacabi a 21:32 | link | commenti
verità, giovanni paoloii

***

Quando un uomo intraprende il cammino della verità tutte le forze buone del cielo e della terra si uniscono a lui.”

 

Romano Guardini

Postato da: giacabi a 20:34 | link | commenti
verità, guardini

Un sogno avverato

***



“..io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.
Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.
Ma non soltanto.
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".

Martin Luther King  

 

 

Postato da: giacabi a 14:53 | link | commenti
testimonianza

domenica, 27 aprile 2008

La Bellezza

***

   

Esiste qualcosa di inspiegabilmente commovente nella nostra natura pietroburghese quando, con il sopraggiungere della primavera, mostra ad un tratto tutta la sua potenza, tutte le forze datele dal cielo per ricoprirsi, abbellirsi, colorarsi di fiori... In qualche modo mi ricorda involontariamente quella ragazza tisica e deperita che voi guardate a volte con compassione, a volte con un certo affetto pietoso, a volte semplicemente non la notate neppure, ma che improvvisamente, per un attimo solo, in modo disperato, diventa inspiegabilmente di una meravigliosa bellezza, e voi, colpito e inebriato, vi chiedete inconsapevolmente: qual è la forza che dà un tale splendore, un tale fuoco a quei tristi occhi pensosi? Che cosa ha fatto affluire il sangue a quelle pallide gote incavate? Che passione si è riversata sui teneri lineamenti del volto? Per quale ragione il petto ansima così? Che cosa ha provocato improvvisamente la forza, la vita e la bellezza sul volto di quella povera ragazza, lo ha fatto brillare di un simile sorriso e ravvivare da una gaia e scintillante risata? Vi guardate intorno, cercate qualcuno, pensate di intuire... Ma l'attimo fugge, il giorno dopo incontrate di nuovo lo stesso sguardo pensoso e distratto, lo stesso viso pallido di prima, la stessa sottomissione e mitezza nei movimenti e persino un certo pentimento, persino tracce di una tristezza mortale e di stizza per quell'effimero piacere... E vi fa pena che quella bellezza apparsa per un attimo sia svanita così in fretta e così irrevocabilmente e che, ingannevole e vana, abbia brillato davanti ai vostri occhi lasciandovi il rammarico di non aver fatto in tempo ad innamorarvi di lei... Dostoevskij Notti Bianche, Prima Notte                                                    grazie a:Karommah

Postato da: giacabi a 23:05 | link | commenti (3)
bellezza, dostoevskij

Nennolina

***

La Serva di Dio Antonietta Meo,

familiarmente chiamata Nennolina, ha portato

a compimento la sua vita in appena sei anni

mezzo. Ha accolto il Mistero in tutto,

sacrificandosi per gli altri nella semplice

offerta della sua malattia e della sua vita. Il 17

dicembre scorso Benedetto XVI ha

riconosciuto ufficialmente le virtù eroiche di

questa bambina, consentendo un passaggio

importante nel processo per la sua

canonizzazione.

“Ti benedico o Padre perché hai tenuto

nascoste queste cose ai sapienti e agli

intelligenti e la hai rivelate ai piccoli” (Mt

11,25). Queste parole del Vangelo sono più

che mai descrittive di quanto è accaduto nella

vita della Serva di Dio Antonietta Meo. Al XIII

Convegno del nostro Movimento abbiamo

conosciuto questa santa bambina. Come allora

ci riaccostiamo a lei ricordandoci che ciò che

conta di più non è restare sentimentalmente

colpiti e commossi per la tenerezza che

Nennolina suscita, ma lasciarci davvero

provocare e cambiare dalla sua testimonianza.

Caro Gesù. Oggi vado a spasso e vado dalle mie

suore e gli dico che voglio fare la prima

Comunione a Natale…Gesù vieni presto nel mio

cuore, che io ti stringerò forte forte e ti bacerò!...

Oh Gesù! Voglio che Tu resti sempre nel mio cuore

un saluto e un bacio dalla tua Antonietta”.

Questa letterina è datata 15 settembre 1936 ed

è la prima di una serie di centosessantadue

letterine, o poesie come le chiamava lei, che

sono state poi raccolte e pubblicate fedelmente

(lasciando anche gli errori) insieme ai pensieri

del suo diario. Antonietta Meo nasce a Roma il

15 dicembre del 1930, aveva circa 6 anni e

mezzo quando il Signore la chiama a Sé il 3

luglio del ‘37. A poco più di quattro anni le

viene diagnosticato un ostiosarcoma che

l’avrebbe portata da lì a poco all’amputazione

della gamba sinistra. Per questa malattia

Nennolina affronterà un vero e proprio calvario

che saprà accogliere con quella normalità della

fede che rende eroici agli occhi del mondo e

speciali agli occhi di Dio. I dolori che deve

subire sono indescrivibili, sia per le cure che

deve affrontare che per le metastasi, le quali le

procurano nell’ultimo periodo di vita anche lo

spostamento del cuore. Tutti coloro che l’hanno

conosciuta ricordano la sua serenità, il sorriso,

la vivacità e il non lamentarsi mai nonostante la

malattia, offrendo continuamente tutto a Gesù,

a Dio Padre e alla “cara Madonnina”. Riporta

Maria Ravaglioli, mamma di Nennolina, nel

suo bellissimo diario: “… E se Gesù ti chiedesse

la gamba che ti fa male, gliela daresti? Sì,

mamma! E non ti dispiacerebbe di rimanere senza

una gamba? Mi guardò; poi, chinando la testina,

rispose: un pochino; poi rialzandola subito, con

energia: no, mamma: non mi dispiace; Gesù ha

sofferto tanto sulla Croce e io l’offro a Gesù per i

nostri soldati che sono in Abissina (Maria Meo,

Nennolina: una mistica di sei anni, p. 108).

