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Eccomi

Utente: giacabi

chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.



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venerdì, 31 ottobre 2008

***

Tre cose ci sono rimaste del paradiso: le stelle, i fiori e i bambini.

Dante Alighieri

Postato da: giacabi a 14:44 | link | commenti
dante

 Quando ci si dimentica

di Cristo

 ***

Il conflitto della fede, della filosofia e della scienza portò il disordine nell'anima degli uomini d'Occidente. Non ci furono più regole di vita indiscutibili e la disciplina morale si allentò. La bellezza dell'arte e della poesia furono preferite a quella della virtù. La volontà cessò di tendere all'aldilà,  limitando i suoi sforzi all'acquisizione dei beni di questo mondo.Come aveva audacemente proclamato Machiavelli il fine dell'esistenza umana non è Dio, ma il profitto.

 Iniziò allora la scalata delle forze economiche al potere supremo.

Ma gli antichi costumi non si sfasciarono immediatamente in modo completo, poiché i popoli d'Europa erano profondamente impregnati di cristianesimo. Essi si ricordavano ancora di aver costruito le cattedrali gotiche. E il campanile, che sovrasta il villaggio, era effettivamente il simbolo di un'aspirazione al divino delle comunità umane. Alla ragione furono necessari molti secoli per oscurare la fede. Inoltre, la durezza della lotta per l'esistenza impediva l'abbandono delle regole di vita indispensabili alla sopravvivenza del genere umano. Pur perfezionandosi lentamente, la tecnologia tendeva sempre più a creare condizioni di vita che permettessero all'uomo di comportarsi seguendo i propri caprici. Allo stesso tempo, la sorda lotta tra filosofia e scienza acquistò una nuova intensità. La scienza trionfò nel campo della materia inerte, generando il popolo delle macchine e rendendoci padroni della terra; ma nella sfera dell'umano, cioè della condotta individuale e sociale, essa fu sconfitta.

 

Le costruzioni logiche dello spirito ebbero la precedenza sui dati dell'osservazione e dell'esperienza. Le ideologie furono preferite ai concetti scientifici ed alla morale religiosa. Pascal fu abbandonato; con Cartesio si ritenne che la chiarezza di un'idea sia la prova della sua verità. Da allora ogni ideologia logica, ogni fantasia dell'intelligenza,purché razionale, parve degna di servire da base al modo di vivere. Nessuno comprese che, per durare nel tempo, una civiltà non deve edificarsi su principi fllosofici ma su concetti scientifici relativi all'essere umano e al suo ambiente.

Alexis Carrel Riflessioni sulla condotta della vita, ed. Cantagalli

Postato da: giacabi a 12:36 | link | commenti
nichilismo, carrel

 La  Bellezza

 ***

“La grande bellezza mi fa suo prigioniero ma una Bellezza ancora più grande mi libera anche da essa.”

"Viviamo solo per scoprire nuova bellezza.Tutto il resto è una forma d'attesa"

Gibran, da Sabbia e Spuma, ed. Newton

Postato da: giacabi a 12:06 | link | commenti
gibran

 L'uomo che ti comprende ti è affine

 ***

“L'uomo che ti comprende ti è affine

più di un fratello di sangue.

I tuoi stessi familiari infatti,

potrebbero non comprenderti

né conoscere il tuo vero valore.”

Gibran

Postato da: giacabi a 11:57 | link | commenti
gibran

Riuscire a essere te stesso

 ***

Di chi hai paura, imbecille? Della gente che sta a guardare? Dei posteri, per strano caso? Basterebbe una cosa da niente: riuscire a essere te stesso, con tutte le stupidità attinenti, ma autentico, indiscutibile. La sincerità assoluta sarebbe di per se stessa un documento tale! Chi potrebbe muovere obiezioni? Questo è l'uomo, uno dei tanti se volete, ma uno. Per l'eternità gli altri sarebbero costretti a tenerne conto, stupefatti

 (Dino Buzzati).

