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Eccomi

Utente: giacabi

chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.



Questo blog e' un prodotto amatoriale e non editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7 marzo 2001. Premesso che tutto il materiale pubblicato su Internet e' di dominio pubblico, se qualcuno riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato sul blog, non ha che da darne avviso agli autori del blog , e sara' immediatamente eliminato. Si sottolinea inoltre che cio' che e' pubblicato sul blog e' a scopo di approfondimento, di studio e comunque non di lucro.



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domenica, 30 novembre 2008

Lo stupore

***

 “Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice”.

Gilbert Keith Chesterton Autobiografia

Postato da: giacabi a 20:51 | link | commenti (3)
stupore, chesterton

Il senso religioso

***

«la capacità di godere del cielo stellato, l'estasi religiosa, la tensione disinteressata e illimitata verso il conoscere e così via, non si possono spiegare con alcuna considerazione economica» e soprattutto non con quell'«inno funebre alla persona e alla creatività personale» che è il marxismo.

 Bulgakov

da: http://www.gliscritti.it/

Postato da: giacabi a 14:09 | link | commenti

Il problema dell'uomo

***

Una delle tragedie del mondo contemporaneo, invece, ciò che ha reso la sua vita insopportabile e piena di angoscia è il fatto che l'uomo ha creduto di potersi affermare meglio e più pienamente liberandosi di Dio, ma in realtà ciò che ha ottenuto è esattamente il contrario: «Il problema fondamentale dei nostri giorni non è il problema di Dio - come pensano molti, come pensano spesso anche i cristiani che esortano alla rinascita cristiana, - il problema fondamentale dei nostri giorni è innanzitutto il problema dell'uomo», avrebbe detto più tardi Berdjaev, e quindi avrebbe precisato: «gli uomini hanno rinnegato Dio, ma così facendo non hanno messo in dubbio la dignità di Dio, bensì la dignità dell’uomo. L'uomo non può tenersi in piedi senza Dio. Per l'uomo Dio è appunto l'idea suprema, - la realtà che edifica l'uomo».

 

Senza Dio l'uomo finisce prima o poi per stancarsi di se stesso e della vita tutta, in un'ansia suicida di cui oggi vediamo le manifestazioni più clamorose in certe forme di terrorismo nichilista, ma le cui origini erano già state colte lucidamente dalla filosofia religiosa russa nelle premesse dell'umanesimo antropocentrico.

 

Gli uomini, rinnegando Dio, non hanno soltanto rinnegato l'uomo, ma hanno finito col distruggere il mondo stesso e la vita: senza un Dio davanti al quale riconoscere il proprio peccato e dal quale attendere la salvezza, l'uomo non solo è ridotto a un essere inevitabilmente senza speranza, ma i suoi mali e le sue disgrazie restano appese al nulla; è quanto dimostra, dice Berdjaev, «la filosofia di Heidegger, nella quale l'essere è decaduto nella sua essenza ma non è decaduto da nulla»: su tutto regna appunto il nulla, non solo l'uomo si è stancato di se stesso, ma lo stesso mondo si è stancato di sé.

 

L'ateismo moderno, così come viene messo in luce dalla filosofia religiosa russa, è ben diverso da quello classico: il suo vero nemico non è Dio, ma il mondo di Dio e ciò che sta al centro del mondo di Dio, l'uomo e la sua vita; è sempre Berdjaev che lo dice in maniera esplicita: «le eresie generate dalla civiltà attuale sono molto diverse dalla eresie dei primi secoli del cristianesimo, non sono eresie teologiche, sono eresie della vita stessa».

