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Eccomi

Utente: giacabi

chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.



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lunedì, 30 giugno 2008

La noia  

             ***              

Nulla è così insopportabile all'uomo come essere in un pieno riposo, senza passioni, senza faccende, senza svaghi, senza occupazioni. Egli sente allora la sua nullità, il suo abbandono, la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua impotenza, il suo vuoto. E subito sorgono dal fondo della sua anima il tedio, l'umor nero, la tristezza, il cruccio, il dispetto, la disperazione.

 Pascal da: I pensieri

Postato da: giacabi a 19:29 | link | commenti (3)
noia, pascal

 La perfezione

***

La perfezione mi sembra facile: basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia di Dio. S.Teresina di Lisieux

Postato da: giacabi a 15:13 | link | commenti
steresina

Il cristiano

***

 Quando la creatura umana è illuminata dall'amore di Dio, non ha pensieri di biasimo per nessuno, conoscendo bene le sue deficienze.

 S. Antonio abate.

Postato da: giacabi a 15:02 | link | commenti
amicizia

La disperazione

 ***

La disperazione non è non avere niente; è non aspettare niente

 L. Del Vasto

Postato da: giacabi a 14:55 | link | commenti
lanza del vasto

domenica, 29 giugno 2008

Chi disse eppur si muove?

Galielo Galilei? o Giuseppe Baretti?

***

In realtà, la frase, che che si credeva pronunciata da Galileo Galilei al tribunale dell'Inquisizione (nel 1616), è stata del tutto inventata da un giornalista italiano, tale Giuseppe Baretti, che aveva ricostruito la vicenda in maniera anticattolica, per il pubblico inglese in un libro pubblicato a Londra nel 1757. Italian Library.   cliccaqui

 grazie ad: AlessandroG

Postato da: giacabi a 07:25 | link | commenti
medioevo

La difficoltà

***

 Un'avventura è soltanto un fastidio considerato nel modo giusto. Un fastidio è soltanto un'avventura considerata nel modo sbagliato.

Gilbert Keith Chesterton (1874 – 1936),

Postato da: giacabi a 07:07 | link | commenti (3)
chesterton

sabato, 28 giugno 2008

La comunità

***

La comunità è letteralmente, fisicamente Gesù che fa queste cose, Gesù presente. Allora è nella comunità che impari cos'è il tuo destino; e ti dà la fede, ti sostiene nella fede, governa ed educa la tua fede; ti fa capire che cosa è la libertà ed educa la tua libertà, nella coscienza del senso religioso sviluppato e nella coscienza del sacrificio da fare e, quindi, nella consapevolezza umile e senza inutile disperazione del tuo peccato, del tuo peccare, della facilità al peccare. Della facilità a peccare, tanto più che nell'uomo c'è una ferita enorme, c'è il segno di una ferita enorme, per cui il braccio che avrebbe potuto alzare trenta chili non riesce ad alzarne tre, è come indebolito, è come una paralisi infantile: si chiama peccato originale. Perciò la comunità ti dice di non scandalizzarti della tentazione che provi e di non scandalizzarti neanche dell'errore che fai; ma indomabilmente riprendi la strada. E insieme riconosciamo ciò che ci porta al destino, riconosciamo ciò che è grande nella vita, -è grande ciò che ci fa andare verso il destino -, e riconosciamo l'attrattiva illusoria, l'illusorietà dell'attrattiva. Tutto questo è l'educazione che ti dà la comunità.

L. Giussani   Si può vivere così? pag. 90 Rizzoli

Postato da: giacabi a 15:48 | link | commenti
chiesa, giussani

Gesù Cristo

***

113. Non solo noi non conosciamo Dio se non per mezzo di Gesù Cristo, ma non conosciamo noi stessi se non per mezzo di Gesù Cristo; non conosciamo la vita, la morte se non per mezzo di Gesù Cristo. Senza Gesù Cristo, non sappiamo che cosa sia la nostra vita, la nostra morte, Dio, noi stessi. Pertanto, senza la Scrittura, che ha come unico oggetto Gesù Cristo, non conosciamo nulla e vediamo solamente oscurità e confusione nella natura di Dio come nella nostra.

 

114. Coloro che van fuori strada si perdono perché non vedono l’una o l’altra di queste due verità. Si può bensì conoscere Dio senza la propria miseria, e la propria miseria senza conoscere Dio; ma non si può conoscere Gesù Cristo senza conoscere a un tempo sia Dio sia la propria miseria.

