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chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.
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Mostrami il tuo Dio . Io ti risponderò: Mostrami il tuo uomo *** Un elegante discorso e un porgere ricercato arrecano diletto e lode ai miseri mortali, che hanno l’animo traviato per una gloria vana; l’amante del vero non va dietro a discorsi imbellettati, ma investiga che cosa e quali essi siano. Poiché, o caro, mi hai ingombrato la mente con vuote ciance, gloriandoti nei tuoi dèi di legno, di marmo , scolpiti e fusi e plasmati e dipinti, i quali non vedono ne odono ( poiché sono figure e opere di mano d’uomini). Poiché, inoltre tu mi dici cristiano come se portassi un nome ignominioso, io dichiaro apertamente di essere cristiano e porto tal nome, grato a Dio, con la speranza di essergli utile. Perché non è , come supponi tu, tal nome sgradito a Dio, ma essendo tu inutile a Dio, così ragioni intorno a lui. Che se poi tu mi obbietterai: Mostrami il tuo Dio . Io ti risponderò: Mostrami il tuo uomo .E io ti mostrerò il mio Dio. Fammi constatare se gli occhi della tua anima sono capaci di sentire. Poiché come coloro che guardano con gli occhi del corpo percepiscono le cose della vita materiale, e osservano i contrasti, la luce o le tenebre, il bianco o il nero, il brutto o il bello, l’ordinato e il commensurabile, o il disordinato e l’incommensurabile, il proporzionato e lo sproporzionato, ciò ch’è mutilo o abbondante nelle sue parti; e altrettanto si può dire di ciò ch’è percepito dall’udito , dei suoni gravi e acuti o sgradevoli, così le orecchie del cuore e gli occhi dell’anima hanno la possibilità d’intendere Dio. Poiché Iddio è visto da coloro che possono comprenderlo, perché hanno aperti gli occhi dell’animo . Tutti hanno gli occhi, ma alcuni cosparsi di caligine e non scorgono la luce del sole; e non perchè ciechi non possono percepire la luce splendente del sole, essa non esiste, ma essi devono farne risalire la causa a loro stessi e ai loro occhi . Così anche tu hai gli occhi del tuo animo offuscati da caligine, per le nefandezze e i peccati tuoi. L’uomo deve mantenere l’anima pura come terso specchio. Quando la ruggine si posa su uno specchio in esso non si può rispecchiare l’immagine dell’uomo; così il peccato quando si radica nell’animo dell’uomo; egli non può avere la visione di Dio. Teofilo di Antiochia da: primo libro ad Autolico |
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La fede cristiana è una grande cattedrale da ammirare stando dentro *** «Gli amici uscirono dalla chiesa e guardando in su, dall'esterno, alla finestra che avevano ammirato da dentro, non vedevano nient'altro che il semplice contorno di un'ombra tetra. Niente poteva più essere distinto, né il singolo ritratto di un santo, di un angelo o del Salvatore, né tanto meno lo schema complessivo e il significato del disegno. "Tutto questo", pensò lo scultore, "è il più sconvolgente emblema di quanto sia diverso l'aspetto di una verità religiosa o di una storia sacra quando è visto dall'interno della fede oppure dal suo freddo e cupo esterno. La fede cristiana è una grande cattedrale, con vetrate divinamente dipinte. Stando fuori, tu non vedi alcuna gloria, né riesci a immaginarne una; stando dentro, ogni raggio di luce rivela un'armonia di ineffabili splendori"». Nathaniel Hawthorne da:Il fauno di marmo |
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L'amore di Dio è anche eros L'amore di Dio è anche eros... L'eros fa parte del cuore stesso di Dio: l’Onnipotente attende il "si" delle sue creature come un giovane sposo quello della sua sposa... Nella Croce si manifesta l'eros di Dio per noi. Eros è infatti -come si esprime lo Pseudo Dìonigi - quella forza "che non permette all'amante di rìmanere in se stesso.., ma la spinge a unirsi all'amato". Quale più "folle eros" di quello che ha portato il Figlio di Dio ad unirsi a noi fino al punto di soffrire come proprie le conseguenze dei nostri delitti?.. Guardiamo a Cristo trafitto in Croce! E Lui la rivelazione più sconvolgente dell'amore di Dio, un amore in cui eros e agape, lungi dal contrapporsi, si illuminano a vicenda. Sulla Croce è Dio stesso che mendica l'amore della sua creatura: Egli ha sete dell'amore di ognuno di noi... Si potrebbe addirittura dire che la rivelazione dell'eros di Dio verso l'uomo è, in realtà, l'espressione suprema della sua agape. In verità, solo l'amore in cui si uniscono il dono gratuito di sé e il desiderio appassionato dì reciprocità infonde un'ebbrezza che rende leggeri i sacrifici più pesanti. Gesù ha detto: "Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me". La risposta che il Signore ardentemente desidera da noi è innanzitutto che noi accogliamo il suo amore e ci lasciamo attrarre da Lui, Accettare il suo amore, però, non basta. Occorre corrispondere a tale amore ed impegnarsi poi a comunicarlo agli altri: Cristo "mi attira a sé" per unirsi a me, perché impari ad amare i fratelli con il suo stesso amore. Benedetto XVI MESSAGGIO PER LA QUARESIMA 2007 |
