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Eccomi

Utente: giacabi

chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.



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giovedì, 31 luglio 2008

Lo splendore dell'amicizia

***

Lo splendore dell'amicizia non è la mano tesa né il sorriso gentile  né la gioia della compagnia: è l'ispirazione spirituale quando scopriamo che qualcuno crede in noi ed è disposto a fidarsi di noi.

 (Ralph Waldo Emerson)

 

Postato da: giacabi a 19:36 | link | commenti (1)
amicizia

mercoledì, 30 luglio 2008

La malinconia

(cioè la nostalgia di Dio) 

***

"Un desiderio di desideri:

la malinconia"

(Lev Tolstoi)

Postato da: giacabi a 22:37 | link | commenti
malinconia, tolstoj

Ragione e passione

***

Ragione e passione sono timone e vela della nostra anima navigante

 (Gibran)

Postato da: giacabi a 22:30 | link | commenti
gibran, ragione

Le lacrime

***

Le lacrime sono lo sciogliersi del ghiaccio dell'anima

H.Hesse

 

Postato da: giacabi a 22:19 | link | commenti
hesse

***

    Dio è l'invisibile evidente

 (Victor Hugo)

Postato da: giacabi a 21:57 | link | commenti
dio

Parole e silenzio (parte 2)

***

Pawel scosse il capo; le osservazioni del ragazzo si facevano oscure.
"Diaciamo, Pan Tarnowski, che tu e io viviamo sui due lati d'una strada e che questa strada divida due mondi diversi che risultino incomprensibili l'uno all'altro. Diciamo che io ti porgo la chiave della mia porta e tu mi porgi la chiave della tua; apriamo le nostre porte ed occoci qua; stiamo gettando uno sguardo all'interno l'uno della casa dell'altro. Non è una benedizione?"
"Non c'è niente dentro di me che troveresti d' interessante".
"Questo non lo credo affatto".
"
Perchè vorresti guardare?".
"Perchè l'uomo non è fatto per essere solo".
"Non siamo soli".
David abbassò lo sguardo. A bassa voce disse:" Uno può essere solo, anche in una casa piena di persone che parlano senza sosta".

"Rafforzi la mia tesi: non è necessario parlare".
"Ah, ma parlare è necessario. Non intendo il rumore della bocca, ma il parlare che scaturisce dal silenzio".
"Ora mi hai completamente perso. Cos'è che stai davvero cercando di dire?".
"Il vero parlare è vedere come se si fosse una cosa sola: l'unione del silenzio e l'unione delle parole vere che da questo scaturiscono. Tale unione espande lo sguardo".

M. O'Brien, da Il libraio

Grazie a:AnninaVisualizza Windows Live Spaces

Postato da: giacabi a 21:46 | link | commenti
m obrien

Fabrice Hadjadj

 ***

da www.avvenire.it del 17 luglio 2008

«La tecnica nega la spiritualità»
 DI LORENZO FAZZINI 

Ebreo di nascita, comunista d’educazione, nichilista per scelta, in passato amico del romanziere 'maledetto' Michel Houllebecq, Fabrice Hadjadj, 37enne docente di filosofia a Toulon, è rimasto folgorato dal Crocifisso riflettendo su Heidegger e Bataille; un’illuminazione nella chiesa parigina di Saint Severin l’ha condotto al battesimo.
 Come è avvenuta la sua conversione?

 «Se Cristo stesso è la Verità, un’altra è la domanda: perché non sono diventato cristiano prima? Non amo parlare della mia conversione.
Dio ci converte con la creazione tutt’intera, ma non c’è solo la bellezza del creato, anche la disperazione profonda ci assicura che non possiamo darci la gioia da noi stessi e dobbiamo gridare ad un Salvatore. Presentarsi come convertito significa spesso fare un discorso trionfalistico, ma la conversione non è una conclusione, ma un inizio. Ci impegna a convertirci ancora, fino all’ora della morte. Ora, io sono cattolico! Ma se non vivo la carità divento peggiore di prima, approfitto delle ricchezze di Cristo per il mio piccolo tornaconto orgoglioso. Comunque, iniziando da Heidegger e Bataille, stavo riflettendo su quella tecnica che ci propone di fabbricare un uomo tranquillizzato dalla neurochimica, dalla virtualità e dalla biogenetica. Ho intuito che la nostra angoscia è il nostro tesoro: può dilaniarci in un grido verticale. È questa pressione del Cielo che ci fa sperare una felicità più vasta rispetto al mondo e ce lo fa sperimentare nella sua estrema precarietà. Il corpo sofferente mi sembrava più grande di tutti questi superuomini rimpinzati di benessere. A quel punto ero pronto per ascoltare l’Ecce homo ».
 Nel suo itinerario c’è stato un autore cristiano che l’ha particolarmente
toccato?
 «Anzitutto Léon Bloy. La violenza della sua parola, la radicalità della sua fede, il suo stile geniale sembravano predisposti per colpire quel nietzschiano che ero
. Fino alla conversione credevo che la carità fosse una sorta di bontà da femminuccia con cui ci si compra la tranquillità della coscienza; ho scoperto invece che è un fuoco divorante. Il cattolicesimo era un’altra cosa rispetto a ciò che mi veniva mostrato dalla tiepida esteriorità dei cristiani della domenica (di cui faccio parte!). Mi sono messo a rileggere i profeti: Isaia, Ezechiele, Geremia. Un abbaglio. Dio è amore, ma l’amore è forte come la morte. Ho letto Dostoevskij, Péguy, Bernanos e Manzoni. È grandissimo, Manzoni: l’humour di Dickens con la stranezza di Kafka e la fede di Dante. In Francia non lo conosciamo abbastanza, e in Italia mi sembra dimenticato dopo essere stato ridotto a noioso autore da manuale scolastico».
 