Nel ripercorrere la breve ma compiuta esistenza

di Nennolina, si scorge la vita di una bambina

normale, fatta dell’andare a scuola, che amava

tanto e dove voleva andare anche la domenica

per “imparare tante cose”, del rapporto con i

genitori, la sorella maggiore Margherita, gli

amici… una vita di una bambina vivace con i

suoi “capriccetti”, di cui chiedeva sempre

perdono.

Antonietta scrive nel novembre del ‘36, quando

le era già stata amputata la gamba: “… Caro

papà io sono molto contenta che Gesù mi ha

mandato questo guaio sai!... Almeno sono la più

prediletta di Gesù”. Lei scriverà queste letterine

per lo più dettandole alla madre, firmando

semplicemente con una croce, poi con il suo

nome, aggiungendo “Antonietta e Gesù” e infine

Antonietta di Gesù”. Lasciava i suoi scritti sotto

una statuina di un Gesù Bambino che dorme

sulla croce, perché Lui venisse a leggerle

durante la notte. “Caro Gesù bambino ti voglio

tanto bene Gesù bambino aiutami proteggimi. O

Gesù bambino dammi delle anime vieni dentro al

mio cuore ch’è t’aspetto presto. O Gesù bambino

salva la mia anima O Gesù bambino amoroso O

Gesù bambino ti bacio…”, 9 ottobre 1936. Tra i

pensieri autografi si scorgono queste dolci

parole “Caro Spirito santo, dì a Gesù che vogli

essere la sua lampada e vogli essere il suo giglio”. E

ancora, in attesa di ricevere la Prima

Comunione nella notte di Natale: “Caro Spirito

Santo, riempimi della tua grazia e fa che possa

fare tanti piccoli sacrifici per prepararmi a

riceverti degnamente”. Del settembre 1936 sono

questi fioretti: “Questa mattina sono stata buona.

Per far piacere a te Gesù…Ho obbedito per amore

di Gesù. Gesù ti mando un bacio…Non ho

mangiato la caramella finchè non ho recitato le

preghiere Gesù mio ti mando un saluto”. A noi

che, come dice San Paolo, non sappiamo

nemmeno cosa sia conveniente chiedere a Dio

(cfr. Rm 8,26), questa bambina insegna ciò che

è necessario, ciò senza cui non si può vivere:

Ma tu aiutami, che senza il tuo aiuto non posso

fare niente… aiutami con la tua grazia, aiutami

tu, che senza la tua grazia nulla posso fare… ti

prego, Gesù buono, conservami sempre la grazia

dell’anima”. Tutta la semplicità e la verità del

suo insegnamento per noi può essere

sintetizzato dall’ultima sua lettera datata 2

giugno del 1937: Caro Gesù crocifisso, io ti

voglio tanto bene e ti amo tanto. Io voglio stare

con te sul Calvario. Caro Gesù, dì a Dio Padre

che amo tanto anche Lui. Caro Gesù, dammi tu

la forza necessaria per sopportare questi dolori che

ti offro per i peccatori - qui, annota la mamma,

fu presa da un attacco di vomito - Caro Gesù, dì

allo Spirito Santo che mi illumini d’amore e mi

riempia dei suoi sette doni. Caro Gesù, dì alla

Madonna che l’amo tanto e voglio starle vicina.

Caro Gesù, ti voglio ripetere che ti amo tanto. Mio

buon Gesù, ti raccomando il mio confessore e fagli

le grazie necessarie. Ti raccomando i miei genitori

e Margherita. La tua bambina ti manda tanti

baci Antonietta di Gesù”.

Nennolina ci testimonia e rimette davanti che

la fede è semplice, non è una questione di età o

di capacità, ma che si tratta di una posizione di

cuore, attraverso cui si rende possibile quella

profonda conoscenza di Lui che san Paolo ci

rivela nella sua lettera agli Efesini e che

Nicolino stesso approfondisce nel suo ultimo

intervento: “…per una più profonda conoscenza

di Lui non è questione di erudizione o di «studio»

ma l’affermazione di una più totalizzante

esperienza di Lui dentro la vita, di un più reale e

radicale attaccamento di tutto noi stessi alla

Presenza viva di Cristo che ci porti e ci faccia

ritrovare nella profondità del suo Essere in cui vi è

la consistenza di tutto e tutti” (Nicolino Pompei,

Atti del Convegno Fides Vita 2006, p. 18).

Simona Cursale

 da: http://www.fidesvita.org/

Postato da: giacabi a 22:32 | link | commenti
santi