"La Chiesa è il luogo dove tutte le verità si incontrano". Gilbert Keith Chesterton ---------------------------------- CONSULTA L'INDICE PUOI TROVARE OLTRE 3500 ARTICOLI su santi,filosofi,poeti,scrittori,scienziati etc. che ti aiutano a comprendere la bellezza e la ragionevolezza del cristianesimo. PER OGNI VOCE PUOI TROVARE ANCHE 10 PAGINE!
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chi sono
Sono un ex vagabondo che ha avuto la grazia, durante il suo vagabondare di incontrare degli amici di Gesù che gli hanno mostrato la Bellezza della vita, quello che il suo cuore da sempre cercava. Ora sono diventato un pellegrino con lo sguardo rivolto alla “Roccia splendente” anche se spesse volte riabbasso lo sguardo verso terra col rischio di perdermi in vicoli ciechi; ma appena rialzo la testa vedo gli amici e la meta, di nuovo la realtà riprende forma e colore.
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La contemporaneità di Cristo oggi è questo fatto di umanità diversa ***
«Qual è la prima caratteristica della fede in Cristo? Per Andrea e Giovanni qual è la prima caratteristica della fede che hanno avuto in Gesù? [...] La prima caratteristica è un fatto! Qual è la prima caratteristica della conoscenza? È l’impatto della coscienza con una realtà». Il fatto che continua a sfidare ciascuno di noi è il punto di partenza per cui ancora ritorniamo qui quest’anno: il presentimento di una corrispondenza che non possiamo toglierci di dosso, perché è l’imbattersi in una diversità umana: «L’avvenimento di Cristo diventa presente “ora” in un fenomeno di umanità diversa: un uomo vi si imbatte e vi sorprende un presentimento nuovo di vita [...]. Quest’imbattersi della persona in una diversità umana è qualcosa di semplicissimo, di assolutamente elementare, che viene prima di tutto, di ogni catechesi, riflessione e sviluppo: è qualcosa che non ha bisogno di essere spiegato, ma solo di essere visto, intercettato, che suscita uno stupore, desta una emozione, costituisce un richiamo, muove a seguire, in forza della sua corrispondenza all’attesa strutturale del cuore» Senza questa contemporaneità della Sua presenza nel fenomeno di una umanità diversa, non sarebbe possibile la fede cristiana. E la contemporaneità di Cristo oggi è questo fatto di umanità diversa – che tanti di voi mi testimoniate –, fatto che sfida la mia ragione e la mia libertà. Don Carron «DALLA FEDE IL METODO» |
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Il rapporto educativo ***
Parlare di rapporto educativo possiede significato soltanto nell'orizzonte del dato di fatto che quest'uomo, in carne ed ossa, esiste. Il suo esserci è fuori dal dominio dell'educazione. Egli entra nella realtà della vita, portando con sé il suo proprio destino; entra, portandosi dietro le sue leggi costitutive, le sue energie, le sue esigenze. Tutto ciò è lì: dato. Non afferriamo che ne era di noi, «prima» che fossimo. Non ci è possibile immaginare che «dietro» di noi stia un momento, nel quale confiniamo con il nulla. Ma è così. 1 Romano Guardini Persona e libertà Grazie a: http://www.culturacattolica.it/ |
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Il terremoto fa crollare "i muri" *** grazie a :Definitivo.it |