 

Il rovesciamento di questa distruzione dell'uomo, il carattere rivoluzionario della risposta che la filosofia religiosa russa contrappone all'ateismo moderno sta tutto nel fatto che questa risposta non tende a ripristinare innanzitutto i diritti di Dio e del mondo religioso: se l'uomo non può essere il padrone del mondo e non può pretendere di esserlo e di dominare il mondo, questo non significa che l'uomo debba essere dominato e debba accettare di essere dominato, anzi, l'uomo deve aspirare alla propria grandezza, ma può essere veramente libero e grande proprio a patto che si liberi dalla sua pretesa di costruire un mondo totalmente antropocentrico, pretesa che è contraria alla sua realtà e alla sua natura di essere «a un tempo terreno e celeste»; allora, avendo riconosciuto il fatto che lo costituisce, il fatto di non essere al mondo da sempre ma di aspirare comunque all'immortalità, l'uomo si riconosce innanzitutto come creatura di Dio, e qui la sua originaria dipendenza da Dio assume la forma e il nome di creaturalità: l'uomo si riconosce creato a immagine e somiglianza di Dio. Ritrovando se stesso nel Dio che si è fatto uomo, l'uomo si trova innalzato a livello di Dio, liberato dalle forze della natura e della società e cosciente del fatto che la sua irriducibilità a qualsiasi grandezza finita è radicata proprio in questa origine celeste.

 

La scoperta di questo nucleo irriducibile di umanità è l'esito dell'esperienza che i rappresentanti della filosofia religiosa russa fanno nel cuore del mondo contemporaneo e di quella sua molteplice crisi (umana, politica, spirituale, artistica, culturale, e religiosa) che in breve tempo avrebbe portato la Russia alla tragedia della rivoluzione e il mondo alla tragedia del totalitarismo nazista e della seconda guerra mondiale; ma questa scoperta è nello stesso tempo ciò che li rende capaci di cogliere questa crisi. Dallo sconcerto di un mondo che sembra aver addirittura rimosso la nozione stessa di un senso e di una verità e nel quale è scomparso il «criterio stesso di verità» nasce la nostalgia di una verità incrollabile; dallo smarrimento di un mondo nel quale «l'uomo ha smesso di distinguere la realtà dai prodotti dell'immaginazione [...] che offrono un'utilità vitale e sociale» nasce appunto la domanda infinita di un senso che porta la ragione umana ad aprirsi alla rivelazione e a rispondere alla chiamata insita nella rivoluzione stessa.

 

La creazione dell'uomo a immagine e somiglianza di Dio è ad un tempo il fondamento oggettivo (immagine) dell'essere dell'uomo e della sua irriducibilità a qualcosa di finito e il motivo per cui l'uomo stesso si sente chiamato a compiersi nella persona (somiglianza), che «è diversità, unicità, irripetibilità, originalità, non somiglia ad altri, [...] è l'eccezione e non la regola», rende l'uomo continuamente eccedente rispetto a qualsiasi realizzazione propria o a qualsiasi tentativo di riduzione.

 

Per quanto possa salire in alto o per quanto possa cadere in basso l'uomo continua a sentire una vocazione a qualcosa di più alto e di incommensurabile che prova la sua grandezza e la sua origine: come avrebbe detto Vladimir Losskij, un altro grande pensatore russo della prima metà del XX secolo, «la persona significa l’irriducibilità dell'uomo alla sua natura». «Irriducibilità» e non «qualcosa di irriducibile» o «qualcosa che rende l'uomo irriducibile alla sua natura», appunto perché qui non può trattarsi di «qualcosa» di distinto, di un' «altra natura», ma di qualcuno che si distingue dalla propria natura, di qualcuno che supera la propria natura, pur contenendola, che la fa esistere come natura umana attraverso questo superamento e, tuttavia, non esiste in se stesso, al di fuori della natura che egli "enipostatizza" e che supera incessantemente».