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Nuda è la terra, e l'anima
*** Nuda è la terra, e l'anima Antonio Machado |
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Le strenne degli orfani ***I La stanza è piena d'ombra; si sente vagamente II Ora i due fanciullini, sotto la tenda viva, III Il cuore ve l'ha detto: - son bimbi senza madre, IV Com'era affascinante, ridir quelle parole! V Ora i due fanciullini dormono tristemente: Arthur Rimbaud Poésies Les étrennes des orphelins La chambre est pleine d'ombre; on entend vaguement II Or les petits enfants, sous le rideau flottant, III Votre coeur l'a compris : - ces enfants sont sans mère. IV Ah! c’était si charmant, ces mots dits tant de fois! V Maintenant, les petits sommeillent tristement: |
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Come salvare la bellezza dallo svanire lontano? *** di Antonio Spadaro Nel mondo resta sempre immediatamente visibile la gloria della creazione: Cos’è tutta questa linfa e tutta questa gioia?/ Un’eco del dolce essere della terra all’origine, scrive. Nel gheppio come nel sasso, nella libellula come nel corpo umano, nell’aria come nella zolla, nella trota iridata come nella mucca pezzata, Hopkins percepisce un eccesso, un’esuberanza, una bellezza sbocciante, una freschezza fumante, un rigoglio di godimento giovane, una brulicante giovinezza nel reale da cui viene attratto irresistibilmente. La realtà è infiammata, avvampa. E tutto questo fuoco è ancora l’eco caldo della creazione, dell’inizio. Che la bellezza sia mortale o immortale è, se così possiamo dire, di secondaria importanza rispetto a ciò che essa opera: la rottura dell’io, la sua apertura, lo sconvolgimento della sua pigrizia. La bellezza è sempre bruta e pericolosa, e persino barbarous. Per quanto la bellezza «mortale» possa rapire l’anima di chi la contempla, alla fine essa non è che un filo di Arianna per chi è toccato dalla Grazia. Il principio primo della poesia hopkinsiana è che ogni bellezza appartiene a Cristo e a lui deve essere sempre rapportata. Per questo motivo egli è anche il giudice estetico ultimo di ogni arte umana. Infatti scrive il poeta in una lettera all’amico Dixon: «L’unico critico letterario giusto è Cristo». E all’amico poeta R. Bridges: «Come io faccio la critica a te, anche Cristo la fa, ma in maniera più giusta e più amabile, a te sia come poeta che a te come uomo». Hopkins attraverserà momenti tremendi tra il 1885 e il 1887 nei quali scriverà i suoi terrible sonnets, ritrovati solo dopo la sua morte: un percorso dolorosissimo. Qui lo sguardo aperto e guizzante sul reale sembra perdersi nel buio della depressione e dello sconforto. La percezione del baratro si fa amara: Sono fiele, / sono bruciore. Il più fondo segreto di Dio / l’amaro volle che gustassi: il mio gusto ero io. Ma, seguendo questi pensieri, alla fine Hopkins stesso esplode in un fragoroso Basta! per frenare i pensieri di desolazione. Morte, piombo, buio cedono allo squillo del cuore (heart’s-clarion), la Resurrezione: in un lampo, a uno squillo,/ subito sono quel che è Cristo, poiché lui fu quel che sono, e/ questo poveraccio, scherzo, povero coccio, toppa, legno di zolfanello, diamante immortale, è diamante immortale. Ciò che è nulla, un piccolo truciolo, un fiammifero, diventa al fuoco della resurrezione un diamante. Alla fine l’invocazione folgorante resta intatta nella sua richiesta di vita: o tu signore di vita, manda pioggia alle mie radici. Da: Bombacarta |
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L’uomo ricerca la verità *** ” “L’uomo, per natura, ricerca la verità. Questa ricerca non è destinata solo alla conquista di verità parziali, fattuali o scientifiche; egli non cerca soltanto il vero bene per ognuna delle sue decisioni. La sua ricerca tende verso una verità ulteriore che sia in grado di spiegare il senso della vita; è perciò una ricerca che non può che trovare esito se non nell’Assoluto”. Papa Giovanni Paolo II nella Fides et ratio. |
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*** ”Quando un uomo intraprende il cammino della verità tutte le forze buone del cielo e della terra si uniscono a lui.” Romano Guardini |
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Un sogno avverato *** “..io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.