Ecco perché non prenderò qui a dimostrare con prove naturali l’esistenza di Dio o la Trinità o l’immortalità dell’anima, né altre cose della stessa specie: non solo perché non mi sento abbastanza forte da trovare nella natura di che convincere atei induriti, ma anche perché senza Gesù Cristo tale conoscenza è inutile e sterile. Quand’uno fosse convinto che le proporzioni dei numeri sono verità immateriali, eterne, e dipendenti da una verità prima in cui sussistono, e che viene chiamata Dio, non mi parrebbe per questo molto progredito nel cammino della salute.

Il Dio dei Cristiani non è semplicemente un Dio autore delle verità matematiche e dell’ordine cosmico: come quello dei pagani e degli epicurei. Né è solamente un Dio il quale eserciti la sua provvidenza sulla vita e i beni degli uomini, per largire ai suoi fedeli una felice serie d’anni: conforme alla concezione degli Ebrei. Il Dio di Abramo, il Dio d’Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei cristiani, è un Dio di amore e di consolazione: un Dio che riempie l’anima e il cuore di coloro che possiede; un Dio che fa loro sentire interiormente la loro miseria e la propria misericordia infinita; che si unisce al più profondo della loro anima; che la colma di umiltà, di gioia, di fiducia, di amore, e che li rende incapaci di altro fine che non sia lui medesimo.

Tutti coloro che cercano Dio fuori di Gesù Cristo, e che si arrestano alla natura, o non trovano nessuna luce che li soddisfi o riescono a trovare un mezzo di conoscere e servire Dio senza mediatore; e così cadono o nell’ateismo o nel deismo: due cose che la religione cristiana aborre quasi in egual misura.

Senza Gesù Cristo, il mondo non sussisterebbe: sarebbe di necessità distrutto o sarebbe simile a un inferno.

 

689. Tutto quel che non mira alla carità è figura.

L’unico oggetto della Scrittura è la carità.

 

206. Come mi sono odiose queste sciocchezze: di non credere nell’Eucarestia, ecc.? Se il Vangelo è vero, se Gesù Cristo è Dio, che difficoltà c’è in tutto questo?

Pascal : I Pensieri

Postato da: giacabi a 14:05 | link | commenti
pascal, gesù

Canzone di viaggio

***

Sole illumina il mio cuore,

vento disperdi le mie pene e i miei lamenti!

Piacere più profondo non conosco sulla terra

se non di andare lontano.

Per la pianura seguo il mio corso,

il sole deve ardermi, il mare rinfrescarmi

per condividere la vita della nostra terra

dischiudo festoso i miei sensi.

E così ogni nuovo giorno mi deve

nuovi amici, nuovi fratelli indicare,

finché lieto posso tutte le forze celebrare,

e di ogni stella diventare ospite e amico.

Hermann Hesse

Postato da: giacabi a 08:06 | link | commenti (1)
hesse

venerdì, 27 giugno 2008

Dio del silenzio, apri la solitudine (Quasimodo)

 ***
Edovremo dunque negarti, Dio
dei tumori, Dio del fiore vivo,
e cominciare con un no all'oscura
pietra «io sono», e consentire alla morte
e su ogni tomba scrivere la sola
nostra certezza: «thànatos athànatos»?
Senza un nome che ricordi i sogni
le lacrime i furori di quest'uomo
sconfitto da domande ancora aperte?
Il nostro dialogo muta; diventa
ora possibile l'assurdo. Là
oltre il fumo di nebbia, dentro gli alberi
vigila la potenza delle foglie,
vero è il fiume che preme sulle rive.
La vita non è sogno. Vero l'uomo
e il suo pianto geloso del silenzio.
Dio del silenzio, apri la solitudine.

treeUngaretti scriveva: "la poesia è testimonianza di Iddio  anche quando è bestemmia". Non raggiunge il vertice della bestemmia, ma questa poesia testimonia, nel dramma, la necessità dell'esistenza di un Qualcuno, lì a rispondere all'infinita domanda del nostro cuore. Quasimodo arriva fino all'imperativo finale,dove non c'è più spazio per la speranza... Ma solo ad una categorica implorazione di certezza.

Gli ultimi versi si scagliano violenti, e la richiesta si fa tanto potente da non lasciare alcun dubbio sulla doverosa e necessaria presenza dell'Interlocutore.... Come si può negare un qualcosa di cui senti il bisogno? Come si può estirparla dal cuore, questa sete inestinguibile? Come si può negare l'innegabile senza negare se stessi? Piuttosto si è costretti ad ammettere l'assurdo!!! (George Gray di E. Lee Master docet)

Ricorda molto il "Verrà forse già viene il suo bisbiglio" che conclude il Dall'Immagine tesa di Rebora.