 

 

Postato da: giacabi a 11:25 | link | commenti
buzzati

La contemporaneità di Cristo

 ***

“Una persona in un paese vicino a Madrid aveva incontrato i nostri amici. Questa persona non aveva avuto fino a quel momento nessun rapporto con la Chiesa; ha incominciato a diventare amico dei nostri e vedeva che cosa succedeva, che novità incominciava a introdursi nella vita; e poi, stando con loro, è andata anche a messa e, sentendo il Vangelo, a un certo momento commenta: «Ma a quelli del Vangelo capitava lo stesso che capita tra di noi». Aveva identificato che quella novità che vedeva accadere davanti ai suoi occhi nel rapporto con gli amici della comunità cristiana, che aveva incontrato, erano le stesse cose che capitavano a quelli che erano intorno a Gesù! Non si rendeva conto che era il contrario, che era a questi suoi amici che capitava lo stesso che ai discepoli, ma questo è secondario. Perché i Vangeli sono e saranno sempre il canone, la regola che ci aiuta a scoprire quando un’esperienza è cristiana, quando ci troviamo veramente davanti a un’esperienza cristiana. Perché nel presente e in ogni momento della storia accade lo stesso (con altri volti, con altre facce) che capitava all’inizio; passa attraverso volti diversi, ma Egli si rende contemporaneo a noi dentro volti con tratti inconfondibili, che sono Suoi. Non è che i discepoli hanno incontrato Gesù e noi dobbiamo accontentarci di un succedaneo. Ciò che sperimentiamo sono esattamente i tratti inconfondibili di Lui, che si rende presente oggi per pietà del nostro niente.

  Come scopro che questi tratti sono Suoi? Dobbiamo guardare bene, perché a noi rischia di sembrare tutto uguale. Guardiamo bene, per esempio, quello che racconta Vicky. «Prima di incontrare Rose nessuno ci sorrideva, tutti ci odiavano in famiglia, come se ci fossimo procurate da sole la malattia. E all’improvviso in quella situazione compare una presenza nuova: Rose è venuta a sedersi di fianco a me. Io mi scostavo perché non emanavo certo un buon odore, lei si avvicinava e io continuavo a scostarmi, ma Rose continuava ad avvicinarsi». E a questa persona, in questa situazione in cui tutti la evitano, che ha un odore così, Rose dice una cosa strana: «Tu hai un valore più grande della tua malattia». Occorre una certa familiarità con Uno che diceva queste cose strane. Come è strano dire a una madre che va a seppellire il figlio: «Non piangere!» (Lc 7,13). O a uno che l’ha tradito dire: «Mi ami tu?» (Gv 21,16). O al più odiato di tutta la città dire: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5).

Se, nello stesso tempo, quando noi vediamo questi fatti, non abbiamo anche questa familiarità con il Vangelo, ci sembrano “di chiunque” questi tratti diventano “di chiunque”; cioè possiamo dire così di Gesù o Maometto o Buddha o vattelapesca, perché tutto è uguale.

Ma dove è successo che uno si avvicini così a chi tutti hanno rifiutato come un lebbroso? Dove è successo che uno si avvicini a chi tutti considerano un peccatore abominevole nella città? Dove è successo che uno continui ad affermare il valore dell’uomo nella situazione più disperata? Non è successo ovunque, ma nel momento della storia in cui Egli si è mostrato!

Noi facciamo difficoltà perché ci manca l’immedesimazione con Gesù, col Vangelo, che Giussani ci ha testimoniato lungo tutta la sua vita, perché noi non sapremmo immedesimarci con questi episodi, se non avessimo sentito don Giussani ripeterceli tantissime volte. Ma noi - sembra - abbiamo altro da fare: leggere il Vangelo ci sembra una cosa spiritualistica, e perciò quando vediamo gli stessi fatti davanti ai nostri occhi, facciamo fatica a dire il Suo nome. Allora perché dovremmo credere? Si capisce bene che così la fede non è ragionevole. Invece se uno continua a immedesimarsi, è impossibile che non scatti un’affezione dell'altro mondo che ci rende sempre più caro Cristo.

 don Carron da:Tracce ottobre 08

 

Postato da: giacabi a 06:23 | link | commenti
cristianesimo, carron

giovedì, 30 ottobre 2008

Cambiare la scuola?