Adriano Dell’Asta 

da: http://www.gliscritti.it/

 

Postato da: giacabi a 13:54 | link | commenti
persona, berdiaev, soloviev

Il problema dell'uomo

***

Una delle tragedie del mondo contemporaneo, invece, ciò che ha reso la sua vita insopportabile e piena di angoscia è il fatto che l'uomo ha creduto di potersi affermare meglio e più pienamente liberandosi di Dio, ma in realtà ciò che ha ottenuto è esattamente il contrario: «Il problema fondamentale dei nostri giorni non è il problema di Dio - come pensano molti, come pensano spesso anche i cristiani che esortano alla rinascita cristiana, - il problema fondamentale dei nostri giorni è innanzitutto il problema dell'uomo», avrebbe detto più tardi Berdjaev, e quindi avrebbe precisato: «gli uomini hanno rinnegato Dio, ma così facendo non hanno messo in dubbio la dignità di Dio, bensì la dignità dell’uomo. L'uomo non può tenersi in piedi senza Dio. Per l'uomo Dio è appunto l'idea suprema, - la realtà che edifica l'uomo».

 

Senza Dio l'uomo finisce prima o poi per stancarsi di se stesso e della vita tutta, in un'ansia suicida di cui oggi vediamo le manifestazioni più clamorose in certe forme di terrorismo nichilista, ma le cui origini erano già state colte lucidamente dalla filosofia religiosa russa nelle premesse dell'umanesimo antropocentrico.

 

Gli uomini, rinnegando Dio, non hanno soltanto rinnegato l'uomo, ma hanno finito col distruggere il mondo stesso e la vita: senza un Dio davanti al quale riconoscere il proprio peccato e dal quale attendere la salvezza, l'uomo non solo è ridotto a un essere inevitabilmente senza speranza, ma i suoi mali e le sue disgrazie restano appese al nulla; è quanto dimostra, dice Berdjaev, «la filosofia di Heidegger, nella quale l'essere è decaduto nella sua essenza ma non è decaduto da nulla»: su tutto regna appunto il nulla, non solo l'uomo si è stancato di se stesso, ma lo stesso mondo si è stancato di sé.

 

L'ateismo moderno, così come viene messo in luce dalla filosofia religiosa russa, è ben diverso da quello classico: il suo vero nemico non è Dio, ma il mondo di Dio e ciò che sta al centro del mondo di Dio, l'uomo e la sua vita; è sempre Berdjaev che lo dice in maniera esplicita: «le eresie generate dalla civiltà attuale sono molto diverse dalla eresie dei primi secoli del cristianesimo, non sono eresie teologiche, sono eresie della vita stessa».

 

Il rovesciamento di questa distruzione dell'uomo, il carattere rivoluzionario della risposta che la filosofia religiosa russa contrappone all'ateismo moderno sta tutto nel fatto che questa risposta non tende a ripristinare innanzitutto i diritti di Dio e del mondo religioso: se l'uomo non può essere il padrone del mondo e non può pretendere di esserlo e di dominare il mondo, questo non significa che l'uomo debba essere dominato e debba accettare di essere dominato, anzi, l'uomo deve aspirare alla propria grandezza, ma può essere veramente libero e grande proprio a patto che si liberi dalla sua pretesa di costruire un mondo totalmente antropocentrico, pretesa che è contraria alla sua realtà e alla sua natura di essere «a un tempo terreno e celeste»; allora, avendo riconosciuto il fatto che lo costituisce, il fatto di non essere al mondo da sempre ma di aspirare comunque all'immortalità, l'uomo si riconosce innanzitutto come creatura di Dio, e qui la sua originaria dipendenza da Dio assume la forma e il nome di creaturalità: l'uomo si riconosce creato a immagine e somiglianza di Dio. Ritrovando se stesso nel Dio che si è fatto uomo, l'uomo si trova innalzato a livello di Dio, liberato dalle forze della natura e della società e cosciente del fatto che la sua irriducibilità a qualsiasi grandezza finita è radicata proprio in questa origine celeste.