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Se manca l’umano *** Lettera scritta da un giovane di fronte al suicidio di un suo compagno di lotta «Anni fa pensavamo che la rivoluzione fosse lì dietro l'angolo ad attenderci cortese e sorridente. Si avanzava spediti verso lo "scontro decisivo". Ma molti "scontri decisivi" passavano e tutto pareva rimanere immutato. Quel piccolo ritardo, irrilevante sul calendario della storia, diventava la misura di un fallimento. In contrasto con questa "esasperante lentezza", la nostra vita, quella sì, correva veloce e senza intoppi: ti toglieva la giovinezza, ti spingeva ad un lavoro che non c'era o in ogni caso quasi sempre ad un lavoro schifoso... Egli è morto anche perché siamo stati "disumani" tutti noi, Roberto incluso, vittime di un certo modo di fare politica. Disumano è stato mandare allo sbaraglio i compagni davanti alle fabbriche; è stato il modo con cui si sono trattati i compagni "silenziosi" che non parlavano quasi mai alle riunioni, gli "stupidi" perché quando parlavano dicevano (male) due o tre volte cose che parevano banali; disumani sono stati i piccoli e grandi leaders depositari del sapere e del potere; disumani sono stati i rapporti ai cancelli con gli operai che per noi erano di volta in volta o fonti di notizie, o lettori dei nostri volantini, o persone a cui spiegare la rivoluzione. Quanti sono i compagni persi per strada, allontanati da questo modo di fare? Chi ricorda i loro volti, chi ha mai conosciuto la loro storia? Chi li ha aiutati a crescere politicamente,o ad ambientarsi in sede? Roberto è morto ed è sciocco e retorico dire ora frasi del tipo "lotteremo anche per lui", “lo avremo sempre al nostro fianco"; è cinico affermare che bisogna fare che Roberto non sia morto invano; significherebbe trovare a questa morte orrenda una giustificazione a posteriori. Ma tra i tanti motivi che ci spingono a modificare il nostro comportamento politico e personale, c'è anche il desiderio che nessun compagno sia costretto più ad andarsene cosi: c'è il desiderio che tra la nostra splendida teoria piena di futuri paesi delle meraviglie e la nostra "squallida" pratica quotidiana non si lasci più aperto un varco cosi grande dove un uomo possa perdersi. Ivrea, settembre 1977». (Da Care campagne, cari_compagni. Lettere a Lotta Continua, Coop. Giornale Lotta Continua, Roma 1977) |
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Evoluzione: Fatto o Credo? ***
Clicca per questo bellissimo video
grazie a: rapyna |
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Le circostanze ***
Per noi le circostanze non sono neutre, non sono Attraverso queste circostanze il Mistero ci vuole ridestare da questa anestesia, educarci alla consapevolezza di noi stessi, alla nostra verità, ci ridesta alla coscienza per cui siamo fatti, non ci lascia andare verso il niente senza preoccuparsi di noi, per una passione per la nostra vita che è il segno più potente della tenerezza di Dio per noi. Per chi ha ricevuto l’annuncio cristiano – «il Mistero si è incarnato in un uomo» – ogni circostanza è l’occasione in cui ciascuno mostra la sua posizione davanti a questo annuncio, a questo fatto poi scopriamo che nella realtà noi ci muoviamo secondo un’altra logica. Per questo, dal modo con cui noi affrontiamo le circostanze da cui siamo sfidati, noi affermiamo qual è la nostra appartenenza. Cioè, noi diciamo a noi stessi qual è la nostra cultura, che cosa e chi amiamo di più e abbiamo di più caro, nel modo in cui noi affrontiamo le circostanze. È davanti alle vere sfide del vivere che si pone in evidenza la consistenza di una posizione culturale,la sua capacità di reggere davanti a tutto, anche davanti al terremoto.