 Le RAGIONI DEL SI

***

Da 40 anni è sempre la stessa storia. Lo stesso copione di un film, visto e rivisto, dal quale proprio non riusciamo a liberarci: più scorre sul nostro televisore, questo film, e più le sue immagini ci richiamano alla mente i fasti di un "glorioso" passato che vorremmo a tutti i costi perpetuare all'infinito.

Siamo tutti d'accordo, almeno da un ventennio, che il mondo dell'istruzione, ad ogni livello, ha bisogno di essere cambiato, rinnovato e reso competitivo rispetto ai cambiamenti del nostro tempo. I mali che affliggono l'istruzione italiana sono noti a tutti, come dimostra il "Quaderno bianco sulla scuola" redatto dal governo Prodi e firmato, congiuntamente, dai ministri Padoa-Schioppa e Fioroni, quel che manca è il coraggio di avviare un vero cambiamento che non sia solo guerra di cifre o un mero taglio della spesa. Da questo punto di vista ha ragione il professor Galli Della Loggia nel sostenere che l'Italia è un paese immobile perchè con lo sguardo eternamente rivolto al passato e pauroso del proprio futuro.

Al futuro, però, si può guardare con speranza solo in forza di una certezza vissuta nel presente. Non è un caso, quindi, che buona parte delle proposte di rinnovamento della nostra società provengano dal mondo cattolico: tra tutte si pensi al principio di sussidiarietà. C'è, infatti, una parte consistente della società italiana che alle piazze preferisce un lavoro quotidiano di costruzione del bene comune.

In questa scia si inserisce un volantino redatto dall'AGESC del quale SamizdatOnLine proprone la lettura, sperando che esso susciti, in chi lo legge, spunti di riflessione per un dibattito che non sia solo scontro ideologico :

 

Era facile prevederlo. E sta accadendo. Alla prima iniziativa che và contro l’immobilismo in cui giace la scuola italiana subito parte l’attacco personale al Ministro.

Era accaduto per Berlinguer, era accaduto anche per la Moratti, sarebbe successo per Fioroni (se il governo di cui faceva parte avesse continuato la legislatura), accade ora per la Gelmini.

Perché è necessario mettere mano al sistema scolastico italiano?

Alcune motivazioni:

• Le statistiche OSCE collocano la scuola italiana agli ultimi postiperrendimento degli studenti.

Il costo medio allo Stato, di uno studente è quasi il doppio di una retta pagata dalle famiglie che scelgono una scuola paritaria, che notoriamente hanno un livello di sevizi più adeguato alle esigenze delle famiglie e dei ragazzi.

• La scuola statale italiana ha un esercito di dipendenti che supera nel numero i dipendenti del ministero della difesa degli Stati Uniti (Pentagono).

La spesa dello Stato per l’istruzione, maggiore rispetto ad altri Paesi UE, viene assorbita per il 95% dal costo del personale: se ne deduce che non rimangono adeguate risorse per l’ammodernamento delle scuole e dell’attività didattica.

• Non è riconosciuto il merito dei molti insegnanti che si dedicano alla loro attività con professionalità e competenza e lo stipendio non è adeguato all’impegno e alla responsabilità.

Occorre introdurre metodi e criteri di valutazione degli apprendimenti, dei docenti, delle scuole e dell’intero sistema.

Deve essere realmente incentivata l’autonomia degli istituti scolastici, chiamati ad esprimere un proprio progetto di  scuola in grado di raccogliere consenso dalle famiglie.

Il reclutamento degli insegnanti deve essere nominativo, in carico ai singoli istituti e funzionale al progetto educativo e formativo degli stessi.

L’autonomia deve essere il presupposto al legame tra scuola, territorio e mondo del lavoro, affinché l’attività didattica non sia avulsa dal contesto in cui si trova la scuola. Vi sono poi altre motivazioni di contorno ma non marginali:

Occorre che i genitori tornino a poter esprimere la loro responsabilità educativa anche nel momento scolastico.

• La scuola deve tornare ad avere una funzione sussidiaria rispetto alle famiglie.