Lei è nato in una famiglia ebrea di sinistra: l’appartenenza al 'popolo eletto' significa qualcosa per lei?
 «Non sono passato dall’ebraismo al cristianesimo; sono nato in una famiglia poco praticante: per noi la Torah
  era meno significativa del Capitale,
  celebravamo la Pasqua solo per fedeltà a un patrimonio. Leggevamo Voltaire, Zola e Gramsci, mio padre mi insegnava i canti della Comune invece dei salmi. Paradossalmente, ho scoperto l’importanza della mia ebraicità diventando cristiano
. Ho percepito che mediante la carne appartenevo a questo strano popolo, che Dio aveva scelto per darsi una carne: la sua esistenza è irriducibile alla ragione perché non è né una nazione particolare né la Chiesa universale, ma qualcosa di ibrido. È significativo che tutti i tentativi totalitari, scientisti, razionalisti o fideistici, vogliano distruggere questo marchio del sovrannaturale nella storia. Recupero meglio la tradizione ebraica diventando più cattolico: Maria non è la figlia di Sion? Gesù non è il Figlio di Davide? Non è in lui che si compiono le promesse fatte a Mosè?
 »
 La sua scrittura è stata toccata dalla sua conversione religiosa?
 «Non è perché si è cristiani che si scrive meglio. Devo molto alla recita quotidiana del salterio: il ritmo dei salmi ha impresso la sua impronta nella mia scrittura con il suo movimento ad onde, il suo rumore di risacca e il suo dilagante giubilo.
Maritain raccomandava: Non cercare di 'fare il cristiano', sii profondamente cristiano e pienamente artista, allora il tuo cristianesimo passerà completamente attraverso la tua arte. Sono ritornato alla ragione mediante la fede. Prima della mia conversione disprezzavo i discorsi scientifici, non credevo che l’intelligenza potesse raggiungere il reale senza deformarlo: vedevo l’uomo come un fabbricatore di finzioni. Grazie alla fede ho riconosciuto che l’intelligenza è un dono di Dio, capace di accogliere il reale rispettando in maniera assoluta le cose. Avevo sbagliato per colpa dalla sua riduzione a ragione strumentale: l’oggettività non si trova nella freddezza delle scienze sperimentali ma nella contemplazione del reale come dono. Mi risultava assurdo porre in contraddizione ragione e fede, spirito e materia. Quando si crede in un Dio buono e creatore, si crede anche alla bontà della sua intelligenza e della materia da lui creata. Si può così diventare profondamente materialista. Oggi quanti si proclamano tali, in verità detestano il dato materiale dell’esistenza. Lo riconducono ad una materia, manipolabile a piacere. Parlano della liberazione sessuale ma vogliono liberarsi dei sessi, per sottomettere tutto alla loro volontà di potenza mediante la tecnica
».
 
Lei ha passato un periodo 'nichilista'…
 «L’uomo mi sembrava uno scherzo e affermavo che la cosa migliore era fare perpetuamente il buffone, rovesciare tutte le istituzioni, iniziando dalla famiglia! Ero favorevole all’estinzione della specie umana e però soffrivo terribili pene d’amore. Comunque, il nichilismo non è un’opzione filosofica, ma è nell’aria che respiriamo
. Quando si crede che la specie umana è il prodotto di un bricolage casuale e che sarà rimpiazzata da un’altra, meno nociva e di maggior successo, ci troviamo dentro un nichilismo assoluto. Il darwinismo, con la sua logica concorrenziale, il rifiuto della natura umana, il rigetto del mistero nella storia a favore di una biologicizzazione integrale del passato, è nichilismo. Se domandate ad un ragazzo: 'Chi sono i tuoi antenati?', risponderà: 'Delle scimmie'. Chiedetegli: 'Qual è il nostro futuro?', replicherà: 'L’estinzione'. È normale che gli venga voglia di distruggere tutto».
 Il suo libro «Réussir sa mort» ha toccato il pubblico francese: perché?