 

La scoperta di questo nucleo irriducibile di umanità è l'esito dell'esperienza che i rappresentanti della filosofia religiosa russa fanno nel cuore del mondo contemporaneo e di quella sua molteplice crisi (umana, politica, spirituale, artistica, culturale, e religiosa) che in breve tempo avrebbe portato la Russia alla tragedia della rivoluzione e il mondo alla tragedia del totalitarismo nazista e della seconda guerra mondiale; ma questa scoperta è nello stesso tempo ciò che li rende capaci di cogliere questa crisi. Dallo sconcerto di un mondo che sembra aver addirittura rimosso la nozione stessa di un senso e di una verità e nel quale è scomparso il «criterio stesso di verità» nasce la nostalgia di una verità incrollabile; dallo smarrimento di un mondo nel quale «l'uomo ha smesso di distinguere la realtà dai prodotti dell'immaginazione [...] che offrono un'utilità vitale e sociale» nasce appunto la domanda infinita di un senso che porta la ragione umana ad aprirsi alla rivelazione e a rispondere alla chiamata insita nella rivoluzione stessa.

 

La creazione dell'uomo a immagine e somiglianza di Dio è ad un tempo il fondamento oggettivo (immagine) dell'essere dell'uomo e della sua irriducibilità a qualcosa di finito e il motivo per cui l'uomo stesso si sente chiamato a compiersi nella persona (somiglianza), che «è diversità, unicità, irripetibilità, originalità, non somiglia ad altri, [...] è l'eccezione e non la regola», rende l'uomo continuamente eccedente rispetto a qualsiasi realizzazione propria o a qualsiasi tentativo di riduzione.

 

Per quanto possa salire in alto o per quanto possa cadere in basso l'uomo continua a sentire una vocazione a qualcosa di più alto e di incommensurabile che prova la sua grandezza e la sua origine: come avrebbe detto Vladimir Losskij, un altro grande pensatore russo della prima metà del XX secolo, «la persona significa l’irriducibilità dell'uomo alla sua natura». «Irriducibilità» e non «qualcosa di irriducibile» o «qualcosa che rende l'uomo irriducibile alla sua natura», appunto perché qui non può trattarsi di «qualcosa» di distinto, di un' «altra natura», ma di qualcuno che si distingue dalla propria natura, di qualcuno che supera la propria natura, pur contenendola, che la fa esistere come natura umana attraverso questo superamento e, tuttavia, non esiste in se stesso, al di fuori della natura che egli "enipostatizza" e che supera incessantemente».

Adriano Dell’Asta

Postato da: giacabi a 13:53 | link | commenti
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Il medico uscito dal silenzio

Da recordman di aborti a primo obiettore di coscienza serbo. La parabola di Stojan Adasevic
TEMPI 24 Novembre 2008
di Lorenzo Fazzini