Occorre definire un trattamento equipollente tra scuole statali e scuole non statali così come occorre consentire alle famiglie di poter scegliere la scuola tra le varie proposte educative e formative senza vincoli di carattere economico.

A.Ge.S.C. ASSOCIAZIONE GENITORI SCUOLE CATTOLICHE Milano

SCUOLA ITALIANA. FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Ecco alcuni dati relativi alla scuola italiana che è bene conoscere, per avere un'idea più chiara della situazione reale.

Il Ministero dell'Istruzione spende per la scuola 42 miliardi di euro all'anno. Di questi, il 97% (cioè la bellezza di 41,2 miliardi) sono unicamente per il personale (docente, direttivo, Ata - bidelli e amministrativi).

Qualcuno potrebbe dire, allora, che sarebbe giusto spendere di più. Il problema è che già lo facciamo, come dimostrano i dati dell'Ocse.

Gli italiani spendono 5.710 euro ad alunno; i francesi 5.228; gli inglesi 4.964; i tedeschi 4.856.

Siamo primi in questa classifica e ben al di sopra della media europea, che è di 4.623 euro ad alunno.

Spendiamo dunque di più degli altri, ma, nella graduatoria del successo scolastico e dell'apprendimento, siamo molto al di sotto degli altri.

Evidentemente il problema non è quanto spendiamo, ma come spendiamo.

I docenti italiani sono 776.000. Molti di più rispetto agli altri Paesi europei. Ce n'è uno ogni 11 studenti. In Germania il rapporto è di 1 a 18; in Francia ed Inghilterra di 1 a 20.

Abbiamo, dunque, una situazione invidiabile, ma risultati molto peggiori.

Il Ministero spende altri 60 milioni di euro all'anno solo in rimborsi, telefonate e telegrammi per reperire i supplenti. Il numero di bidelli si aggira intorno a 167.000, una media di 15,6 per ogni scuola (anche se molti Istituti ormai appaltano le pulizie a delle ditte esterne).

Le cose non vanno certo meglio se si parla dell'Università.

Bisogna fare una premessa: non c'è nessun ateneo italiano nei primi 150 posti delle classifiche mondiali. Questo dato la dice lunga sul valore della ricerca nelle nostre Università.

Gli atenei sono 94. Le sedi distaccate sono 320. Tra il 1999 e il 2006 sono stati messi a concorso più di 13.000 posti per docenti associati. Ne sono stati riconosciuti idonei il doppio, 26.000.

Per molti si è dovuto trovare un posto, ed è così che abbiamo in Italia 5.500 corsi di laurea (quasi il doppio della media europea) e più di 300 facoltà che non superano i 15 iscritti.

Questi sono alcuni dati a partire dai quali il Ministro Gelmini ha chiesto una riflessione con gli studenti. La risposta è stata: "via il decreto!". Nessuna riflessione, nessun dialogo, nessun confronto. Questa scuola non si tocca. Deve restare così com'è.

Questa è la scuola per la quale gli studenti italiani scendono in piazza!

da: http://lacittadella.splinder.com/

 

Postato da: giacabi a 21:58 | link | commenti
educazione

Senza Cristo non esiste la persona

 ***

Abbiamo visto che dall’inizio del tempo moderno si viene elaborando una cultura non-cristiana. Per lungo tempo la negazione si è diretta solo contro il contenuto stesso della Rivelazione; non contro i valori etici, individuali o sociali, che si sono sviluppati sotto il suo influsso. Anzi, la cultura moderna ha preteso di riposare precisamente su quei valori. Secondo questo punto di vista, largamente adottato dagli studi storici, valori come ad esempio quelli della personalità e dignità individuale, del rispetto reciproco, dell’aiuto scambievole, sono possibilità innate nell’uomo, che i tempi moderni hanno scoperto e sviluppato. Certamente la cultura umana dei primi tempi del cristianesimo ha favorito la loro germinazione, mentre nel Medio Evo sono state ulteriormente sviluppate dalla preoccupazione religiosa per la vita interiore e la carità attiva; ma poi questa autonomia della persona ha preso coscienza di sé ed è divenuta una conquista naturale, indipendente dal cristianesimo. Questo modo di vedere si esprime in molteplici forme ed in modo particolarmente rappresentativo nei diritti dell’uomo al tempo della Rivoluzione Francese.