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Europa multietnica ***
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L'Europa fra qualche decennio ***
Un'analisi lucida e terribile quella di Giulio Meotti sul FOGLIO di oggi 10/06/2006. Ecco l'Europa come potrà essere fra qualche decennio. --- Stoccolma è tappezzata da una t-shirt di moda fra i giovani musulmani: 2030 – Poi prendiamo il controllo". Si guarda alla Svezia come in un caleidoscopio, in cerca del futuro dell’Europa, ruotando i tre specchi nel tubo. Quella Svezia che l’imam Adly Abu Hajar ha definito "il miglior stato islamico", dove ogni tre giorni si registra un attacco antisemita e si vive attaccati al respiratore della "folkhemmet", la mitologia del welfare che ha sostituito l’idea di patria dopo averla uccisa. Un mese fa la più grande organizzazione islamica ha chiesto leggi separate per i musulmani, l’impegno del governo a costruire una moschea in ogni città, paese, sobborgo e la presenza degli imam nelle scuole pubbliche. A Stoccolma, Göteborg e Malmö, prima città europea già a maggioranza islamica, le comunità ebraiche sono costrette a spendere un quarto del budget in misure di sicurezza. Due studentesse sono state espulse perché portavano la bandiera svedese legata allo zaino. Quel gesto, ha detto il preside, avrebbe offeso "i non svedesi". stesso avviene in Olanda e in Inghilterra, dove cresce l’ostilità alla croce rossa di San Giorgio. Definita "piena di sangue" dai musulmani, la bandiera è scomparsa da un gate di Heathrow, dai taxi di Blackpool e Cheltenham e dalla stazione dei pompieri di Barking. A Hyllie, vicino Malmö, in una scuola pubblica si insegna solo in arabo. Il ministro della Giustizia svedese, Göran Lambertz, di fronte alla violenza antisemita detto che l’incitamento alla "morte degli ebrei" fa parte del dibattito in medio oriente. Vicende sepolte in una cronaca glaciale come la Scandinavia e che disvela l’islamizzazione di una provincia lontana, austera, ma che riguarda molti altri stati europei… Autore: Giulio Meotti Titolo: «L'Europa che non alza la testa» |
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Ragionatore e ragionevole *** , La distinzione dei due aggettivi ragionatore e ragionevole basterebbe a indicarci la divergenza. "Ragionatore" è anche colui che fa uso errato della ragione, e che, o per una debolezza del pensiero, o per una falsa sottigliezza, o per vendicarsi di una smentita, o per mettere in scacco l'esperienza o l'evidenza, sostituisce alla verità, con il gioco del ragionamento, la parvenza della ragione. AI contrario "ragionevole" designa colui che sottomette la propria ragione all'esperienza, e in particolare chi, nell'ordine della condotta e della morale, non cerca tanto di costruire un sistema per giustificarsi, quanta piuttosto di trovare la misura della verità, proporzionata alla condizione umana. Si potrebbe dire che il ragionatore è colui che sottomette la ragione al suo desiderio; si può anche dire che nel ragionatore la ragione prende se stessa per fine: ama se più che non ami la verità alla quale pretende però di essere vincolata essenzialmente. E come se civettasse con se stessa. Nella persona ragionevole, invece, la ragione non si conosce, non ha coscienza di esercitarsi. É completamente presa dalla preoccupazione di rettificarsi: per questo nel "ragionatore" la ragione fa molto uso del ragionamento, mentre nel "ragionevole" il ragionamento è sottomesso a una specie di istinto di realtà che non può sempre fornire le proprie prove, dato che il ragionamento non interviene che come mezzo di esposizione e di controllo. Jean Guitton da:L’arte nuova di pensare ed.San Paolo |
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MEMENTO THEO ***