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La Bellezza *** Esiste qualcosa di inspiegabilmente commovente nella nostra natura pietroburghese quando, con il sopraggiungere della primavera, mostra ad un tratto tutta la sua potenza, tutte le forze datele dal cielo per ricoprirsi, abbellirsi, colorarsi di fiori... In qualche modo mi ricorda involontariamente quella ragazza tisica e deperita che voi guardate a volte con compassione, a volte con un certo affetto pietoso, a volte semplicemente non la notate neppure, ma che improvvisamente, per un attimo solo, in modo disperato, diventa inspiegabilmente di una meravigliosa bellezza, e voi, colpito e inebriato, vi chiedete inconsapevolmente: qual è la forza che dà un tale splendore, un tale fuoco a quei tristi occhi pensosi? Che cosa ha fatto affluire il sangue a quelle pallide gote incavate? Che passione si è riversata sui teneri lineamenti del volto? Per quale ragione il petto ansima così? Che cosa ha provocato improvvisamente la forza, la vita e la bellezza sul volto di quella povera ragazza, lo ha fatto brillare di un simile sorriso e ravvivare da una gaia e scintillante risata? Vi guardate intorno, cercate qualcuno, pensate di intuire... Ma l'attimo fugge, il giorno dopo incontrate di nuovo lo stesso sguardo pensoso e distratto, lo stesso viso pallido di prima, la stessa sottomissione e mitezza nei movimenti e persino un certo pentimento, persino tracce di una tristezza mortale e di stizza per quell'effimero piacere... E vi fa pena che quella bellezza apparsa per un attimo sia svanita così in fretta e così irrevocabilmente e che, ingannevole e vana, abbia brillato davanti ai vostri occhi lasciandovi il rammarico di non aver fatto in tempo ad innamorarvi di lei... Dostoevskij Notti Bianche, Prima Notte grazie a:Karommah |
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Nennolina *** La Serva di Dio Antonietta Meo, familiarmente chiamata Nennolina, ha portato a compimento la sua vita in appena sei anni mezzo. Ha accolto il Mistero in tutto, sacrificandosi per gli altri nella semplice offerta della sua malattia e della sua vita. Il 17 dicembre scorso Benedetto XVI ha riconosciuto ufficialmente le virtù eroiche di questa bambina, consentendo un passaggio importante nel processo per la sua canonizzazione. “Ti benedico o Padre perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e la hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25). Queste parole del Vangelo sono più che mai descrittive di quanto è accaduto nella vita della Serva di Dio Antonietta Meo. Al XIII Convegno del nostro Movimento abbiamo conosciuto questa santa bambina. Come allora ci riaccostiamo a lei ricordandoci che ciò che conta di più non è restare sentimentalmente colpiti e commossi per la tenerezza che Nennolina suscita, ma lasciarci davvero provocare e cambiare dalla sua testimonianza. “Caro Gesù. Oggi vado a spasso e vado dalle mie suore e gli dico che voglio fare la prima Comunione a Natale…Gesù vieni presto nel mio cuore, che io ti stringerò forte forte e ti bacerò!... Oh Gesù! Voglio che Tu resti sempre nel mio cuore un saluto e un bacio dalla tua Antonietta”. Questa letterina è datata 15 settembre 1936 ed è la prima di una serie di centosessantadue letterine, o poesie come le chiamava lei, che sono state poi raccolte e pubblicate fedelmente (lasciando anche gli errori) insieme ai pensieri del suo diario. Antonietta Meo nasce a Roma il 15 dicembre del 1930, aveva circa 6 anni e mezzo quando il Signore la chiama a Sé il 3 luglio del ‘37. A poco più di quattro anni le viene diagnosticato un ostiosarcoma che l’avrebbe portata da lì a poco all’amputazione della gamba sinistra. Per questa malattia Nennolina affronterà un vero e proprio calvario che saprà accogliere con quella normalità della fede che rende eroici agli occhi del mondo e speciali agli occhi di Dio. I dolori che deve subire sono indescrivibili, sia per le cure che deve affrontare che per le metastasi, le quali le procurano nell’ultimo periodo di vita anche lo spostamento del cuore. Tutti coloro che l’hanno conosciuta ricordano la sua serenità, il sorriso, la vivacità e il non lamentarsi mai nonostante la malattia, offrendo continuamente tutto a Gesù, a Dio Padre e alla “cara Madonnina”. Riporta Maria Ravaglioli, mamma di Nennolina, nel suo bellissimo diario: “… E se Gesù ti chiedesse la gamba che ti fa male, gliela daresti? Sì, mamma! E non ti dispiacerebbe di rimanere senza una gamba? Mi guardò; poi, chinando la testina, rispose: un pochino; poi rialzandola subito, con energia: no, mamma: non mi dispiace; Gesù ha sofferto tanto sulla Croce e io l’offro a Gesù per i nostri soldati che sono in Abissina” (Maria Meo, Nennolina: una mistica di sei anni, p. 108). Nel ripercorrere la breve ma compiuta esistenza di Nennolina, si scorge la vita di una bambina normale, fatta dell’andare a scuola, che amava tanto e dove voleva andare anche la domenica per “imparare tante cose”, del rapporto con i genitori, la sorella maggiore Margherita, gli amici… una vita di una bambina vivace con i suoi “capriccetti”, di cui chiedeva sempre perdono. Antonietta scrive nel novembre del ‘36, quando le era già stata amputata la gamba: “… Caro papà io sono molto contenta che Gesù mi ha mandato questo guaio sai!... Almeno sono la più prediletta di Gesù”. Lei scriverà queste letterine per lo più dettandole alla madre, firmando semplicemente con una croce, poi con il suo nome, aggiungendo “Antonietta e Gesù” e infine “Antonietta di Gesù”. Lasciava i suoi scritti sotto una statuina di un Gesù Bambino che dorme sulla croce, perché Lui venisse a leggerle durante la notte. “Caro Gesù bambino ti voglio tanto bene Gesù bambino aiutami proteggimi. O Gesù bambino dammi delle anime vieni dentro al mio cuore ch’è t’aspetto presto. O Gesù bambino salva la mia anima O Gesù bambino amoroso O Gesù bambino ti bacio…”, 9 ottobre 1936. Tra i pensieri autografi si scorgono queste dolci parole “Caro Spirito santo, dì a Gesù che vogli essere la sua lampada e vogli essere il suo giglio”. E ancora, in attesa di ricevere la Prima Comunione nella notte di Natale: “Caro Spirito Santo, riempimi della tua grazia e fa che possa fare tanti piccoli sacrifici per prepararmi a riceverti degnamente”. Del settembre 1936 sono questi fioretti: “Questa mattina sono stata buona. Per far piacere a te Gesù…Ho obbedito per amore di Gesù. Gesù ti mando un bacio…Non ho mangiato la caramella finchè non ho recitato le preghiere Gesù mio ti mando un saluto”. A noi che, come dice San Paolo, non sappiamo nemmeno cosa sia conveniente chiedere a Dio (cfr. Rm 8,26), questa bambina insegna ciò che è necessario, ciò senza cui non si può vivere: “Ma tu aiutami, che senza il tuo aiuto non posso fare niente… aiutami con la tua grazia, aiutami tu, che senza la tua grazia nulla posso fare… ti prego, Gesù buono, conservami sempre la grazia dell’anima”. Tutta la semplicità e la verità del suo insegnamento per noi può essere sintetizzato dall’ultima sua lettera datata 2 giugno del 1937: “Caro Gesù crocifisso, io ti voglio tanto bene e ti amo tanto. Io voglio stare con te sul Calvario. Caro Gesù, dì a Dio Padre che amo tanto anche Lui. Caro Gesù, dammi tu la forza necessaria per sopportare questi dolori che ti offro per i peccatori - qui, annota la mamma, fu presa da un attacco di vomito - Caro Gesù, dì allo Spirito Santo che mi illumini d’amore e mi riempia dei suoi sette doni. Caro Gesù, dì alla Madonna che l’amo tanto e voglio starle vicina. Caro Gesù, ti voglio ripetere che ti amo tanto. Mio buon Gesù, ti raccomando il mio confessore e fagli le grazie necessarie. Ti raccomando i miei genitori e Margherita. La tua bambina ti manda tanti baci Antonietta di Gesù”. Nennolina ci testimonia e rimette davanti che la fede è semplice, non è una questione di età o di capacità, ma che si tratta di una posizione di cuore, attraverso cui si rende possibile quella profonda conoscenza di Lui che san Paolo ci rivela nella sua lettera agli Efesini e che Nicolino stesso approfondisce nel suo ultimo intervento: “…per una più profonda conoscenza di Lui non è questione di erudizione o di «studio» ma l’affermazione di una più totalizzante esperienza di Lui dentro la vita, di un più reale e radicale attaccamento di tutto noi stessi alla Presenza viva di Cristo che ci porti e ci faccia ritrovare nella profondità del suo Essere in cui vi è la consistenza di tutto e tutti” (Nicolino Pompei, Atti del Convegno Fides Vita 2006, p. 18). Simona Cursale |