In verità questi valori e queste attitudini sono legati alla Rivelazione, la quale si trova in un particolare rapporto riguardo a ciò che è immediatamente-umano. Discende dalla libertà della grazia divina, ma attrae l’uomo nella sua economia e ne nasce la struttura cristiana della vita. Così si liberano nell’uomo delle forze che sono per sé «naturali», ma non si svilupperebbero al di fuori di quell’economia. L’uomo diviene consapevole di valori che per sé sono evidenti, ma divengono visibili solo in quell’atmosfera. L’idea che questi valori e questi atteggiamenti appartengano semplicemente alla evoluzione della natura umana, mostra di misconoscere il vero stato di cose; anzi, bisogna avere il coraggio di dirlo apertamente, conduce ad una slealtà che all’osservatore attento appare caratteristica dell’immagine dell’epoca moderna.

Il carattere di persona è essenziale all’uomo, ma esso diviene visibile allo sguardo ed accettabile alla volontà, quando, in grazia della adozione a figli di Dio e della Provvidenza, la Rivelazione schiude il rapporto col Dio vivo e personale. Se ciò non avviene si può avere coscienza dell’individuo ben dotato, elevato, creatore, ma non della autentica persona, che è determinazione assoluta di ogni uomo, al di là di tutte le qualità psicologiche o culturali. La conoscenza della persona è perciò legata alla fede cristiana. La persona può essere affermata e coltivata per qualche tempo anche quando tale fede si è spenta, ma poi gradatamente queste cose vanno perdute.

Lo stesso accade per i valori in cui la consapevolezza della persona si sviluppa. Così accade, ad esempio, di quel rispetto che non va ad un dono particolare o ad una situazione sociale, ma al fatto in sé della persona, alla sua qualità di essere unico, insostituibile, inalienabile, in ogni uomo, comunque egli sia disposto e proporzionato... O di quella libertà, che non significa la possibilità di espandersi e vivere in piena misura, ed è per ciò riservata all’uomo privilegiato in sé o socialmente, ma è la capacità che ogni uomo ha di decidersi e di essere così padrone del suo atto e in tale modo padrone di se stesso... Ovvero di quell’amore verso l’altro uomo che non significa la simpatia, l’aiuto reciproco, il dovere sociale, ma la capacità di dar l’assenso al «tu» nell’altro e di essere in tal modo «io». Tutto ciò resta vivo fino a quando resta vitale la conoscenza della persona. Ma quando essa impallidisce, assieme al rapporto cristiano con Dio, scompaiono anche quei valori e quelle attitudini.

Romano Guardini La fine dell’epoca moderna, Morcelliana, Brescia 1984, tr. it. di Marisetta Paronetto Valier

 

Postato da: giacabi a 14:00 | link | commenti
persona, guardini

Il conformista

***

Io sono
un uomo nuovo
talmente nuovo che è da tempo che non sono neanche più fascista

sono sensibile e altruista

orientalista
ed in passato sono stato
un po' sessantottista

da un po' di tempo ambientalista

qualche anno fa nell'euforia mi son sentito
come un po' tutti socialista.

Io sono
un uomo nuovo
per carità lo dico in senso letterale sono progressista
al tempo stesso liberista
antirazzista
e sono molto buono
sono animalista
non sono più assistenzialista
ultimamente sono un po' controcorrente
son federalista
.

Il conformista
è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta,

il conformista ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa
è un concentrato di opinioni
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire
forse da buon opportunista
si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso.


Il conformista
è un uomo a tutto tondo che si muove senza consistenza,
il conformista s'allena a scivolare dentro il mare della maggioranza
è un animale assai comune
che vive di parole da conversazione
di notte sogna e vengon fuori i sogni di altri sognatori
il giorno esplode la sua festa
che è stare in pace con il mondo
e farsi largo galleggiando
il conformista

il conformista.