 «È un cliché dire che la nostra società vive nella negazione della morte, ma è presente pure tra i credenti che parlano del cristianesimo come di una consolazione facile. Come se Cristo non avesse conosciuto 'paura ed angoscia'! La morte è uno strappo terribile, ma è anche una grazia: ci sottrae alla nostra volontà di potenza e ci libera come bambini piccoli abbandonati a Colui che ci oltrepassa. Oggi il culto del controllo su tutto, sostenuto da una ragione tecnicista, porta al rifiuto della morte. L’eutanasia, come l’accanimento terapeutico, è un rifiuto della morte perché vuole trasformare ciò che sfugge al nostro volere in un ultimo atto della volontà. L’aborto si radica nei buoni sentimenti: questo bimbo non è perfetto e rischia di soffrire, allora lo si elimina. Ma seguendo tale principio, tanto vale eliminare tutti. E quando non ci sarà più nessun uomo, non vi saranno angoscia né gioia».

Postato da: giacabi a 17:38 | link | commenti
testimonianza

Il libraio

***

 

Muro che separava il ghetto di Varsavia dal resto della città.

"Che cos'è, dunque, il silenzio?".
"é una cosa che c'è".
"Che c'è? ti riferisci alla filosofia?".
"Sì, e di più. Il linguaggio parlato e il silenzio sono chiavi".
"Chiavi per che cosa?".
"Verso la comunione".
"Per favore, non dirmi che sei un buddista, David Schafer" fece Pawel, nella speranza che tale brusca battuta avrebbe posto fine all'interruzione della sua lettura.
"No, che non lo sono" rispose il ragazzo con tono offeso. "Sono un uomo. Questo è comune a tutti gli uomini".
"In che modo?".
"Quando un uomo ti porge una chiave, questa possiede un certo significato. Una parola è una chiave, una parola è un'azione. Sottraile l'azione, e non viene espresso il significato. Per di più, ogni uomo è una parola. Così come tu sei una parola per me".
"In che modo sono una parola per te?".
"Questo non lo capisco del tutto. Ma, nella sua accezione più comune, tu pronunci una parola di protezione: mi nascondi, mi nutri. Questa è la tua parte del dialogo".
"Non è davvero un dialogo. Lo faccio perchè è la cosa giusta da fare".
"Ma la cosa giusta da fare è pronunciare una parola, e spostare, di poco, la bilancia del mondo".
"Forse attribuisci troppo significato a quelle che sono azioni normali".
"La nostra vita qui è cosa normale?".
Pawel vi riflettè su prima di rispondere. "Suppongo di no, ma è il mondo intero ad essere in tumulto. Di questi tempi niente è normale".
"Credo che non ci sia niente di normale in qualsiasi tempo".

M. O'Brien, da Il libraio

Grazie a:AnninaVisualizza Windows Live Spaces

 

Postato da: giacabi a 14:28 | link | commenti
m obrien

martedì, 29 luglio 2008

 Il cinico

***
 
Chi è un cinico? Un uomo che conosce il prezzo di ogni cosa e il valore di nessuna



 

Oscar Wilde

 

Postato da: giacabi a 21:02 | link | commenti
wilde

lunedì, 28 luglio 2008

 La fiducia

***

 “Come si può aver fiducia in una persona che non si arrischia ad affidarti tutta la sua vita, giorno e notte?”
(28 novembre 1945)

Cesare Pavese da: "Il mestiere di vivere"

 

 

Postato da: giacabi a 20:21 | link | commenti (2)
pavese

 Lo  sviluppo del proprio io

***
 
“Lo scopo della vita è lo sviluppo
del proprio io.
Il completo sviluppo
di se stessi - ecco la ragione d'essere di ognuno di noi.”

Oscar Wilde

 ***

“Il supremo ostacolo al nostro cammino umano è proprio la trascuratezza dell'io. Nel contrario di tale trascuratezza, cioè nell'interesse del proprio io, sta il primo passo di un cammino veramente umano.

Don Giussani da:Alla ricerca del volto umano-Rizzoli

***

 “La vita non è ricerca di esperienze, ma di se stessi. Scoperto il proprio strato fondamentale ci si accorge che esso combacia col proprio destino e si trova la pace.”
(8 agosto 1940)

Cesare Pavese da: "Il mestiere di vivere

Postato da: giacabi a 20:12 | link | commenti
wilde, persona, pavese, giussani

domenica, 27 luglio 2008

All'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico.

((Anche adesso, vedi il caso di Eluana)

***

«C'è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede. Capita ora che mi ripeta la frase oscura di Gesù nel Vangelo di san Luca: Quando il Figlio dell'Uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra? Capita che escano dei libri in cui la fede è in ritirata su punti importanti, che gli episcopati tacciano, che non si trovino strani questi libri. Questo, secondo me, è strano. Rileggo talvolta il Vangelo della fine dei tempi e constato che in questo momento emergono alcuni segni di questa fine. Siamo prossimi alla fine? Questo non lo sapremo mai. Occorre tenersi sempre pronti, ma tutto può durare ancora molto a lungo Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia».

Paolo VI
JEAN GUITTON, Paolo VI segreto, Cinisello Balsamo (MI), Edizioni Paoline, 1985, pp. 152-3
.

Postato da: giacabi a 18:06 | link | commenti (5)
paolovi