IL FOGLIO 29 ottobre 2005 Un anno fa in Olanda l'assassinio del regista Van Gogh. Storia del "porco infedele" trasformato in bacheca coranica “Tempi sciagurati quando dei pazzi fanno da guide a ciechi” (Re Lear, IV, 1). Avevano sognato di vivere nel miglior mondo possibile. Stavano solo dormendo. L’economia non era cresciuta tanto quanto negli ultimi vent’anni, il settantaquattro per cento della popolazione aveva un lavoro fisso, lo stato sociale era un letto caldo, la seconda generazione di immigrati stava facendo grandi passi in avanti. Tutte le tappe dell’agenda multiculturale erano state rispettate. I giovani marocchini parlavano un perfetto olandese, erano i figli benvoluti della patria di ugonotti, libertari, apostati, artisti, puttane e capitalisti corsari. Il “grosso grasso lurido maiale” la mattina del 2 novembre di un anno fa è diventato una bacheca coranica. La sua morte è stata la notte di San Bartolomeo della libertà europea. L’Olanda che conoscevamo non esisteva già più. Era stato il solo paese in cui Voltaire e l’ebreo apostata Spinoza riuscirono a pubblicare i loro scritti. Oggi uno dei suoi biglietti da visita più diffusi è simile a questo, indirizzato al leader della destra: Poche settimane prima di morire disse che “la polizia non ha interesse a difendere gli olandesi attaccati da una minoranza aggressiva. Sospetto che il nostro sindaco sia un incorreggibile cinico e un mercenario opportunista. Non c’è Atene senza Sparta o Roma senza i barbari. E’ possibile che l’occidente libero perda la guerra delle idee”. “Reazionario duro a morire”, come gli piaceva definirsi, Van Gogh era un funambolo dalla passione fanatica, un istrione eclettico con la vocazione da ventriloquo, un genio surrealista in t-shirt che ballava il tip tap sulle note del Corano. Anche se era più un pornografo con uno strepitoso senso dell’assedio, come per ogni oracolo la sua colpa doveva essere fabbricata in gran fretta per l’innocenza di chi si sentiva colpevole. La sinistra parlamentare e la grande stampa olandese lo dipinsero come un “insetto immondo, vile, crudele, egoista” (Dostoevskij, “I demoni”). Un noto settimanale italiano confinò la notizia della sua esecuzione nella sezione “spettacoli”. “Un poeta è il combinarsi di uno strumento e di un essere umano in un’unica persona”, scriveva Josif Brodskij su Marina Cvetaeva. Theo era un poeta del corpo, lo ostentava, si vestiva da imam, davanti ai burqa tirava fuori il perizoma. |
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L’amore *** Si deve intendere per amore quella tendenza che ci spinge a donarci a un altro diverso da noi, a godere della sua felicità e del suo bene, a immaginare, come dice Descartes, un « tutto di cui noi siamo soltanto una parte mentre la cosa amata ne e l'altra »? O si deve al contrario intendere, come si sarebbe portati a credere leggendo i romanzi d'appendice o vivendo in mezzo alla gente della strada, che amore sia l'inclinazione propria dell'istinto vitale? E, senza andare sul terreno del sesso, si deve chiamare amore quell'impulso che ci porta a godere degli esseri o, al contrario, quello che ci spinge a sacrificarci per essi? Gli antichi teologi avevano risposto a questo problema distinguendo due amori, e utilizzando quindi due parole: parole conosciutissime e che hanno finito per passare nell'u-so corrente. C'e anzitutto l'amore di concupiscenza, cioè l'amore che prende per fine il proprio interesse, che cerca il godimento più che la gioia; e quando si applica non a una cosa ma a una persona, non ama veramente l'altro, ma ama se stesso attraverso la relazione con l'altro. Questa deviazione dell'amore non e mai così percettibile come quando l'essere amato parla ai nostri sensi, e per questo la parola concupiscenza ha finito per designare di preferire l'appetito sregolato dei beni sensibili. Ma questa maniera di amare per se, può ritrovarsi in tutti i generi di attaccamento, e può alterare i più nobili affetti. Cosi, una madre può amare la figlia per le gioie che questa le procura, per la compagnia che le tiene, e perciò si opporrà ad ogni sua sistemazione. La concupiscenza si e insediata nell'amore materno e al posto suo. Un credente può amare Dio per se e non per Iddio, per godere egoisticamente del suo trionfo visibile, per averlo protettore nelle proprie imprese e vendicatore; e se questi beni vengono a mancare, per esempio in tempo di persecuzione o di desolazione interiore, allora cesserà di credere in Dio. Perche amava il bene proprio sotto il nome di Dio. Amare per benevolenza, diceva Leibniz, è godere della felicità altrui. E quindi fissare il proprio centro nella felicità. di un altro. L'amore, in questo senso, è generosità. É dono. Siamo sul cammino di quella che si chiama carità. Ma colui che si ama nel primo senso e di quell'amore detto amor proprio, può dire veramente che si ama? E qui il tragico della nostra condizione. L'impulso che ci induce ad appagare noi stessi, se fosse spinto al mondo, ci trascinerebbe alla rovina. , Jean Guitton da:L’arte nuova di pensare ed.San Paolo |