Io sono
un uomo nuovo
e con le donne c'ho un rapporto straordinario sono femminista
son disponibile e ottimista
europeista
non alzo mai la voce
sono pacifista
ero marxista-leninista
e dopo un po' non so perché mi son trovato
cattocomunista.

Il conformista
non ha capito bene che rimbalza meglio di un pallone

il conformista aerostato evoluto
che è gonfiato dall'informazione
è il risultato di una specie
che vola sempre a bassa quota in superficie
poi sfiora il mondo con un dito e si sente realizzato,
vive e questo già gli basta
e devo dire che oramai
somiglia molto a tutti noi
il conformista
il conformista.

Io sono
un uomo nuovo
talmente nuovo che si vede a prima vista sono il nuovo conformista.

grazie a:

Postato da: giacabi a 09:24 | link | commenti
gaber

La compagnia

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É solo nella compagnia che questa mortificazione o questa seduzione dell'essere, che è il senso religioso, questo fascino dell'essere o questa coscienza della propria fragilità, dovuta a qualcosa che è una scelta -è un bene poter scegliere, ma è un male poter scegliere male, perciò è ambiguo; non è che la libertà sia in una posizione cattiva, è in una posizione ancora ambigua, può scegliere il bene e può scegliere il male -, sono richiamati.

È nella comunità che si è aiutati a capire questo, ad avere coscienza di quando si sceglie male, a riconoscere quando si sceglie male, ad avere la forza del dominio di sé per strapparsi al male -per la mortificazione, penitenza o metànoia, cambiamento di mentalità -, per aderire a ciò che porta al destino e per attendere il destino tutti i giorni, tutti i giorni attendere che venga.

Luigi Giussani, Si può vivere così, Ed. Rizzoli

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chiesa, giussani

SULLA RAGIONE E SULLA PASSIONE

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E ancora la sacerdotessa parlò e disse: Parlaci della Ragione e della Passione. E lui rispose dicendo: La vostra anima è sovente un campo di battaglia dove giudizio e ragione muovono guerra all'avidità e alla passione. Potessi io essere il pacificatore dell'anima vostra, che converte rivalità e discordia in unione e armonia. Ma come potrò, se non sarete voi stessi i pacificatori, anzi gli amanti di ogni vostro elemento ? La ragione e la passione sono il timone e la vela di quel navigante che è l'anima vostra. Se il timone e la vela si spezzano, non potete far altro che, sbandati, andare alla deriva, o arrestarvi nel mezzo del mare. Poiché se la ragione domina da sola, è una forza che imprigiona, e la passione è una fiamma che, incustodita, brucia fino alla sua distruzione. Perciò la vostra anima innalzi la ragione fino alla passione più alta, affinché essa canti, E con la ragione diriga la passione, affinché questa viva in quotidiana resurrezione, e come la fenice sorga dalle proprie ceneri. Vorrei che avidità e giudizio fossero per voi come graditi ospiti nella vostra casa. Certo non onorereste più l'uno dell'altro, perché se hai maggiori attenzioni per uno perdi la fiducia di entrambi. Quando sui colli sedete alla fresca ombra dei pallidi pioppi, condividendo la pace e la serenità dei campi e dei prati lontani, allora vi sussurri il cuore: "Nella ragione riposa Dio". E quando infuria la tempesta e il vento implacabile scuote la foresta, e lampi e tuoni proclamano la maestà del cielo, allora dite nel cuore con riverente trepidazione: "Nella passione agisce Dio". E poiché siete un soffio nella sfera di Dio e una foglia nella sua foresta, voi pure riposerete nella ragione e agirete nella passione.

 

Kahlil Gibran,il Profeta

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gibran, ragione

mercoledì, 29 ottobre 2008

Un amico lontano

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Un amico lontano 
è a volte più vicino 
di qualcuno a portata di mano.
 
E' vero o no 
che la montagna ispira più reverenza 
e appare più chiara al viandante della valle 
che non all'abitante delle sue pendici ?
 

Kahlil Gibran Lettera a May Ziadeh 
New York, 11 giugno 1919

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amicizia, gibran