***

Bimbo scampato ad un aborto chirurgico; medico conosciuto in tutto il paese come «recordman» di interruzioni di gravidanza (anche 35 operazioni al giorno, 9 ore quotidiane di «mortifera» sala operatoria); quindi cristiano ortodosso e attivista pro life convertito da San Tommaso d’Aquino. Se non fosse vera, la vicenda di Stojan Adasevic parrebbe uscita dalla fervida mente di uno sceneggiatore ipercattolico abituato a copioni strappalacrime. E invece la storia di questo medico serbo di Belgrado è tutt’altro che cinematografica. «Non voglio discutere i miei convincimenti teologici o quello che ho sognato, ma solo parlare dei fatti puramente materiali, come i metodi tecnici usati nelle interruzioni di gravidanza» ha scritto Adasevic su Saint Lazarus, pubblicazione della Chiesa ortodossa serba. Adasevic è cresciuto alla scuola marxista per cui l’aborto era solo «l’asportazione di una massa indistinta di tessuti», come recitavano i libri di medicina nella Jugoslavia comunista sui quali si formò l’ex dottor Morte. Dopo 26 anni da grande fautore di aborti – ne ha conteggiati tra i 48 e i 62 mila – Adasevic ha detto basta. E si è tramutato in un alfiere della difesa della vita fin dal suo concepimento.
La sua storia professionale visse uno snodo importante nel giorno in cui, giovane universitario, sentì alcuni ginecologi parlare di un’interruzione di gravidanza riuscita male, operazione che aveva riguardato una donna, dentista in una clinica vicino all’ateneo:
in lei Stojan riconobbe la propria madre e nell’aborto «malriuscito» nientemeno che se stesso. «Lei è morta, ma chissà cosa sarà stato di quel bambino?» si chiesero i medici tra un caffè e una sigaretta. «Sono io quel bambino!» gridò Adasevic. Nonostante, o forse proprio per via di quell’episodio, il giovane dottore decise di dedicarsi quasi esclusivamente all’interruzione di gravidanza, nella convinzione – maturata grazie all’educazione di stretta osservanza comunista – che si trattasse «solo di una procedura medica, non diversa dal rimuovere un’appendice. La sola differenza era il tipo di organo asportato: un pezzo di intestino nel primo caso, un tessuto embrionale nel secondo».
I primi dubbi sorsero in Adasevic con l’avvento delle tecniche di diagnosi ad ultrasuoni, approdate nell’allora Jugoslavia negli anni Ottanta: per la prima volta gli fu visibile quello che non aveva mai visto, il feto adagiato nel grembo della madre, che succhiava il dito e si muoveva. La svolta vera, tuttavia, arrivò una notte di 26 anni fa, quando Stojan sognò un campo «pieno di bambini e di giovani che giocavano e ridevano; avevano dai 4 ai 24 anni, scappavano da me con tanta paura» ha raccontato il medico al quotidiano spagnolo La Razon. Fino a quando – sempre nel sogno – Adasevic riuscì ad afferrare un bimbetto, che però gridò: «Aiuto! Un assassino! Salvatemi da questo assassino!». Fu allora che, sempre durante il sonno, comparve al medico di Belgrado «un uomo vestito di nero e di bianco», che si presentò come Tommaso d’Aquino. Ad Adasevic, cresciuto sui libri del regime ateo di Tito, il nome del Dottore Angelico non disse nulla: «Perché non chiedi a questi bambini chi sono?» gli chiese il santo, senza dargli il tempo di rispondere. «Sono quelli che tu hai ucciso quando facevi gli aborti. Vedi questo ragazzo di 22 anni? L’hai ammazzato quando aveva 3 mesi nel grembo di sua madre».
Dopo questi sogni Adasevic continuò per qualche tempo a portare avanti la sua attività abortiva. Fino ad un giorno cruciale, quando durante un intervento di questo tipo estrasse dall’utero di una donna i pezzi di un feto: «La mano si muoveva ancora, il cuore pulsava». La donna in questione iniziò ad avere perdite di sangue di notevoli proporzioni e la sua vita era in pericolo: fu allora che, per la prima volta dopo decenni – Adasevic era stato battezzato da bambino, ma era cresciuto come un ateo doc – si ritrovò a pregare: «Signore, salva questa donna, non me!». Quello divenne il suo ultimo aborto.
Dagli anni Novanta Adasevic inizia a viaggiare in tutto il paese, tenendo conferenze e scrivendo articoli pro life. Per due volte riesce addirittura a far trasmettere sulle televisioni nazionali il celebre video del ginecologo americano Bernard Nathanson, Il grido silenzioso, che a metà degli anni Ottanta denunciava l’atrocità delle vite umane stroncate nel grembo materno.
Addirittura l’attivismo dell’ex medico abortista portò il parlamento della Jugoslavia post-Tito ad approvare un decreto a favore dei diritti del concepito: solo il veto dell’allora presidente Slobodan Milosevic bloccò questa decisione a tutti gli effetti pionieristica.