E ciò che scriveva Sant' Anselmo D'Aosta, descrive perfettamente, a mio avviso, il vertice estremo che inconsciamente tocca la poesia. Si tratta di una preghiera che si conclude così: "Fai Tu, o Cristo, quello che il mio cuore non può. Tu che mi fai chiedere, concedi".

Caro Quasimodo e cari tutti... E' Lui stesso l'origine di tanta sete... e la fonte di acqua viva...

Billa

Grazie! Billa per il tuo bel post

Postato da: giacabi a 15:14 | link | commenti (2)
quasimodo

giovedì, 26 giugno 2008

Vuestra

 ***

Vuestra soy pues me criasteis
vuestra pues me redimisteis
vuestra pues que me sufristeis
vuestra pues que me llamasteis
vuestra porque me esperasteis
vuestra porque no me perdì :
que mandais hacer de mì?

Que mandais pues, buen Señor,
que haga tan vil criado?
Cual officio le habeis dado
a este esclavo pecador?
Veis me aqui mi dulce amor,
amor dulce veis me aqui
que mandais hacer de mì?

Veis aqui mi corazòn,
io lo pongo en vuestra palma :
mi cuerpo, mi vida y alma,
mis entrañas y affliccion.
Dulce esposo y Redentor,
pues por vuestra me ofreci
que mandais hacer de mì?

Haga fruto o non lo haga,
estè callando o hablando,
muestrame la ley mi llaga,
goce de Evangelio hablando.
Estè penando o gozando
solo vos en mi vivìs.
Que mandais hacer de mi

Santa Teresa d'Avila    

clicca qui

Sono tua poichè mi hai creata, sono tua perché mi hai redenta, sono tua poiché mi hai voluta, sono tua poiché mi hai chiamata, sono tua perchè mi hai attesa, sono tua perché non mi sono perduta : che cosa vuoi farne di me ? / Che cosa vuoi o mio buon Signore che faccia una così umile creatura ? Che compito hai dato a questa indegna peccatrice ? Vedi, io sono qui, mio dolce amore, amore dolce, sono qui che cosa vuoi farne di me ? / Vedi qui c'è il mio cuore, io lo metto nelle tue mani : il mio corpo, la mia vita e la mia anima, le mie speranze e le mie preoccupazioni. Dolce sposo e Redentore, poiché mi sono data tutta a te che cosa vuoi farne di me ? /Porti frutto o non ne porti, che stia zitta o stia parlando, mostrami quali sono le leggi del Vangelo. Che io soffra o sia felice, Tu solo sei nella mia vita. Che cosa vuoi farne di me?
Grazie ad :annina

Postato da: giacabi a 22:47 | link | commenti
canti, preghiere

Il diamante "uomo" intriso nello sterco

                                             ***

" Dice Gesù: «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio». È puro di cuore colui che ama secondo il cuore di Dio, cioè che ama solo ciò che Dio ama, come Dio ama.lnfatti Gesù dice:  «,vi do un nuovo comandamento: amatevi l'un l'altro come io ho amato voi».

Ho conosciuto un santo, gli ero intimo amico come un figlio da Dio: si chiamava don Giovanni Calabria, fondatore di una grande opera.

Quando ci rincontrammo in occasione della mia prima santa Messa, mi disse: «Se tu trovassi sulla strada un diamante caduto nello sterco che cosa faresti?». Ri sposi: «Non avrei nessuna ripugnanza a sporcarmi; lo prenderei su, lo laverei, ridonandolo in tal modo alla sua originale brillantezza». «Fa' così dell'uomo», soggiunse.

Eravamo in piedi, all'ombra di una maestosa pianta, sul colle di S. leno in Monte a Verona. Nell'anima mi bollivano tormentosi, gravi problemi umani. E l'immagine di quel diamante intriso nello sterco ancora accompagna vivissima le mie dure esperienze su me stesso e sul prossimo.

Bisogna avere l'umile coraggio di riconoscerci in quel diamante, ancora rotolanti in quello sterco, tutt'altro che «puri di cuore». E saltarne fuori, costasse lo sconvolgimento universale dei termini che illudono l'umanità di essere umana, dopo tanti millenni di misere e mostruose aberrazioni.

Amare solo ciò che Dio ama, solo come Dio ama, solo come Cristo ci comanda. Vedremmo Dio e trasformeremmo il mondo. Saremmo puri di cuore. Saremmo beati, quindi felici.

«Ho visto un'anima, -dice uno spirito eletto -se Dio non mi avesse rivelato che era un'anima umana, mi sarei prostrato ad adorarla".

Zeno Saltini



Postato da: giacabi a 14:36 | link | commenti (1)
persona, don zeno