Vicino alle donne
In Serbia, afferma Adasevic, le statistiche dell’aborto fanno paura: «Non abbiamo nessuna cifra ufficiale, ma dai calcoli e le osservazioni che ho potuto fare in base alla mia esperienza, posso affermare che a
metà anni Novanta ci sono stati 6 aborti per ogni nato nel paese. Negli anni Duemila la situazione è addirittura peggiorata: i reparti di maternità sono vuoti, le cliniche per aborti strapiene. Praticamente non esiste nessuna famiglia serba che non sia stata toccata da almeno un’interruzione di gravidanza. Questa è una guerra vera, dichiarata da chi è nato contro chi non è ancora nato. In questa guerra io ho passato la linea del fronte più volte: prima come bimbo non ancora nato condannato a morte, quindi come abortista, e ora come attivista pro-life». La scelta di schierarsi dalla parte della vita è costata vari sacrifici ad Adasevic: quando comunicò al suo ospedale di Belgrado che non avrebbe più fatto operazioni di questo tipo, i funzionari lo guardarono straniti: in Serbia nessun ginecologo si era mai rifiutato di compiere un aborto. Dopo la scelta, lo stipendio gli venne decurtato della metà, la figlia venne licenziata dal lavoro, il figlio non fu ammesso all’università.
Per il medico «convertito» alla vita è Madre Teresa di Calcutta ad aver ragione quando diceva: «Se una madre può uccidere il proprio figlio, cosa ci impedirà di ucciderci gli uni gli altri?».
«La diffusione dell’aborto in Serbia è determinata anche dalla mancanza di educazione religiosa», annota. E Adasevic, da vero pro-life e sostenitore delle donne punta il dito contro gli uomini, responsabili anch’essi delle vite stroncate prima di nascere: «Troppo spesso hanno stili di vita da playboy. Seducono il maggior numero di donne possibile e dopo, proprio quando la paternità sarebbe la cosa più necessaria per loro e i loro figli, le abbandonano a se stesse».

Postato da: giacabi a 10:50 | link | commenti
aborto

sabato, 29 novembre 2008

Conoscere

***

«uscire dal piano dei concetti per entrare nella sfera dell'esperienza viva»

Pavel  Florensky

 

Postato da: giacabi a 20:41 | link | commenti
florenskij

La caratteristica particolare dei grandi santi

***

“L'ascetismo non produce tanto una personalità buona, quanto una personalità bella; la caratteristica particolare dei grandi santi non è tanto la bontà di cuore, che hanno anche gli uomini carnali e persino i grandi peccatori, ma la bellezza dello spirito, la bellezza abbagliante di una personalità radiosa e luminosa, che non riescono a ottenere gli uomini carnali appesantiti dal mondo."

Pavel  Florensky  

Postato da: giacabi a 19:02 | link | commenti
santi, florenskij

  Cristo stava con i peccatori

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 Pavel (Paul) Florensky and Sergius Bulgakov.

"A un certo punto, Elchaninov e Florensky discussero di un certo Vescovo Gabriel. "Il giorno prima," scrive Elchaninov, "[il vescovo] aveva celebrato da noi, e io rimasi affascinato dalla solennità e dalla particolarità con cui celebrava. Ne parlai con Paolo. 'Conosci la mia opinione di lui,' iniziò a dirmi con irritazione. 'Tutto suona falso e teatrale. Egli pronuncia le parole, e si sente che il tono e la dizione sono preparati in partenza, e che si guarda intorno per vedere che tipo di impressione quelle parole creano negli altri. E' possibile che oggettivamente tutto ciò si possa spiegare in modo diverso. Ma io lo conosco, e non posso liberarmi da questa sensazione. Conosce bene il servizio della chiesa, lo ama; ma questa precisione e questa efficacia non è il modo ortodosso di fare le cose. C'è in te molto dell'occidentale, e per noi, al contrario, il servizio della chiesa è amato proprio quando viene condotto come in ogni parte della Russia, dove è goffo, caotico, e via dicendo. Amiamo l'aspetto degli schiavi, (7) mentre tu vorresti che perfino gli stracci sembrino irreali e abbiano i bordi di seta. Ciò che sto dicendo è evangelico, non solo ortodosso. Perché Cristo amava tanto la compagnia delle prostitute e dei pubblicani? Immaginale: erano vere puttane che litigavano, parlavano in modo indecente, imprecavano... e Cristo preferiva la loro compagnia a quella dei farisei. Pensaci, perché si dice, 'Il potere di Dio si vede nella povertà'? La povertà non è solo debolezza, non è qualche malattia poetica come la tubercolosi, ma peccaminosità, corruzione. Cristo stava con i peccatori non solo perché ne avevano più bisogno, ma perché per Lui era più piacevole stare con loro; li amava per la loro semplicità e umiltà."

Paolo Florensky  Iz Vstrech s P. A. Florenskim", p. 74.

da: ortodossia/Florensky.htm

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florenskij

  Ecco la mia vita

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Signore Gesù Cristo,

che hai potere sulla vita e sulla morte,

tu conosci ciò che è segreto e nascosto,

i pensieri e i sentimenti non ti sono velati.

Guarisci i miei raggiri e il male fatto nella mia vita

Ecco la mia vita declina di giorno in giorno,
e i miei peccati crescono
.

Signore, Dio delle anime e dei corpi,
tu conosci l’estrema fragilità della mia anima e della mia carne.

Concedimi forza nella mia debolezza,
sostienimi nella mia miseria.
Dammi un animo riconoscente;
che mi ricordi sempre dei tuoi benefici,
Signore, pieno di bontà.


Non ricordare i miei numerosi peccati,
perdona tutti i miei tradimenti.
Signore, non disdegnare la nostra preghiera,
la preghiera di un misero.


Conservami la tua grazia, sino alla fine,
custodiscimi come per il passato.
Signore, ti lodo e ti glorifico,
nonostante le mie indegnità,
perché la tua misericordia con me non ha avuto limiti.

Sei stato per me aiuto e protezione.
Sia lodato in eterno il tuo nome.

   S. Efrem   

Postato da: giacabi a 08:39 | link | commenti
preghiere, sefrem il siro

venerdì, 28 novembre 2008

  Sabato 29 novembre

 Giornata Nazionale della Colletta Alimentare 

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Sabato 29 novembre 2008 si svolgerà la dodicesima edizione della Giornata Nazionale della Colletta Alimentare.

Somunicato Stampa

La ragione della carità di Luigi Giussani

da :

Postato da: giacabi a 20:40 | link | commenti
amore, giussani

  Amicizia

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Non nascondere

il segreto del tuo cuore,

amico mio!

Dillo a me, solo a me,

in confidenza.

Tu che sorridi così gentilmente,

dimmelo piano,

il mio cuore lo ascolterà,

non le mie orecchie.

La notte è profonda,

la casa silenziosa,

i nidi degli uccelli

tacciono nel sonno.

Rivelami tra le lacrime esitanti,

tra sorrisi tremanti,

tra dolore e dolce vergogna,

il segreto del tuo cuore.

Rabrindranath Tagore

 

Postato da: giacabi a 20:27 | link | commenti
amicizia, tagore

  Dammi la serenità

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O Dio,

dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare;

il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare;

la saggezza per distinguer le une dalle altre.

Concedimi di

vivere un giorno alla volta,

assaporare un momento per volta,

accettare le prove come un sentiero verso la pace;

prendere, come Egli ha fatto,

questo mondo di peccato così come è, e non come io lo vorrei;

credere che Egli opererà tutto bene

se io mi arrenderò alla sua volontà.

Fa’ che io possa essere abbastanza felice in questa vita

e sommamente felice in quella eterna, con Lui per sempre. Amen.

Reinhold Niebuhr

[Reinhold Niebuhr nacque (1892-1971) a Wright City, nel Missouri,      da una famiglia di immigrati tedeschi; fu pastore e teologo protestante

Postato da: giacabi a 20:18 | link | commenti
preghiere